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Giancarlo Rizzoglio

14 Settembre 2026

In Casa Genoa


14 settembre 2026
De Rossi fissa l’obiettivo: ottavi di Coppa Italia

Già in sala stampa al termine della partita contro il Frosinone, il tecnico del Genoa Daniele De Rossi era stato chiaro: “martedì saremo di nuovo qui a Marassi per affrontare il Sudtirol. Cercheremo di fare una partita seria e passare assolutamente il turno”.

La Coppa Italia ha infatti in programma domani alle ore 18 allo stadio Luigi Ferraris l’incontro a eliminazione diretta tra rossoblù e altoatesini, che darà il lasciapassare per una sfida affascinante, ossia gli ottavi di finale della competizione allo stadio Meazza contro i campioni d’Italia dell’Inter.

Il Sudtirol Alto Adige occupa al momento il terzo posto nella classifica di serie B ed è reduce da un ottimo pareggio casalingo contro il quotato Modena, che ha raggiunto l’1-1 solo a due minuti dalla fine.

Il tecnico biancorosso Possanzini si dichiara molto soddisfatto dei suoi ragazzi, intenzionati ad andare a Genova con la forza della spensieratezza, cercando di mettere in difficoltà i più quotati avversari.

Il tecnico rossoblù valuta diverse novità

Causa l’indisponibilità del campo di allenamento “Signorini” di Pegli, il Genoa si sta allenando al centro sportivo di Novarello, analizzando ciò che non ha perfettamente funzionato nel corso di quest’inizio di campionato.

Sotto osservazione, tutte le varianti tattiche in grado di dare alla manovra rossoblù maggiori possibilità offensive, in modo da arrivare più spesso al tiro in porta.

Si parla di un possibile impiego fin dall’inizio di Meichtry o Wiafe, finora utilizzati a basso minutaggio, ma anche El Shaarawy potrebbe trovare più spazio o addirittura essere impiegato dal primo minuto.

Possibile anche l’utilizzo di quegli esterni che non hanno ancora trovato spazio negli schemi di De Rossi in campionato e arrivati in rossoblù dal mercato estivo con molte aspettative, ossia Drameh, Mitaj e Puczka.

Anche Vasquez potrebbe trovare spazio nella formazione titolare, in quanto squalificato per la prossima giornata di campionato a Parma.

Previste tariffe ridotte per gli abbonati

In occasione della partita, la società rossoblù ha previsto prezzi agevolati dedicati ai propri abbonati e titolari DNA Genoa, che potranno acquistare il biglietto presso i consueti canali ufficiali.

13 settembre 2026
Genoa: un punto per ripartire

Diciamo la verità: forse il brillante Frosinone di ieri era tra gli avversari meno indicati per rilanciare un Genoa ancora alla ricerca del pieno recupero dei tanti, importantissimi nuovi arrivati e di un modulo di gioco adatto a farli rendere al meglio.

I pochi passi avanti mostrati dai rossoblù sono infatti da registrare principalmente alla voce determinazione e lotta agonistica, che però da sola non basta per avere ragione dei ciociari, squadra ricca di automatismi e in continua crescita dal punto di vista tecnico e della personalità, sotto la sapiente guida di Alvini.

Del resto, era apparso chiaro fin dall’inizio che in campo ci sarebbe stato lo stesso Genoa di inizio campionato.

Confermata la difesa a tre su Vasquez, Ostigard e Marcandalli con il lavoro di interdizione di Frendrup, Sow era incaricato di prendere le redini del centrocampo cercando di ispirare la coppia d’attacco Colombo-Osmajic, gli inserimenti di Baldanzi sulla tre quarti mentre sulla fascia sinistra De Rossi schierava ancora Ellertsson.

Unica novità di giornata, l’impiego nella formazione iniziale di Ehizibue come esterno destro.

Insomma, il solito 3-5-2 che si opponeva ad un Frosinone disposto con il solo Raimondo nel ruolo di punta pura, però supportato da un centrocampo dinamico e veloce, propizio ai continui inserimenti in attacco e organizzato sull’incisività di Kvernadze, la fantasia di Schmid, le incursioni di Ghedjemis e Calò nonché sul prezioso lavoro di cerniera e costruzione di Masini, posizionato davanti ad una difesa a quattro schierata con Bracaglia, Cittadini, Calvani e Oyono.

Il primo tempo sornione dei ciociari

Rispetto alle prime partite, in effetti il Genoa cercava maggiore verticalità nell’azione.

Quel gol annullato al 6° a Baldanzi per un impercettibile tocco di Osmajic in posizione di outside scaturiva da un affondo di Ellertsson sulla sinistra e sembrava preludere ad un pomeriggio felice per i rossoblù, ma il Frosinone rimaneva compatto, non aspettando altro che l’occasione giusta per colpire.

Ciò avveniva al 13° quando Schmid imbeccava Kvernadze, vera spina nel fianco del Genoa, lanciandolo in una difesa rossoblù nell’occasione mal disposta in campo.

Marcandalli interveniva troppo “leggero” su Kvernadze, il quale eludeva l’avversario, entrava in area e batteva imparabilmente Bjilow.

Sullo svantaggio il Genoa reagiva dal punto di vista nervoso, mostrando però sempre le stesse difficoltà nel creare spazi, superiorità numerica e finalizzazione del gioco.

