
Carlo Bianchi
Editoriale
1000 secondi con Aristide Guarneri
1000 secondi con Aristide Guarneri
E’ la volta del grande Aristide Guarneri, uno dei pochi rimasti, ahimè, di quella grande Inter di Helenio Herrera assieme a Bedin, Cappellini e Domenghini. La filastrocca recitava Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin/Tagnin (mettiamoci anche Zaglio), Guarneri, .......... questo è il ricordo dello stopper gentiluomo come molti lo identificavano.
Mai espulso e probabilmente neppure ammonito quando gli arbitri non avevano bisogno di mostrare cartellini colorati ma bastava loro uno sguardo per richiamare all’ordine i giocatori. Aristide ricorda i ritiri di San Pellegrino con il mago Herrera che faceva tutto lui, non aveva un secondo e chiaramente non si avvaleva di uno staff tecnico composto da persone con differenti e svariati ruoli. HH alla fine dell’allenamento andava dai portieri per allenarli lui stesso oltre che far vedere ai propri giocatori il pallone fin dall’inizio del ritiro estivo rivoluzionando così i concetti fin lì applicati dalla maggioranza.
Le relazioni personali fra compagni erano differenti, alcuni vivevano nello stesso appartamento, cenavano fuori ma la sera per poi ritirararsi in buon ordine senza frequentare locali alla moda destinati solo a qualche testa calda. Svelato il mistero di quella fascia bianca che si vedeva sopra i pantaloncini (la stessa di Jair). Non era affatto un vezzo ma una necessità per tenere ben aderente la maglietta e non permettere così agli avversari di aggrapparsi ad essa.
Ricordiamo che Guarneri partecipò alla negativa spedizione mondiale del 1966 riscattandosi due anni dopo vincendo a Roma contro la Jugoslavia l’Europeo. Ventuno sono state le sue presenze in Nazionale ed un solo gol messo a segno ma a quel grande atleta sovietico dal nome di Lev Yashin (unico portiere a vincere il Pallone d’Oro) in un’amichevole a San Siro che gli azzurri vinsero per 1-0 contro l’URSS che li aveva sconfitti pochi mesi prima in quel di Sunderland. Venendo poi alla stretta attualità Aristide mostra fiducia sulle sorti azzurre valutando positivamente il lavoro di mister Mancini, obbligato com’è a cercare nella povertà del calcio italiano gli interpreti più adatti. Termina qui l'intervista con uno dei pochi eroi rimasti di quella grande Inter che fece innamorare almeno un paio di generazioni. Calcio d'altri tempi, probabilmente sì.
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