
Carlo Bianchi
17 Aprile 2026
Editoriale
La finale del Mondiale come la Super Bowl
La finale del Mondiale come la Super Bowl
Ci mancava pure questa, l’illusionista Gianni Infantino agitando bacchetta e cilindro ha pensato di trasformare la prossima finale del Mondiale in New Jersey alla stregua di quella della Super Bowl. Il MetLife Stadium, ex Giants dove giocarono i famosi New York Cosmos, i primi veri globetrotters del calcio, sarà teatro dell’ennesima pagliacciata da parte della FIFA. Alla quale non basta lucrare alle spalle dei tifosi tutti non avendone mai abbastanza. Non sarà pure tutta farina del proprio sacco potendo facilmente prevedere che la dirigenza a stelle e strisce ci abbia messo del proprio dopo che il Presidentissimo è stato insignito dell’onorificenza che dei derelitti svedesi gli avevano negato. Mondiale che sta nascendo sotto i peggiori auspici con tutte le carte in regola per fare un bagno di sangue per la mancanza di sponsor di un certo livello, nonostante Infantino si sforzi di negare l’evidenza. Ci mancava ora anche lo spettacolo circense nell’intervallo della finale invitando qualche ugola d’oro di turno che apparirà sul palco al centro del campo di certo non per poche noccioline e neppure per qualche vasetto di burro d’arachidi. Pare che l’amministrazione Trump abbia dato il via libera alla vendita indiscriminata e senza regole di hot dog, hamburger e popcorn, tutti prodotti locali, bandendo le salamelle nostrane (ma si sa l’Italia non è presente) per non parlare di kebab, cous-cous ed altri cibi mediorientali sui quali gravano dazi da capogiro. Non vi preoccupate che per quella data lo stretto di Hormuz si sbloccherà e verrà permesso l’arrivo di bastimenti carichi di cheerleaders chiamate all’uopo per animare gli sconvolti spettatori che di una finale mondiale non sanno proprio che farsene. Vance e Rubio avrebbero anche suggerito el Tycon un saggio di rodeo ma pare che la proposta sia stata scartata da chi non ama i cowboys. Poi lamentiamoci pure della nostra Champions League e delle competizioni locali, stolti siamo noi europei a credere ancora che lo sport sia una festa e che i popoli approfittino dell’occasione per capirsi, comprendersi e tollerarsi. Non stupitevi se prima o poi Infantino verrà insignito di una laurea Honoris Causa. Le pergamene di Harvard sono pronte da tempo.
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