Emblematiche le occasioni mancate da Sow con un tiro appena sopra la traversa (19°) e soprattutto quella clamorosa di Baldanzi, liberato al 21° davanti a Palmesani da un tocco di Colombo, ma che si vedeva il tiro deviato dal portiere frusinate.

Proprio sul finire del primo tempo ancora Baldanzi tirava in porta, ma in piena area Cittadini deviava con il braccio aperto: veementi proteste rossoblù, Rapuano non interveniva ma il redivivo Var lo invitava al monitor: primo rigore della stagione in serie A.

Tuttavia, Colombo sprecava malamente, spiazzando il portiere ma mandando rasoterra il pallone fuori sulla sua sinistra.

Per il Genoa è un’autentica mazzata.

Messias regala maggiore imprevedibilità

Nella ripresa De Rossi mandava subito in campo Messias al posto di Baldanzi e la manovra rossoblù acquisiva maggiore imprevedibilità.

Non è un caso se proprio dal brasiliano partiva l’azione che procurava il calcio d’angolo (49°) su cui Vasquez batte al volo in area agguantando il pareggio.

Passano dieci minuti quando De Rossi decideva di mandare in campo l’atteso El Shaarawy, in mezzo ad un tributo di applausi dei tifosi, ma il “Faraone” rilevava Ehizibue mettendosi largo sulla sinistra e non nella trequarti campo, posizione più propizia alle sue proverbiali giocate.

Tuttavia, l’ex romanista tirava fuori dal cilindro spunti interessanti, servendo al 68° sulla sinistra Vasquez, il cui traversone in area veniva respinto da Calvani a pochi metri dalla linea di porta.

Dopodiché, saliva in cattedra il Frosinone, supportato dagli ingressi in campo di Hasa, Fini e Bobcek.

Complice anche l’ingenua espulsione di Vasquez all’86°, l’ultimo quarto d’ora è tutto frusinate: Bjilow sale sugli scudi all’80° respingendo un tiro di Calaiò, al 91° togliendo dalla linea di porta una conclusione di Raimondo e al 93° bloccando in due tempi un tiro pericoloso di Hasa.

È ancora troppo poco

Se alla fine il pareggio viene accettato, in casa rossoblù si è consapevoli che c’è ancora tantissimo lavoro da fare.

Non si sente solo il bisogno di recuperare i nuovi giocatori, ma anche di dare loro una collocazione idonea in campo, per farli rendere al meglio.

Si avverte la necessità di trovare nuove soluzioni, sia in fase offensiva e sia nell’impostazione del gioco, dove appare evidente il mancato arrivo di un centrocampista di regia.

Invece, l’abbondanza di esterni costringerà De Rossi a fare scelte precise sulle fasce, che potranno verosimilmente influenzare con il tempo anche la scelta del modulo di gioco.

Ora tutti in partenza per un mini-ritiro, poiché martedì già incombe la Coppa Italia a Marassi contro il Sud Tirol.

12 settembre 2026
De Rossi: “non è giusto dire che il Genoa ha poca qualità”

In una partita rimasta fino all’ultimo aperta a qualsiasi risultato, il pareggio alla fine è parso ben accetto dal tecnico rossoblù, che tuttavia ha respinto l’osservazione secondo cui, specie nel primo tempo, la squadra abbia giocato con poca qualità.

“Non mi sembra giusto dire che il Genoa ha poca qualità – dice De Rossi -. La squadra ha fatto la sua partita e secondo me nel primo ha creato occasioni, potendo andare in vantaggio. Abbiamo preparato una partita molto verticale, conoscendo le loro caratteristiche di aggressività sull’uomo. Non abbiamo visto il solito gioco che a volte abbiamo fatto, proprio perché siamo andati molto in verticale e davanti siamo stati bravi a tenere palla. Gli episodi non ci sono girati a favore, ma comunque la partita di oggi fa parte di un percorso, dell'inserimento di alcuni giocatori e di un momento in base al quale dobbiamo lavorare. Però dire che i giocatori non hanno personalità o che la squadra non ha una personalità è poi la stessa cosa e mi sembra un po' ingeneroso. La squadra dà la sensazione più che altro di avere dei buoni giocatori, ma non che abbia ancora quell'identità che forse c’è già nella testa. Allora questo è un altro discorso e ve lo lascio dire perché magari dipende da me. Secondo me, oggi abbiamo trovato un avversario contro il quale, se avessimo giocato come al solito, ci avrebbe creato problemi, recuperando tanti palloni. Siamo aperti alle critiche, però, secondo me, noi abbiamo un'identità ben precisa che crescerà in base alla conoscenza dei giocatori, all'entrata in condizioni di altri giocatori arrivati da poco e che sappiamo avere dei minutaggi molto ristretti. Oggi secondo me abbiamo fatto una partita seria contro un avversario che sta dando fastidio a tantissime squadre che è un grande momento di forma. Il Frosinone ha dei giocatori che oggi stanno facendo prestazioni importanti”.

L’impiego di Messias

Con l’ingresso di Messias all’inizio della ripresa si è visto un Genoa più spigliato e pericoloso, e quindi si chiede al tecnico se non sia il caso di impiegare il brasiliano fin dal primo minuto.

“Per quanto riguarda Messias dall'inizio, il discorso è sempre lo stesso – dice il tecnico rossoblù -. L’anno scorso l'abbiamo fatto giocare all'inizio quando proprio non potevamo farne meno, ma se posso lo tengo in panchina per l'ultima mezz'ora nel secondo tempo. Lui sta meglio, ma il suo fisico a volte, quando l’abbiamo stimolato troppo dal punto di vista del minutaggio, ne ha risentito”.

