
Giuseppe Failla
08 Maggio 2026
Partita doppia
La Premier League si prepara a uno tsunami di spese pazze
La Premier League si prepara a uno tsunami di spese pazze
SCR è l’acronimo che potrà portare una nuova rivoluzione destinata a terremotare nuovamente gli equilibri del calcio europeo, una rivoluzione che potrebbe allargare la differenza, oggi già assai marcata, fra la capacità di spesa delle squadre della Premier League e il resto dei team europei.
Succede che la Premier League ha appena approvato delle nuove regole finanziarie che destano non poca apprensione nella Uefa. Di queste fa parte lo Squad Cost Ratio (SCR appunto) che i club inglesi adotteranno a partire dalla prossima stagione. Questo sistema consentirà alle società della massima divisione di destinare fino all'85% dei ricavi ai costi della rosa, che comprendono stipendi e trasferimenti dei giocatori. Una percentuale che, in presenza di determinate circostanze, potrà arrivare fino al 115%. Una percentuale sideralmente distante al limite fissato dalla Uefa per le squadre impegnate nelle competizioni europee fissato al 70% dei ricavi. Un limite che le squadre italiane già conoscono perfettamente, da quando sono sottoposte al rispetto dell’indice del costo del lavoro allargato, un indice di sostenibilità finanziaria definito dalla Figc, che misura il rapporto tra i costi del personale/ammortamenti e i ricavi. Dal 2026, la soglia massima è fissata a 0,7 (o 70% dei ricavi).
Il rischio, chiaramente, è quello di una ulteriore divaricazione e della capacità di spesa delle squadre inglesi rispetto al resto d’Europa. I club della Premier League che non partecipano a tornei continentali si troverebbero a disporre di un margine di spesa nettamente superiore rispetto alle rivali europee, rafforzando ulteriormente il potere economico del campionato inglese.
Succede che la Premier League ha appena approvato delle nuove regole finanziarie che destano non poca apprensione nella Uefa. Di queste fa parte lo Squad Cost Ratio (SCR appunto) che i club inglesi adotteranno a partire dalla prossima stagione. Questo sistema consentirà alle società della massima divisione di destinare fino all'85% dei ricavi ai costi della rosa, che comprendono stipendi e trasferimenti dei giocatori. Una percentuale che, in presenza di determinate circostanze, potrà arrivare fino al 115%. Una percentuale sideralmente distante al limite fissato dalla Uefa per le squadre impegnate nelle competizioni europee fissato al 70% dei ricavi. Un limite che le squadre italiane già conoscono perfettamente, da quando sono sottoposte al rispetto dell’indice del costo del lavoro allargato, un indice di sostenibilità finanziaria definito dalla Figc, che misura il rapporto tra i costi del personale/ammortamenti e i ricavi. Dal 2026, la soglia massima è fissata a 0,7 (o 70% dei ricavi).
Il rischio, chiaramente, è quello di una ulteriore divaricazione e della capacità di spesa delle squadre inglesi rispetto al resto d’Europa. I club della Premier League che non partecipano a tornei continentali si troverebbero a disporre di un margine di spesa nettamente superiore rispetto alle rivali europee, rafforzando ulteriormente il potere economico del campionato inglese.
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