
Fabio Lo Cascio
Editoriale
1000 secondi con…Ezio Rossi
1000 secondi con…Ezio Rossi
Flavio Ciasca si ripete incontrando Ezio Rossi, che più granata non si può. Prima tifoso, poi raccattapalle per diventare giocatore ed infine allenatore della sua squadra del cuore. Se non fosse stato tifoso del Toro suo padre lo avrebbe diseredato. Ricorda con partecipazione i suoi inizi e soprattutto i tre tecnici anzi quattro che più di altri lo hanno formato. Liedholm con il suo secondo Mario Corso, Bersellini, Fascetti e buon ultimo Gigi Radice. Lo svedese calciava da fuori area con una precisione pur con i suoi settant’anni suonati. Ognuno di loro però ha dato qualcosa facendo diventare uomo un giovinotto che esordì con il Sergente di Ferro quando aveva solo vent’anni. Lo scorso fine settimana si sono ritrovati al Filadelfia gli eroi, e non solo, di quel Torino vincitore dello scudetto nel 1976, proprio cinquant’anni fa. Ma il ricordo va sempre a quel 4 Maggio 1949 con la tragedia di Superga. Molte squadre hanno fatto storia ma il Torino è andato oltre e vanta la sua leggenda. Rossi suole andarci al di fuori delle celebrazioni ufficiali, a piedi od in bicicletta accompagnato dagli amici di un tempo. Per ultimo abbiamo scoperto la sua grande passione come giocatore di Subbuteo e soprattutto come collezionista arrivando anche a dipingere con la dovuta maestria questa figure di poco più di due centimetri. Un amico milanese pare sia un vero maestro riuscendo a riprodurre fedelmente le facce dei giocatori, Ezio ne parla con ammirazione ma sta provando ad emularlo.
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