In vista del turno di Coppa Italia, il Genoa si ritira per qualche giorno

“Saremmo andati in ritiro anche se avessimo vinto perché abbiamo bisogno di rifare i campi di allenamento – dice De Rossi -. Ringrazio il presidente che li ha rifatti ancora una volta. È un'altra cosa che ci farà molto bene, cioè quella di ritornare ad allenarsi su un campo buono. Ci farà anche bene stare insieme, ma fra un paio di giorni saremo di nuovo qui. Non ho dubbi, questa squadra si salverà, anche se capisco che questi momenti non fanno piacere a nessuno. Vogliamo dare gioia ai nostri tifosi e darcene anche da noi”.

11 settembre 2026
De Rossi: “Siamo a zero punti. Non è piacevole e non fa bene”

Ieri Daniele De Rossi ha tenuto la consueta conferenza stampa prima della partita, che vedrà il Genoa impegnato sabato a Marassi contro il Frosinone.

Il tecnico rossoblù ha parlato francamente dopo le prime tre giornate di campionato.

“Siamo a zero punti e, a prescindere dal calendario avuto, non è piacevole e non fa bene – ha detto De Rossi -. Dobbiamo muoverci noi ma muovere anche la classifica, soprattutto davanti ai nostri tifosi. Sappiamo che sabato avremo una partita difficile, perché incontreremo una squadra che sa giocare al calcio e ottiene ottimi risultati, ora anche in serie A. Quindi, avremo il massimo rispetto per il Frosinone”.

L’analisi dell’allenatore approfondisce la presunta mancanza di qualità che avrebbe dimostrato la squadra nel corso di quest’inizio del campionato.

“Dire che nella nostra squadra c’è mancanza di qualità è per me ingeneroso. Molti giocatori sono gli stessi dello scorso anno anche se El Shaarawy e Traorè saranno pedine molto importanti per noi. Lo scorso anno credo avessimo maggiore facilità di arrivare al tiro e forse ora abbiamo tolto un pochino di gol. Quindi, dobbiamo lavorare attraverso altre trame e altre individualità, rispetto a quelle che avevamo immaginato ad aprile e maggio quando prendemmo nota in una bozza come avrebbe dovuto essere la squadra in questa stagione. Non credo che questa sia una squadra debole e anzi penso che alla lunga uscirà fuori, magari facendo anche più punti dello scorso anno”.

El Shaarawy, Traoré, Meichtry e Wiafe in attesa dell’inserimento in squadra

Si è tanto parlato del recupero dei nuovi arrivati per dare una svolta al gioco della squadra e De Rossi ha subito toccato l’argomento.

“Non vedo l’ora di far giocare El Shaarawy, Traoré, Meichtry o Wiafe, ma dobbiamo cercare il momento in cui metterli, il momento giusto per loro in cui passano dare il massimo del sostegno alla squadra. Comunque, Wiafe e Meichtry hanno già giocato quasi sempre bene e secondo me saranno sempre di più della partita nel prossimo futuro”.

De Rossi e il popolo rossoblù: l’amore è ormai sbocciato

Il tecnico ha poi voluto parlare dell’incredibile manifestazione d’affetto dei tifosi in occasione del 133° anniversario della fondazione del Genoa, tenutosi lunedì scorso nel borgo cittadino di Boccadasse e al quale lui stesso, insieme ad altri giocatori, ha partecipato.

“Ci tengo a ringraziare di nuovo per quella dimostrazione di affetto. È vero che siamo solo all’inizio del campionato, ma zero punti danno fastidio un po’ a tutti quanti. La dimostrazione di affetto è stata forte, anche perché non era rilevante la classifica o quanti punti avessimo, ma l’amore nei confronti del Genoa. Che non ci sia stato spazio per polemiche, rimbrotti o rimproveri mi ha fatto tanto piacere. Mi hanno detto che gli altri anni a volte sono andati con il pullman di tutta la squadra e mi è dispiaciuto, perché quell’affetto non lo puoi trasmettere, lo devi vedere con i tuoi occhi, lo devi vivere sulla tua pelle e per me vale molto di più di una serie di allenamenti o di quattro ore di video in cui spiego quanto i tifosi sono bravi, carini e simpatici con noi. Quello che abbiamo visto in campo finita la partita con il Como è secondo me una dimostrazione forte, ma l’altra sera è stato per me qualcosa di speciale. Questa è una piazza unica, lo dico sempre, fare pochi punti mi disturba molto di più proprio per questo. Questa è una piazza che meriterebbe tante gioie in più”.

10 settembre 2026
Il giovane Frosinone sfida a Marassi lo storico Grifone

È un confronto relativamente recente quello che vede l’undici ciociaro contro il club più antico d’Italia, ma non per questo meno entusiasmante.

Dopo una lunga storia relegata nelle categorie inferiori, tra scioglimenti e rifondazioni, la squadra calcistica della Valle Latina viene ricostituita nel 1963 dal presidente Cristofari, che annuncia la nascita dello Sporting Club Frosinone.

Dal 1966 il Frosinone naviga tra la serie D e la serie C, fino a quando nel 1990, dopo aver mancato per un soffio la promozione in serie C1, deve affrontare un nuovo fallimento.

