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Gabriele Lucchini

14 Settembre 2026

In Casa Juventus


20 settembre 2026
Conceicao e Bremer regalano ossigeno a Spalletti. L'Atalanta recrimina per un rigore negato

La Juventus torna a battere l'Atalanta tra le mura amiche dopo otto anni, ma il successo è pesantemente offuscato da un evidente errore dell'arbitro Zufferli (e del VAR che non interviene) alla mezz'ora del primo tempo. Ma procediamo con ordine.

La vergogna della curva SUD

Si parte con una nota a dir poco sconcertante: nel minuto di raccoglimento dedicato alla memoria del grandissimo campione Sandro Mazzola, una buona parte della Curva SUD (ci rifiutiamo di chiamarla "Curva Scirea", in quanto il nome del mitico libero bianconero non può essere associato a una siffatta tifoseria) volta le spalle al campo. Chi scrive ritiene che la parte sana dei sostenitori juventini dovrebbe vergognarsi di farsi rappresentare da certi individui.

Il primo tempo

La partita è equilibrata nel primo tempo, le squadre (soprattutto la Juventus, ancora scottata dalla disfatta di Reggio Emilia) fanno attenzione a non lasciare varchi aperti agli avversari, ma in questa fase è l'Atalanta a farsi leggermente preferire.

I padroni di casa tentano percussioni centrali e mettono in mostra un Kolo Muani finalmente restituito alle sue mansioni di centravanti che punta la porta e si lancia in profondità. Zufferli comincia ad agitare i primi cartellini gialli, ma non pare in serata di grazia.

La gara si sblocca grazie ad uno sbandamento degli orobici, la cui difesa si trova mal posizionata sul traversone basso dalla sinistra di Celik: Rowe non segue Conceicao, Scalvini e Bernasconi non riescono a chiudere e il "trottolino" portoghese può finalmente mettere a segno il primo goal stagionale, dopo averlo sfiorato in più occasioni nelle precedenti gare.

L'errore di Zufferli e del VAR

L'Atalanta non sembra accusare il colpo e si rimette a macinare gioco, ma quando Kalulu si aggrappa letteralmente in area di rigore a Rowe lanciato verso Vicario, né l'arbitro né il VAR clamorosamente non assegnano un rigore solare agli uomini di Sarri.

Il primo tempo non ha molto altro da offrire e la Juve lo chiude in vantaggio con il minimo scarto.

La ripresa

Nel secondo tempo la gara appare meno bloccata, la Dea potrebbe subito pareggiare con Rowe, ma è decisivo l'intervento di Vicario. La Juve replica con Nico Gonzalez (buona la sua prova, così come quella di Douglas Luiz, reinventato nella posizione di Locatelli).

L'ingresso di Sarr al posto di Alajbegovic e la prestazione solida del solito McKennie restituiscono equilibrio al centrocampo, mentre Sarri rafforza il suo reparto offensivo. I nerazzurri potrebbero pareggiare (meritatamente), ma Kolo Muani ribatte sulla linea il colpo di testa di Kristensen, destinato inesorabilmente ad insaccarsi.

Come spesso accade nel calcio, goal mancato, gol subito. Nel migliore momento degli atalantini, sono i bianconeri a raddoppiare con un imperioso stacco di testa di Bremer su angolo di Zhegrova (che ha dato il cambio ad un esausto Conceicao).

La girandola delle sostituzioni non cambia il risultato e Spalletti può guardare con sufficiente serenità alla lunga sosta delle nazionali, anche se sulla squadra continua a imperversare la mala sorte, visto che anche il portiere di riserva Grabara riporta in allenamento la lesione del crociato anteriore del ginocchio destro e mette già fine alla propria avventura sulle rive del Po.

Il migliore in campo

Nonostante non abbia segnato, la palma del "player of the match" spetta innegabilmente a Kolo Muani, autore di una prestazione di grande spessore, sia dal punto di vista tecnico, con percussioni centrali finalmente decisive, sia dal punto di vista del sacrificio. Il salvataggio su un goal già fatto per l'Atalanta è emblematico di una ritrovata fiducia.

Sull'arbitraggio di Zufferli è meglio stendere un velo pietoso.

14 settembre 2026
Senza logica non si va da nessuna parte

La sconfitta della Juventus col Sassuolo è figlia diretta delle scelte del suo allenatore, che ha mandato al fronte una squadra totalmente priva di filtro a centrocampo. L'esito della gara alla fine è stato fin troppo prevedibile, anche se i bianconeri hanno avuto le loro occasioni.

Autostrade neroverdi e "mollezza" strutturale

A certificare la drammatica mollezza della Vecchia Signora è stata la dinamica delle reti. Sia in occasione del primo gol di Esposito, sia sul raddoppio di Bowie, la squadra non ha abbozzato il minimo pressing, concedendo imbucate centrali fin troppo facili ai neroverdi. Un centrocampo trasformato in un casello con le sbarre alzate, dove il Sassuolo ha banchettato senza trovare opposizione.

