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Intervista impossibile

Intervista impossibile

Gabriele Lucchini

29 Marzo 2026

Intervista impossibile


Da Omar (Sivori) a Kenan, tra sogno e realtà

Da Omar (Sivori) a Kenan, tra sogno e realtà

Il Sogno di Kenan: l'incontro tra il Dieci e l'Angelo. Ecco come l'intelligenza artificiale possa immaginare questo affascinante incontro

"Siediti, Kenan. Prendi un caffè, che la vita è già amara di suo," esordisce Omar, allungando le gambe sotto il tavolino. "Ti ho visto l'altra sera. Hai quel modo di puntare l'uomo che mi ricorda quando il calcio era ancora una questione di sentimento e non di algoritmi. Mi piaci perché sembri fregartene della noia."

Kenan sorride, timido. Non dice molto, ascolta.

"Vedi, ragazzo," continua Omar, facendosi serio, "tu oggi sei fortunato. Hai Spalletti. È un uomo che il calcio lo respira, uno che sa che la bellezza non è un errore, ma la soluzione. Uno che insegna, certo, ma che non spegne la luce. Dagli retta, perché lui sa come far girare la musica senza stonare."

Sívori fa una pausa, guarda fuori dalla vetrata verso la Galleria. Il pensiero va lontano.

"Il mio augurio, Kenan, è che tu non debba mai incontrare sulla tua strada un allenatore che cerchi di ingabbiare quello che hai dentro. Io ho avuto Heriberto Herrera. Lo chiamavano il 'Ginnasiarca'. Voleva che fossimo tutti soldatini, tutti uguali, tutti a correre dietro a un'idea grigia. Voleva chiudermi in uno schema, togliermi il dribbling per darmi l'ordine... Pensa, mi ha sostituito con Cinesinho, e ha pure vinto lo scudetto. Che smacco. Eppure, Kenan, devo dirti la verità: anche in quella sua Juve operaia rifulgeva un barlume di speranza. Era un raggio di sole intenso che provava a farsi strada nel grigiore del collettivo. C'era un onore nel loro faticare che non posso negare, anche se non era il mio mondo. Ma è stato solo un episodio, un'illusione, perché vedi Kenan, il talento non si ordina... il talento esplode."

"Spalletti è diverso. Lui ti guarda e vede il giocatore che puoi diventare, non un semplice buco da riempire in campo. Tienitelo stretto questo maestro, perché è uno dei pochi che sa ancora che il calcio è un gioco, non un ufficio postale."

Poi, con un cenno del capo, Omar si alza.

"Vai ora. Torna in campo. E ogni volta che salti l'uomo, pensa che c'è un Angelo lassù che sorride quando vede un tunnel fatto bene. Gioca per lui, gioca per te. E non lasciarti mai mettere in gabbia da nessuno."

Omar si dissolve... squilla il cellulare... Kenan realizza che è stato solo un sogno. Illusorio, ma bellissimo. Perché forse vale la pena vivere anche solo per un’evanescente visione, che non catturi con le mani, ma che ti puoi portare per sempre nel cuore.

*Questo articolo è stato realizzato da un'idea di Gabriele Lucchini e il supporto di Claude AI di Antrophic