Ancora una volta rifondati, i ciociari disputano per tre stagioni il C.N.D, poi la serie C2 e, infine, sotto la presidenza di Maurizio Stirpe, conquistano la Serie C1 per poi iniziare la storica scalata alla serie B, raggiunta nel 2006 e nella quale ottengono un’onorevole salvezza, in una “super” cadetteria a cui partecipano anche Juventus, Napoli, Genoa e Bologna.

Retrocesso nuovamente in Lega Pro Prima divisione nel 2011, il club ciociaro compie addirittura un doppio salto, approdando nel 2015, per la prima volta nella sua storia, in serie A.

Uno dei pericoli per il Genoa: Antonio Raimondo

La partita in programma sabato alle ore 15 allo stadio Luigi Ferraris vede per i rossoblù, ancora fermi a zero punti in classifica, molte insidie.

Il Frosinone di Massimiliano Alvini è squadra sbarazzina, agile e coraggiosa al punto giusto, tanto da conquistare ben sei punti nelle prime tre giornate.

Al netto della sconfitta interna contro la Juventus alla prima giornata, dove avrebbero potuto avere miglior fortuna, i ciociari hanno nettamente messo sotto la Fiorentina all’Artemio Franchi (0-3) per poi avere ragione del Venezia al Benito Stirpe (3-2), con il gol decisivo di Kvernadze all’83°.

Nelle ultime due gare è però salito sugli scudi il ventiduenne centravanti Antonio Raimondo, autore di una doppietta sia nell’una e sia nell’altra partita nel corso delle quali ha messo in mostra le doti dell’attaccante moderno, mettendosi al servizio della squadra ma mostrando anche uno spiccato fiuto in zona gol.

Tuttavia, Raimondo non è l’unico punto di forza dei ciociari, che vedono la possibilità di creare spazi in attacco impostando l’azione anche dalle fasce.

Lo stesso Giorgi Kvernadze è un esterno rapido in grado di creare superiorità numerica, mentre la fisicità e la corsa del terzino sinistro Gabriele Bracaglia, abile anche sui calci piazzati, costituiscono un’arma in più nelle soluzioni offensive.

Nondimeno, il Genoa dovrà fare molta attenzione anche allo svizzero Dominik Schmid, impiegato dal tecnico Alvini come cuscinetto tra il centrocampo e l’attacco per concludere direttamente in porta o favorire gli inserimenti dei compagni.

Il Genoa è ancora un cantiere aperto

Mentre il Frosinone è una squadra con una precisa identità, i rossoblù sono invece alla ricerca di una loro fisionomia.

Il fatto di non aver potuto schierare gran parte dei nuovi acquisti ha certamente condizionato, in queste prime tre partite, le prestazioni della squadra, che ora guarda anzitutto al completo recupero di Stephan El Shaarawy ed Hamed Traorè.

Dando per probabile la conferma della coppia d’attacco Colombo-Osmajic, sia il “Faraone” e sia l’attaccante ivoriano potrebbero trovare spazio almeno durante il match, creando molta aspettativa sulla posizione in campo che andrebbero ad occupare: se cioè di spalla ad una delle due punte, oppure dietro ai due attaccanti o magari sugli esterni, dove tra l’altro sono attesi anche i recuperi di Kingsley Ehizibue e Cody Drameh, già distintosi negli allenamenti per le sue caratteristiche di rapidità e corsa.

Sempre alle prese con il lavoro differenziato Elias Havel, per il quale calano le possibilità di vederlo in campo sabato a Marassi.

Se da una parte si avverte la mancanza di un vero centrocampista di regia (Sow e Amorim sono gli unici in grado di interpretare il ruolo, sebbene non ne abbiano le specifiche caratteristiche), dall’altra scalpita Franz Meichtry, ancora alla ricerca di un utilizzo fin dal primo minuto dopo gli interessanti subentri nelle ultime partite.

Anche la classe di Junior Messias si candida ad un inserimento nella formazione iniziale, completando la serie dei giocatori che potrebbero cambiare radicalmente il volto del Genoa, sia nelle prestazioni individuali e sia nel modulo di gioco.

A Daniele De Rossi il compito di modellare la nuova fisionomia della squadra rossoblù.

08 settembre 2026
Grande attesa per i nuovi arrivati

C’è molta aspettativa nell’ambiente rossoblù di vedere all’opera i nuovi acquisti del calcio mercato.

Le tre sconfitte consecutive in campionato e i problemi emersi in fase di finalizzazione, rendono necessario lo studio di schemi alternativi, che possano offrire alla squadra maggiore imprevedibilità in attacco.

In queste prime tre giornate, tra gli ultimi arrivati soltanto Sow ed Osmajic sono stati impiegati, contro il Como, fin dal primo minuto, mentre Meichtry ed Ehizibue hanno invece trovato spazio partendo dalla panchina.

Se a ciò si aggiunge il momento di forma non ottimale di Vitinha e l’impiego di Messias solo a gara in corso, è comprensibile come il Genoa fatichi a trovare sbocchi offensivi, nonostante abbia dimostrato, contro Napoli e Lazio, ordine tattico in fase di interdizione e buona disposizione in campo.

Il recupero dei nuovi giocatori

Inutile dire che i due giocatori maggiormente attesi sono Hamed Traorè e Stephan El Shaarawy.

L’attaccante ivoriano è ormai sulla strada del pieno recupero dall’infortunio muscolare all’adduttore, che lo ha afflitto in questi mesi.