Il paradosso di Zhegrova

Nonostante tutto, la truppa era riuscita a riacciuffare il risultato per due volte, anche in circostanze rocambolesche, grazie alla splendida prestazione di Zhegrova (autore di una doppietta). Quel provvisorio 2-2 avrebbe finito per nascondere la polvere sotto il tappeto, ma in serate simili la logica imporrebbe la razionalità di accontentarsi. Invece, si è spenta la luce.

La nemesi di Adzic e la resa

Farsi trovare totalmente scoperti nell'ultima azione è un qualcosa che non ha nulla a che vedere con il DNA della Juve. Ed è ancor più beffardo il fatto che il giustiziere sia stato Adzic, talento sacrificato sull'altare di un mercato illogico. Il 3-2 finale è una farsa difensiva: Adzic si è trovato totalmente da solo in area di rigore, accompagnato da un compagno anch'egli liberissimo di fronte allo sventurato Vicario.

Evidentemente quel DNA è un retaggio del passato: questa compagine (pur con tutti gli alibi degli assenti) non ha leadership ed è ormai destinata a collocarsi a metà classifica. I sostenitori bianconeri dovranno ben presto comprendere che non è più tempo di sogni di gloria e che le vacche magre li attendono per tanti altri anni. Non sappiamo neanche se Spalletti arriverà a fine stagione, essendo apparso nel post-gara confuso e quasi rassegnato. Forse solo il rientro di McKennie potrebbe ridare un minimo di equilibrio a una Vecchia Signora ormai piena di smagliature.

12 settembre 2026
Verso il Sassuolo tra infortuni (molti) e certezze (poche)

Verso il Sassuolo: l'infermeria piena e il coraggio che manca

I chierichetti e la sfacciataggine

L'infermeria sempre più affollata comincia ad assumere i contorni del problema clinico e gestionale per Spalletti, alle prese con una coperta che non è più solo corta, è diventata un fazzoletto (soprattutto a centrocampo e sul binario mancino). I concomitanti infortuni di Boga e Yildiz costringono il neo-arrivato Alajbegovic a fare gli straordinari. Il talentino bosniaco finora è apparso timido come un chierichetto alla prima messa: dovrà scrollarsi di dosso le paure e tirare fuori un po' di sana sfacciataggine da strada. Il passaggio orizzontale non basta più; serve puntare l'uomo, saltarlo e creare superiorità, anche perché non ci sono staffette salvifiche all'orizzonte, con l'altalenante Cambiaso lasciato precauzionalmente a riposo.

Due violini in un'osteria

Se a sinistra si piange, in mezzo al campo non si ride. Con l'assenza confermata anche di McKennie, a Spalletti viene a mancare l'ultimo incursore di fatica. Così, la probabile scelta di affidarsi alla coppia centrale Koopmeiners (al posto del lungodegente Locatelli) e Douglas Luiz ha il sapore dell'azzardo puro. Stiamo parlando di due "fini dicitori" del pallone, mandati a fare la guerra in trincea senza l'appoggio di un mediano randellatore. Il tecnico di Certaldo non se la sente di gettare subito nella mischia il rientrante Sarr o il 2005 Owusu, confermando l'atavico vizio italico: da noi a diciannove anni sei un lattante da proteggere, in Premier League a quell'età hai già sulle spalle due campionati e il mutuo pagato.

L'ombra del Lario (versione Champions)

Il risultato di questo conservatorismo? Un centrocampo di poeti che rischia di finire travolto dalla presumibile aggressione neroverde fin dal primo tempo. Agli uomini di Spalletti, orfani pure del texano, mancherà un vero interdittore, figura che nel calcio moderno non è un optional, ma il motore immobile della squadra. I bianconeri, così combinati non sembrano avere nelle gambe il turbo per arginare la corsa degli avversari di turno.

La "Davidite" di Kolo Muani e l'ombra di Woltemade.

La "sindrome di David" sembra aver colpito Kolo Muani, chiamato a riscattare prestazioni che, definire opache, appare uno zuccherino. Si affaccia sempre più prepotentemente all'orizzonte l'imperiosa figura di Woltemade, centravanti di peso, ma anche di piedi raffinati.

Se il francese dovesse nuovamente latitare, Spalletti non potrà che inserire il centravanti che aveva insistentemente chiesto, a meno che non ceda alla tentazione di schierare entrambi.

Come sempre sarà il prato verde a emettere la sentenza, ma la Vecchia Signora non ha più margine d'errore: le vere grandi corrono. E per quanto ai puristi sabaudi faccia sanguinare il cuore ammetterlo, tra queste oggi c'è prepotentemente il Como: l'unica compagine italiana capace di vincere in Champions League, rifilando un sonoro e clamoroso 4-1 al Lipsia. Il sesto posto dell'anno passato era un incidente; farlo diventare la regola sarebbe imperdonabile.