Skip to main content

Giancarlo Rizzoglio

25 Settembre 2026

In Casa Genoa


25 settembre 2026
Il “folletto” di Poggibonsi nel rinnovamento rossoblù

Arrivato lo scorso anno da due intense stagioni alla Roma e individuato subito come punto di partenza per un campionato senza patemi di salvezza, Tommaso Baldanzi è uno dei giocatori più attesi di questo Genoa ancora alla ricerca di una precisa fisionomia di gioco.

Il club più antico d’Italia ha puntato molto su di lui: 9,5 milioni con obbligo di riscatto sono un impegno importante e una manifestazione di fiducia verso un giocatore di notevole spessore tecnico, ma che a ventitré anni sta probabilmente vivendo la cosiddetta “crisi di crescita” nel definire in modo completo le proprie caratteristiche.

Utilizzato nella Roma anche come centravanti di manovra, o “falso nueve” che dir si voglia, nelle 19 partite disputate lo scorso anno in rossoblù, Baldanzi è apparso più libero di fare il “tuttocampista”, ossia quel giocatore in grado di svariare sulla fascia, inserirsi tra le linee, proporsi al tiro con pericolosità o, all’occorrenza, interpretare il “box to box” da un’area di rigore all’altra.

De Rossi lo ha fortemente voluto al Genoa

Considerato da De Rossi come una delle pedine più importanti del nuovo Genoa, il “folletto di Poggibonsi” è rimasto coinvolto in questo stentato inizio rossoblù.

Impiegato nel ruolo di interno di centrocampo con il compito di inserirsi al fianco delle punte, Baldanzi è apparso spesso “ingabbiato” in una manovra d’attacco lenta e macchinosa, povera di idee e di imprevidibilità che ne ha adombrato proprio quelle caratteristiche di giocatore destinato a creare spazi e superiorità numerica.

Decisiva la sua posizione in campo

Nel rinnovamento degli schemi della squadra, tra i tanti compiti di De Rossi ci sarà anche quello di trovare l’esatta collocazione in campo dell’ex romanista, anche alle prese, comunque, di un evidente calo di forma.

Si dovrà verificare se Baldanzi è più adatto a giocare affiancato ad un altro trequartista dietro ad un’unica punta o magari partire più esterno per convergere al centro alle spalle dei due attaccanti, in posizioni che, forse, meglio sfruttano il dribbling perentorio e la sua velocità in progressione.

Di certo, De Rossi dovrà recuperare un giocatore d’importanza fondamentale per le sorti del Vecchio Grifone.

23 settembre 2026
Il Genoa alla ricerca di un’identità

Inizierà domani a Pegli il lungo programma impostato da Daniele De Rossi per trovare nuove soluzioni di gioco per il Genoa, penultimo in classifica dopo cinque giornate con un solo punto.

Sono tantissimi gli aspetti che il tecnico rossoblù dovrà approfondire: dal rivedere alcuni ruoli ricoperti in campo all’eventuale studio di un nuovo modulo di gioco, che possa offrire maggiore imprevedibilità alla manovra d’attacco; dal decidere chi possa sopperire alla mancanza di un centrocampista di regia all’individuazione degli esterni ritenuti più adatti dopo la partenza di Martin e Norton Cuffy; dal recupero fisico dei nuovi arrivati all’acquisizione di uno stato di forma accettabile per quei giocatori risultati decisivi nella tranquilla salvezza dello scorso anno, ma ora protagonisti di prestazioni un po’ incerte.

Sarà un lavoro complesso, delicato ma certamente decisivo nelle sorti di questo campionato, sebbene debba essere affrontato senza dieci titolari impegnati nelle rispettive nazionali.

L’involuzione della difesa

Probabilmente ciò che ha pesato di più in questo difficile inizio di campionato è proprio il reparto arretrato, ossia quello considerato come punto di forza nella passata stagione.

Parlando dei singoli, Vasquez può essere considerato, almeno fino a questo momento, come la pedina fondamentale del pacchetto difensivo, mentre le prestazioni di Ostigard e Marcandalli sono fin qui state inferiori alle aspettative.