Opportunamente, Daniele De Rossi non ne ha affrettato il rientro, ma sabato contro il Frosinone a Marassi sembra possibile l’impiego dell’ex attaccante dell’Olympique Marsiglia, almeno durante la gara.

Eventuale utilizzo partendo dalla panchina anche per il “Faraone”, sebbene dovuto a motivi diversi.

L’ex romanista, in questi mesi rimasto tra gli svincolati, si è allenato senza squadra ma facendosi trovare in ottime condizioni fisiche nei primi test sostenuti con De Rossi.

Se il finale della gara contro il Como non fosse stato ormai compromesso, El Shaarawy avrebbe probabilmente già salutato il suo pubblico, ma contro i ciociari è possibile sugellare il suo ritorno con la casacca rossoblù soprattutto se la partita richiedesse l’impiego di un giocatore della sua classe e delle sue caratteristiche.

Senza dimenticare lo scalpitante (e interessantissimo) Samuel Wiafe, a tentare il recupero dopo una contrattura (senza lesioni) è anche Elias Havel.

Giocatore veloce e abile ad attaccare gli spazi nelle difese avversarie, l’attaccante austriaco ha caratteristiche diverse dalle punte centrali Lorenzo Colombo e Milutin Osmajic, potendo così fare coppia con uno o l’altro.

Possibile variazione del modulo

C’è inoltre molta curiosità anche nell’utilizzo dei nuovi esterni.

Kingsley Ehizibue è entrato in campo a partita in corso contro il Como, dopo appena due giorni dal suo arrivo da svincolato e dunque non ancora in grado di offrire il meglio delle sue caratteristiche.

Fisicamente strutturato e dotato di buona corsa, l’ex Udinese può dare molto alla squadra, sia partendo come quinto di centrocampo o in linea con la difesa.

Invece, arrivato dall’Hull City, dopo un esordio in Premier League e diverse presenze in Championship, Cody Drameh si distingue negli allenamenti come un esterno rapido e di grande gamba, in grado di dare notevole spinta sulla fascia e creare nuove opportunità per la squadra.

Ecco che man mano Daniele De Rossi può cambiare volto al Genoa, così come era stato pensato nel mercato estivo.

Il 3-5-2 visto finora, può tramutarsi in un 3-4-2-1, con una punta centrale alle cui spalle operano due trequartisti a fare da cuscinetto con il centrocampo; oppure, nelle successive partite di campionato, potrebbe prospettarsi la possibilità di adottare un 4-3-3, cambiando completamente l’impostazione della squadra.

Dunque, per De Rossi si prepara il tempo delle scelte.

07 settembre 2026
133 anni e non dimostrarli: buon compleanno, Genoa!

Chissà se la sera del 7 settembre 1893, presumibilmente intorno alle ore 21, quella trentina di lavoratori d’Oltremanica era consapevole di dar vita al club di football più antico d’Italia, ad una delle passioni sportive più profonde e coinvolgenti del nostro Paese nonché ad un modo di vivere che va al di là di una semplice squadra di calcio.

Il circolo polisportivo fondato presso gli uffici del Consolato britannico in via Palestro 10/4 a Genova, già radunava al Campasso di Sampierdarena giovani genovesi per giocare al calcio con le nuove regole della Football Association del 1863.

Era George Fawcus, valente giocatore nell’Inghilterra degli anni Settanta dell’Ottocento, ad introdurre questo nuovo gioco, che all’interno del club verrà poi sviluppato dal 1896 da James Spensley, primo capitano della squadra di football del Genoa.

Il Genoa tra i sette fondatori della Federazione e primo campione d’Italia

Il Genoa Cricket and Athletic Club sarà quindi il fondatore – e, oggi, unico superstite - della Federazione Italiana del Football (dal 1909 ridenominata Federazione Italiana Giuoco Calcio) insieme a Football Club Torinese, Internazionale di Torino, Società Ginnastica di Torino, SEF Mediolanum, Società Ginnastica Ligure Cristoforo Colombo e Unione Pro Sport Alessandria.

In una precisione di dati che dovrebbe rendere possibile spostare le statistiche del nostro calcio al primo campionato e non soltanto dalla stagione 1929/30, il Genoa trova il tempo di attrezzarsi e vincere, l’8 maggio 1898, il primo titolo di campione d’Italia in un quadrangolare giocato al Velodromo Umberto I di Torino e a cui partecipano Football Club Torinese, Società Ginnastica di Torino e Internazionale di Torino, sconfitta in finale, in dieci uomini, da un gol del genoano Leaver nei tempi supplementari.

Il Genoa, da qui in poi ridenominato Cricket and Football Club, compie così una grande impresa umana e sportiva, poiché un eroe rimane parimenti nella storia sia vincendo le battaglie con lance e spade e sia usando armi ipertecnologiche.

Ecco perché passeranno nella leggenda anche gli altri titoli pionieristici del 1899, 1900, 1902, 1903 e 1904.

La casacca rossoblù si appunta per prima il tricolore dello scudetto

Assegnato al Genoa il titolo italiano del 1915 (mancava una sola giornata alla conclusione, quando la FIGC aveva sospeso il campionato con un’assurda quanto precipitosa decisione), arriva in Italia il primo “mister” del calcio italiano, ossia William Garbutt, per circa un anno destinato a rivestire anche il ruolo di C.T. della Nazionale azzurra.

