
Massimo Fiore
A ruota libera
United Colors of Derby “quando le rivalità si vestono degli stessi colori”
United Colors of Derby “quando le rivalità si vestono degli stessi colori”
Nel calcio italiano, dove il derby è spesso sinonimo di rivalità e identità contrapposte, esistono storie in cui i colori avversari si sono uniti sotto un’unica bandiera. Dalle sfide internazionali alle iniziative benefiche, le rappresentative miste hanno raccontato un’altra faccia del pallone: quella in cui la rivalità lascia spazio alla solidarietà e il senso di appartenenza supera i confini del tifo.
Torino: quando il derby lascia spazio alla solidarietà
Nel calcio italiano, le rivalità cittadine rappresentano una parte fondamentale della storia e dell’identità dei tifosi. Eppure, in diverse occasioni, squadre storicamente avversarie hanno messo da parte le divisioni per scendere in campo con una rappresentativa comune. È il caso di Torino, dove le prime esperienze documentate risalgono al 1909, quando calciatori di Juventus e Torino formarono una selezione per partecipare al torneo internazionale “Sir Thomas Lipton Trophy”. Nel corso dei decenni, la squadra mista torinese disputò numerose partite, affrontando avversari italiani e stranieri, spesso per finalità benefiche. Tra gli incontri più significativi figurano la vittoria per 4-1 contro il Real Madrid nel 1920 e quella per 5-1 contro una rappresentativa ungherese nel 1926. Il 31 maggio 1990, in occasione dell’inaugurazione dello Stadio delle Alpi, la selezione cittadina superò il Porto per 4-3. Anche in tempi recenti, queste iniziative hanno ritrovato spazio, legandosi a campagne di solidarietà e raccolta fondi.
Genova: rossoblù e blucerchiati uniti
Anche Genova ha conosciuto momenti in cui Genoa e Sampdoria hanno accantonato la rivalità per rappresentare insieme la città. Il 24 settembre 1969, una formazione composta da giocatori dei due club affrontò il Santos di Pelé allo stadio Luigi Ferraris. Per l’occasione, la squadra indossò una maglia rossa con pantaloncini bianchi e la croce di San Giorgio, simbolo cittadino. Un’altra iniziativa benefica, pensata per affrontare le conseguenze di una grave alluvione, avrebbe dovuto vedere a Marassi il Manchester City, ma non ci si accordò sulla disputa della partita. Recentemente, dopo il crollo del ponte Morandi nel 2018, la tragedia ha generato manifestazioni di cordoglio e solidarietà che hanno coinvolto l’intera comunità genovese, superando le consuete divisioni calcistiche.
Milano: una sola squadra oltre il confine del derby
Tra Milan e Inter si registrarono diverse occasioni di collaborazione sportiva, soprattutto tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento. Il 27 novembre 1949, per celebrare il cinquantesimo anniversario del Milan, una selezione congiunta affrontò l’Austria Vienna, indossando una divisa bianca attraversata da una fascia rossonerazzurra. Negli anni successivi, la squadra mista milanese disputò altre gare internazionali: nel 1965 batté il Chelsea per 2-1 in un incontro legato al trofeo dell’amicizia anglo-italiana, mentre nel 1969 superò il Lione per 7-1 nell’ambito delle iniziative per il gemellaggio tra le due città. Prima dei mondiali del 1982 Milan-Inter si associarono per disputare due incontri internazionali contro Perù e Polonia. Non mancarono gli appuntamenti solidali, come la partita contro il Bayern Monaco organizzata nei primi anni Ottanta per raccogliere fondi dopo il terremoto dell’Irpinia. Nel 1991, una selezione di calciatori milanesi partecipò inoltre a un incontro di calcio indoor contro la nazionale italiana di futsal, conclusosi sul 4-4 e organizzato a sostegno della ricerca contro il cancro.
Roma: dal contesto politico al messaggio contro la violenza
La storia delle rappresentative miste romane è particolarmente complessa, perché intreccia sport, propaganda politica, guerra e solidarietà. Nel 1928 una selezione cittadina composta da giocatori di Roma e Lazio affrontò i cecoslovacchi del Viktoria Žižkov, vincendo 4-2; seguirono altre partite contro formazioni straniere. Durante la Seconda guerra mondiale, in una capitale segnata dai bombardamenti, le iniziative calcistiche contribuirono a mantenere momenti di aggregazione, come la gara del 16 aprile 1944 tra “Assi” e “Giovani”, terminata 3-3. il 1° novembre del 1973, Roma e Lazio si unirono per sfidare il CSKA Mosca, squadra dell’esercito sovietico: cinquantamila spettatori, grandi attese: Roma di Kawasaky Rocca e la Lazio di Maestrelli lanciata verso lo scudetto. Scesero in campo con una maglia bianca attraversata da tre strisce verticali: rossa, blu e gialla, quasi a cercare un compromesso cromatico; la sconfitta per 0 a 1, firmata da Vitaly Kuznetzov, spense l’entusiasmo e lasciò in eredità il contrasto tra la scenografia politica e modestia agonistica. Un significato particolare assunse l’incontro del 18 novembre 1979, organizzato dopo la morte di Vincenzo Paparelli, tifoso laziale ucciso da un razzo prima del derby del 28 ottobre. Una squadra composta da calciatori di Roma e Lazio affrontò una rappresentativa del resto d’Italia allo stadio Olimpico, accompagnando la partita con un messaggio contro la violenza e con l’invito a lanciare fiori anziché oggetti pericolosi. Il risultato, una sconfitta per 2-1, passò in secondo piano rispetto al valore simbolico dell’iniziativa.
Le rappresentative miste non hanno cancellato le rivalità, ma hanno dimostrato come, in momenti particolari, il calcio possa diventare uno strumento di solidarietà e di appartenenza condivisa.
Il Campionato

Le Coppe

In Casa


















