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Editoriale

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Carlo Bianchi

22 Ottobre 2026

Editoriale


Non di solo calcio si nutre ogni vero sportivo

Non di solo calcio si nutre ogni vero sportivo

Un pomeriggio davvero speciale con l’icona Gianni De Magistris, il Gigi Riva della pallanuoto come lo definirono. Con lui abbiamo ripassato la sua carriera fin dagli inizi quando ancora adolescente vinse i 1.500 metri stile libero ai Campionati Italiani. 

Gli inizi

Fu grazie ai suoi genitori che all’età di cinque anni lo iscrissero ad una piscina di Firenze che ora non c’è più, anche se il suo vero bacino fu l’Arno quando approdò alla Rari Nantes Firenze. Lui che era considerato un prodigio del nuoto fiorentino andò in crisi visto che arrivava sempre ultimo in tutte le competizioni. La tenacia dei propri genitori gli consentì di continuare pur cambiando disciplina. Con la pallanuoto invece si riscattò eccome, iniziò appena lasciato il nuoto debuttando in serie A a quattordici anni e dai sedici stabilmente in prima squadra. Gli viene da sorridere quando sente dire nel mondo pallonaro che a vent’anni un giocatore è ancora troppo giovane per esordire. E’ stato il primo pallanuotista ad averpartecipato a ben cinque Olimpiadi. 

Il bel periodo

Gli anni clou della sua consacrazione anche per titoli vinti sono stati quelli della seconda metà degli anni settanta. Parlando sempre di uno sport di squadra molte volte puoi essere bravo ma non raccogliere i frutti sperati. Rimangono però i piacevoli ricordi quando poco più che diciassettenne partecipai a Messico ’68, come primo degli esclusi ma venni quasi subito inserito in prima squadra dopo una partita d’allenamento alla presenza di ben diecimila spettatori acclamanti. Quell’Olimpiade rimane il rimpianto sportivo più forte poichè eravamo una grande squadra. Battemmo una fortissima Jugoslavia meritando di vincere l’oro. Monaco ‘72 fu l’Olimpiade di Mark Spitz e ci si ricorda di quei tempi grazie al vero spirito olimpico che animava l'intero villaggio in un’atmosfera davvero speciale. I grandi atleti vivevano e godevanodi quella alchimia.Nel Mondiale di Cali del ‘75 arrivò la medaglia di bronzo con una squadra rinnovata, successo che ci diede la convinzione di esserci presentandoci con la giusta consapevolezza a Montreal ’76. In Canada fummo derubati dell’oro, eravamo nel girone finale a sei, perdemmo contro l’Ungheria, io giocai metà partita perché fui espulso sul 4-3 per noi per poi perdere 6-5. L’arbitraggio fu scandaloso contro i furbi magiari. A Berlino ‘78 ci arbitrò in finale lo stesso ma lì fu vittoria Mondiale. Nel frattempo in Svezia a Jönköping nel ’77 conquistammo il bronzo agli Europei. 

Le due ultime Olimpiadi

Si giunge infine a Mosca ‘80 e Los Angeles ‘84, furono Olimpiadi zoppe per il boicottaggio prima degli Stati Uniti e poi dei paesi dell’Est, due manifestazioni tristi, però come pallanuoto avremmo potuto far meglio. A Malibu nel 1983 arrivò un bronzo nella Coppa del Mondo, praticamente un torneo preolimpico. Dalleceneri del famoso Settebello arrivammo con una squadra rinnovata per un ricambio generazionale dal quale ci si aspettava molto di più. Passiamo ai ricordi delle sfide italiane dove, sembra impossibile, come il fattore campo incida notevolmente sulle prestazioni, parliamo di piscine “calde” come quella di Civitavecchia per non parlare delle liguri, nostre acerrime rivali.

Viola-azzurro

Come non posare lo sguardosulla sua Fiorentina? Una squadra costruita male che ahimé non è squadra. Come non accennare poi alla paradossale a dir poco la situazione FIGC/CONI? In quest’ultimo caso ci abbiamomesso come buoni italiani del nostro. Un semplice sorriso per quello che è successo, la furbizia e l’astuziasono grandi dotima che se diventano cronicherimangono solo stucchevoli. Una dote bisogna saperla sfruttare ma senza esagerare.  

Il tempo è stato come al solito tiranno, ci sarebbero voluti 100.000 secondi e forse non sarebbero bastati per affrontare tutti gliargomenti. Grazie Gianni!