Prende vita la leggendaria squadra degli anni Venti, quella del “figlio di Dio” Renzo De Vecchi, di Giovanni De Prà, di Ottavio Barbieri, di Luigi Burlando, di Edoardo Catto ed Ettore Leale, che detta legge su tutti i campi d’Italia.

Arrivano i titoli italiani del 1922/23 – quello disputato, prima squadra del nostro campionato, senza neppure una sconfitta -, della tournée sudamericana (prima squadra italiana a giocare in Argentina e Uruguay, contro le nazionali più forti del mondo di quel periodo) e del nono titolo vinto nel 1923/24, quello che permetterà ai campioni d’Italia di fregiarsi dello scudetto tricolore, che verrà appuntato, per la prima volta nel nostro campionato, proprio sulla casacca del Vecchio Grifone.

Prima squadra italiana, insieme alla Juventus, a disputare le competizioni internazionali come la Coppa Europa (“nonna” della Champions League), il Genoa sfiora il decimo scudetto nel 1930, nel 1938 (dopo aver vinto la Coppa Italia nel 1937) e nel 1940.

Danele De Rossi: “il Genoa ti entra dentro”.

Insignito dal CONI della Stella e del Collare d’oro al merito sportivo, Il Genoa, dagli anni Sessanta in poi, ha dovuto convivere con una storia che stride di fronte al suo mirabolante passato.

Qualche lampo di gloria, alcuni effimeri spiragli di luce a prescindere dai quali il punto di forza della leggenda rossoblù è stato depositato, da una generazione all’altra, nel popolo genoano, sempre più composto da giovani entusiasti.

Una continua forza di rinnovamento completamente discostata da risultati deludenti o stagioni sofferte e che anche ieri sera ha trovato lo spunto di radunare migliaia e migliaia di giovani tifosi entusiasti, intenti a manifestare il loro amore per il club più antico d’Italia nel suggestivo borgo cittadino di Boccadasse.

Un amore autentico, che ha lasciato ancora una volta a bocca aperta i giocatori e Daniele Rossi, il quale, commosso, ha detto a tutti che “il Genoa ti entra dentro”.

“Un giorno in meno alla Stella”, dicono salutandosi i tifosi genoani, in un incrollabile atto di fede che un giorno dovrà pur essere esaudito.

05 settembre 2026
Il Genoa si arrende allo strapotere del Como

Davvero troppo forte il Como di Fabregas per il Genoa attuale.

Con una tecnica sopraffina ma facendo anche leva su una fisicità schiacciante, ricca di strappi, velocità e senso dell’anticipo, ieri sera allo stadio Luigi Ferraris i lariani hanno dato una chiara dimostrazione di cosa significhi utilizzare il giro palla per creare spazi, verticalizzare l’azione e concludere in rete.

Il 4-2-3-1 proposto da Fabregas prevede una continua interscambiabilità tra i reparti; Valle, De Cunha e Baturina finalizzano a turno il giro palla sulla sinistra, mentre la stessa cosa fanno a destra Couto, Perrone e Diao, dando vita a continui e improvvisi inserimenti negli spazi creati nella difesa avversaria.

In questo conteso, Nico Paz, alle spalle della punta Douvikas, può sfoggiare al meglio le sue grandi qualità, raccogliendo gli assist dagli esterni o andando al tiro, spesso letale, dopo aver proposto l’uno-due per farsi trovare smarcato davanti alla porta.

Tutto ciò, supportato da una precisione nei passaggi davvero altissima e da un possesso palla che non permette all’avversario di riorganizzarsi.

La partita si decide al 19°

Sembra paradossale dirlo, ma il Como prendeva prepotentemente in mano la partita solo dopo che Osmajc (buona prova la sua) aveva al 19° deviato in rete una bella palla messa al centro da Colombo, portando in vantaggio i rossoblù.

Fino a quel momento, se gli uomini di Fabregas avevano già minacciato la porta di Bjilow su tiri di Couto al 7° e di Valle al 16°, il Genoa sembrava potersi riproporre negli spazi lasciati dai lariani soprattutto con gli spunti di Baldanzi, impiegato sulla sinistra in una posizione inedita.

Ma dopo il gol del centravanti montenegrino, il Como ha cominciato a stringere il proprio cappio senza lasciare scampo al Genoa, pareggiando al 25° con un tiro dal limite di Baturina (Bjilow un po’ incerto) e mettendo la freccia cinque minuti dopo con Diao, che dalla destra convergeva al centro e mettendo alle spalle del portiere rossoblù.

Ci pensava poi Nico Paz, al 40°, a far pendere l’incontro verso la sua squadra, realizzando la terza rete su azione di contropiede.

Il Como controlla nella ripresa

Generoso l’inizio di ripresa del Genoa, che, con l’ingresso forse tardivo di Messias, tentava un recupero assai difficile.

Al netto però di alcune opportunità per i rossoblù di accorciare le distanze, i lariani mostravano pieno controllo della partita dando sempre l’impressione di andare in rete non appena premuto l’acceleratore.

Ciò avveniva puntualmente al 78°, quando Diao siglava la sua doppietta raccogliendo un assist in profondità di Kean.

Le future scelte di De Rossi

A questo punto per il Genoa si impongono diverse riflessioni.

La squadra, ancora inchiodata a zero punti in classifica dopo tre giornate, ha un assoluto bisogno di imprevedibilità e inventiva.

