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Editoriale

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Carlo Bianchi

08 Settembre 2026

Editoriale


Chi era Felicino Riva?

Chi era Felicino Riva?

I più e soprattutto tifosi milanisti probabilmente non se lo ricorderanno ma giova far loro presente che Felice Riva detto "Felicino" od anche "Il figlio del sole" fu il Presidente del Milan dal 1963 al 1966. Rilevò infatti la società dall'allora Presidente Rizzoli e la lasciò dopo meno di tre anni, con alterne fortune e soprattutto scabrose vicende alla famiglia Carraro.
 
Quella Milano ...
Era la Milano da bere e lui che aveva preso tutto troppo alla lettera riuscendo a sperperare un impero finanziario che lo fece passare dal carcere, anche se per poco. Ereditò dal padre, deceduto all'improvviso per una appendicectomia (la mamma era morta cinque anni prima), il Cotonificio Vallesusa che aveva trenta stabilimenti in tutta Italia e quindicimila dipendenti. Cinque anni più tardi tutto sfumò nel nulla. Non ancora trentenne prese il Milan nel 1963 appena laureatosi Campione d'Europa, lui diplomatosi dai gesuiti a Milano nel collegio Leone XIII. Era il Milan di Ghezzi, David, Trebbi, Maldini, Pelagalli, Trapattoni, Altafini, Amarildo, Mora e Rivera, allenatore Luis Carniglia che sostituì Rocco andato al Torino. Riva faceva sfoggio della sua onnipotenza, sempre sulla cresta dell'onda, padrone di ville, motoscafi, partecipando a feste, donne e serate varie, spendendo e spandendo a più non posso. Si cimentò anche nello sport (nuoto, automobilismo, tennis, golf e sci i suoi preferiti) ma più per divertimento che per sana passione.
 
Il crac
Dopo soli due anni nel 1965 il Cotonificio dichiarò fallimento e furono ben ottomila i lavoratori lasciati dalla mattina alla sera in mezzo ad una strada. Lo arrestarono all'uscita di un cinema in centro a Milano ed alcuni suoi ex dipendenti inscenarono una manifestazione davanti alla Scala il giorno di Sant'Ambrogio, lanciandogli volantini ed improperi di ogni tipo. Il "biondino" riuscì comunque a liberarsi dal carcere per un vizio di forma ed iniziò il suo peregrinare fuori dall'Italia che lo portò, con un mandato di fuga internazionale, prima in Francia (Nizza e Parigi), poi ad Atene e per ultimo in Libano, ai tempi "La Svizzera d'Oriente". Il tutto grazie agli ingenti capitali sottratti ed esportati. Si tratterà di un esilio dorato, si separa dalla moglie e quando anche da quelle parti il vento cambia, nel 1982 fa ritorno in Italia ritirandosi ed andando a vivere a Forte dei Marmi dove ottanduenne si spegne fra l'oblio di molti.
 
Il ricordo
Fu il primo Presidente rossonero del dopo Wembley e per anni rappresentò il prototipo di italiano faccendiere e senza scrupoli, erano i tempi di una Milano bella da vedere ma molto complicata da gestire anche per la Mala che ne fece il suo teatro di battaglia e di dispute interne. Non lo si potrà di certo ricordare come una brava e buona persona ma fu il capostipite di un gruppo di presidenti che in questo mondo pallonaro vollero ripetere, chi più chi meno ed a distanza di anni, le sue epiche gesta. Volete che ne facciamo i nomi?