Mentre ci si chiede perché Messias o Meichtry non siano entrati già sul vantaggio rossoblù, di fronte alle maglie più aperte della difesa comasca, l’auspicio è invece il sollecito recupero di Traorè, El Shaarawy e Havel, giocatori in grado di dare maggiori opportunità offensive alla manovra rossoblù.

E sabato prossimo arriva a Marassi il Frosinone, in una partita che già non bisogna sbagliare.

04 settembre 2026
De Rossi: “sono stati più forti di noi”

Daniele De Rossi non è certo il tipo da arrampicarsi sugli specchi, tanto meno dopo un 1-4 subito in casa di fronte ad un avversario nettamente superiore.

“Non è facile giocare contro di loro perché non sono solo tecnici ma anche molto fisici – dice De Rossi -. Il Como è la squadra che più mi ha impressionato. Noi abbiamo fatto qualche errore che andremo a migliorare e perfezionare, ma contro di loro devi essere perfetto per sperare di portare i punti a casa e perché su una tua minima imprecisione creano subito un'azione pericolosa.

Penso che sia più difficile preparare una partita contro il Como che contro tante altre big.

Il problema è che con loro devi fare una scelta. Puoi anche aspettarli bassi, senza però toccare praticamente mai la palla, perché hanno qualità e in tanti sanno palleggiare. La cosa incredibile è la loro qualità fisica, la gamba, lo strappo, la forza atletica abbinata ovviamente alla tecnica. Alla fine, oltre alle qualità fisiche e tecniche hanno un grande allenatore che fa giocare benissimo questa squadra.

Volevo andare all'intervallo sotto di due a uno – continua il tecnico rossoblù -, perché sapevo che poi possono accadere degli episodi, nonostante si fosse già vista la differenza tra le due squadre. Bisogna essere perfetti, ma forse devi essere anche un po' fortunato perché loro non hanno solo una grande prestanza fisica, ma ti possono fare gol anche come hanno fatto, cioè con il giro palla. È frustrante perché abbiamo provato a portare la partita sul piano che volevamo, cioè cercando la giocata. Abbiamo messo Bandanzi dalla parte opposta proprio per questo. Speravamo di mantenere il risultato, di riuscire a spingerci un pochino fuori dalla nostra metà campo. Secondo me, abbiamo fatto delle cose interessanti, compresi quelli che sono entrati che hanno cercato di creare qualcosa. Dobbiamo lavorare meglio dal punto di vista della pressione.

Sono comunque fiducioso per il futuro, perché il reparto d'attacco ha mostrato miglioramenti, nonostante i piccoli problemi fisici che hanno alcuni giocatori.

Tuttavia – conclude De Rossi -, è difficile analizzare un quattro a uno e dire che i giocatori hanno fatto delle buone prestazioni. Secondo me, possiamo recriminare poco, perché, ripeto, erano molto forti, sono stati più forti di noi. Il loro allenatore è stato più forte di me e tutto questo è stato abbastanza lampante”.

04 settembre 2026
Genoa tra Como e ingaggio di Ehizibue

Nonostante il mercato ormai chiuso, il Genoa è rimasto attivo nel perfezionare la squadra a disposizione di Daniele De Rossi.

Svanito l’acquisto dal Leicester di Woyo Coulibaly, la società rossoblù ha ancora sfruttato le opportunità presentate dal mercato degli svincolati, ingaggiando per la fascia destra il trentunenne olandese Kingsley Ehizibue.

Strutturato fisicamente e dotato di un’ottima corsa in progressione, Ehizibue è in grado di ricoprire sia il ruolo di terzino destro e sia la posizione di quinto di centrocampo, offrendo alla squadra varie soluzioni tattiche.

L’esterno olandese di origini nigeriane è reduce da un’esperienza di quattro anni con la maglia dell’Udinese, raccogliendo 115 presenze e 4 gol che lo hanno portato ad essere uno dei punti di forza della squadra friulana.

Tuttavia, sette anni fa Ehizibue era già stato sul punto di vestire la casacca rossoblù, ma all’atto della firma contrattuale aveva rinunciato, motivando il ripensamento per motivi personali.

Ora, con la firma apposta ieri nel tardo pomeriggio nella sede del club a Villa Rostan, l’ex Udinese entra a far parte della rosa rossoblù, garantendo fisicità, tecnica ed esperienza al mister De Rossi.

Stasera partita di cartello contro il Como

Alle ore 20,45 di stasera, allo stadio Luigi Ferraris il Genoa affronterà il Como di Cesc Fabregas, reduce da una bellissima e convincente vittoria allo stadio Maradona di Napoli.

Daniele De Rossi pare intenzionato ad affrontare i lanciatissimi lariani con la solita difesa a tre (Vasquez, Ostigard e Marcandalli) un centrocampo formato da due esterni (Ellertsson e Sabelli), un costruttore di gioco (Sow) e un interditore (Fredrup) a supporto di due punte di ruolo (Colombo e Osmajic).

In uno stadio che, come sempre, si preannuncia tutto esaurito, De Rossi, insieme a giocatori come Traoré, Messias, Meicthtry e Amorim, porterà in panchina i nuovi arrivati Ehizibue e El Shaarawy, con quest’ultimo in predicato di disputare una quindicina di minuti e riabbracciare così gli entusiasti tifosi rossoblù.

03 settembre 2026
Il giorno del “Faraone”

Come preannunciato, nel tardo pomeriggio di ieri El Shaarawy ha dato ufficialità al suo ritorno nel club più antico d’Italia, dopo sedici, brillantissimi anni di carriera.

Visibilmente emozionato, il “Faraone” si è sottoposto alle visite mediche di rito per poi firmare il contratto di un anno con opzione per il secondo, al raggiungimento di alcuni obiettivi nel corso della stagione.

È la ciliegina sulla torta di un mercato estivo intelligente, che permette a Daniele De Rossi di avere più varianti sul piano dell’imprevedibilità offensiva e forse di valutare anche modifiche al modulo di gioco.

Se giocatori come Messias, Traorè, Meichtry, Baldanzi, Venturino e, appunto, El Shaarawy, impiegati a rotazione, raggiungono lo scopo di creare spazi sfruttando corsa e dribbling, rimane sul tavolo la possibile conferma del 3-5-2 o del 3-4-2-1, con la prima soluzione basata su uno di questi giocatori al fianco della punta di ruolo oppure la seconda, impostata sull’avanzamento di due trequartisti alle spalle del primo attaccante.

Da non trascurare anche un possibile 4-3-3, più spiccatamente offensivo ma che prevederebbe due soli difensori di posizione tra Ostigard, Vasquez e Marcandalli ed attuabile solo dopo aver attentamente valutato il rendimento degli esterni difensivi Drameh e Mitaj.

Un mercato intelligente

Due pedine importanti erano annunciate in uscita e due pedine sono state cedute: Norton-Cuffy ed Ekhator.

Vero, sul fronte delle cessioni significative c’è anche da segnalare quella del sedicenne Roberto Scaglione al Parma di fronte ad una cifra davvero alta per un ragazzo della sua età, ma gli investimenti previsti su diversi giovani e promettenti prospetti – uno su tutti, Robinho junior – confermano la volontà della società rossoblù di investire sul futuro.

Non solo, ma va anche registrato lo sforzo del club nel riscattare Colombo e Baldanzi, acquistare centrocampisti come Sow e trattenere giocatori fondamentali, richiestissimi dal mercato, come Frendrup, Vasquez, Ostigard e Marcandalli, che possono essere considerati punti essenziali nella costruzione di un valido progetto tecnico.

Sensazioni nuove in società

Ciò che balza subito all’occhio di un attento osservatore delle vicende rossoblù, è senz’altro il fatto di aver quasi interamente reinvestito sul mercato quanto ottenuto dalle cessioni.

Mentre lo scorso anno gran parte del ricavato dalle plusvalenze era stato destinato anche alla gestione del club, all’inizio di questa stagione l’esercizio della società dovrà probabilmente essere coperto in altri modi, come ad esempio le entrate dalle voci merchandising, sponsor e contributi tv, sulle quali il management rossoblù sta ottenendo risultati eccellenti.

Esiste però un altro modo per coprire le spese di gestione: gli aumenti di capitale.

02 settembre 2026
El Shaarawy: si attendono novità tra questo pomeriggio e la mattinata di domani

Sono ore febbrili quelle che intercorrono tra la società rossoblù e Stephan El Shaarawy, sempre più vicino ad un romantico ritorno verso la casacca del club più antico d’Italia.

Dopo un lungo confronto, servito anche per valutare tutte le opportunità offerte dal mercato, il “Faraone” sembra davvero ad un passo a ritornare tra le braccia del Vecchio Grifone, società che l’ha lanciato nel calcio professionistico tra il 2008 e il 2010 dopo una lunga trafila nelle giovanili rossoblù.

Dunque, si attendono notizie importanti tra il pomeriggio di quest’oggi e la mattinata di domani.

Seguite i prossimi aggiornamenti.

01 settembre 2026
Il Genoa al fischio finale del mercato

Dopo aver modificato la fascia sinistra, ottenendo una plusvalenza di circa due milioni per la cessione di Aaron Martin al Racing Santander (era arrivato a parametro zero dal Magonza), il Vecchio Grifone cambia interpreti anche su quella destra, grazie ad una doppia operazione con l’Hull City.

Norton-Cuffy, infatti, prende la via dell’Inghilterra sulla base di una valutazione di circa 14 milioni, mentre a intraprendere il percorso inverso dall’Hull City in rossoblù è il venticinquenne laterale destro Cody Drameh, già giocatore di Leeds United, Cardiff City e Luton Town.

Terzino offensivo, all’occorrenza impiegabile anche come quinto di centrocampo, Drameh ha acquisito un’importante esperienza tra Premier League e Championship, distinguendosi per corsa, spinta e rapidità sulla fascia destra.

Mentre svanisce proprio sul filo di lana l’operazione destinata a portare dal Leicester l’esterno difensivo, ex Parma, Woyo Coulibaly, il club rossoblù produce un’altra plusvalenza cedendo proprio al Parma il giovane promettente Roberto Scaglione, sulla base di due milioni di euro più 3 di bonus e una percentuale del 15% sull’eventuale rivendita del giocatore.

Almeno in questa sessione di mercato, non è stata definita invece la trattativa segnalata per il difensore Martinez Quarta, rimasto al River Plate.

Rimane così ancora scoperto il ruolo dell’esterno offensivo in grado di dare maggiore imprevedibilità all’attacco rossoblù.

Tuttavia, proseguono i contatti con lo svincolato El Sharaawy, tra gli auspici dei tifosi rossoblù per il buon esito della trattativa.