Ma se il norvegese sta forse rifiatando dai logoranti impegni del mondiale, ha invece sorpreso l’incerto stato di forma di Marcandalli, sul quale, giustamente, il Genoa sta puntando molto, visto anche il suo inserimento nell’elenco degli “azzurrabili” dagli osservatori della Nazionale.

In questo contesto, la riflessione di De Rossi sull’eventualità di passare ad una difesa a quattro trova ancor più motivazione, tenendo conto del gran numero di esterni aggiunti a Sabelli durante il mercato estivo: a Puczka, Ehizibue, Drameh e Mitaj si possono affiancare, se considerati “quinti” di centrocampo, anche Ellertsson e El Shaarawy, in una varietà di scelta da cui dovranno scaturire nuove soluzioni in fase di spinta offensiva.

L’adozione di un nuovo modulo

Una difesa a quattro corrisponde ad un altro sistema di gioco.

Sia che in mezzo al campo ci si affidi a due interni e due esterni dietro alle due punte o che invece si scelgano tre centrocampisti alle spalle di due trequartisti e una punta, è cruciale l’impiego di un giocatore in grado di dettare i tempi della squadra, dare geometrie e lanciare negli spazi i compagni.

Non essendoci nell’organico del Genoa un giocatore di questo tipo (sperando che arrivi nel mercato invernale), i candidati nell’adattarsi al ruolo sono Sow e Amorim, con una preferenza in più per il brasiliano.

Amorim, almeno per il momento, non è un “play”, ma è il giocatore rossoblù più vicino alle caratteristiche utili per rifornire una linea d’attacco invece ricca di trequartisti o potenzialmente tali: Baldanzi, Messias, El Shaarawy, Meichtry, Traorè e Vitinha offrono soluzioni per supportare a turno una punta di ruolo, al netto dello scadimento di forma dello stesso Baldanzi, fors’anche impiegato in una posizione a lui non congeniale.

Nell’ottica strutturale della linea d’attacco, De Rossi dovrà anche tenere conto dell’interessante intesa Osmajic-Colombo, che ha già fruttato al Genoa due gol di pregevolissima fattura.

Nodo cruciale: le condizioni fisiche di Messias, Traorè e El Shaarawy

Inutile dire che Messias, Traorè e El Shaarawy sono i tre giocatori del Genoa con più qualità.

I primi due, però, sono anche quelli dalle condizioni fisiche più fragili, da monitorare continuamente allo scopo di rimanere a piena disposizione di una squadra che ha un grande bisogno di alzare il proprio tasso tecnico.

Non è un caso se a Parma Messias, utilizzato fin dall’inizio, è risultato uno dei migliori in campo.

E se sperabilmente Traorè è sul punto di terminare il percorso di recupero fisico-atletico, per El Shaarawy si tratta solo di acquisire un’accettabile condizione per essere impiegato nel ruolo di “quinto” o trequartista, in modo da risultare un’arma in più per scardinare le difese avversarie.

Insomma, per mister De Rossi il lavoro non manca, a cominciare dall’importante test di venerdì 2 ottobre a Bucarest contro il Rapid del presidente Sucu.

21 settembre 2026
De Rossi: “il campionato è lungo ma dobbiamo svegliarci”

All’indomani della brutta sconfitta di Parma, che lascia il Genoa inchiodato ad un solo punto in classifica dopo cinque giornate, è inevitabilmente iniziato il confronto nella tifoseria tra chi sceglierebbe di continuare il campionato con il tecnico Daniele De Rossi e chi invece approfitterebbe della lunga sosta, per dare tempo ad un altro allenatore di riorganizzare la squadra secondo altre idee e altri moduli.

Su una cosa però tutti sono d’accordo: il Genoa dovrà riprendere il campionato con un altro volto, altre idee fondate su moduli alternativi, giocatori impiegati in posizioni diverse da quelle viste finora e altri finalmente recuperati per tutti i novanta minuti di gioco.

Il primo reparto indiziato ad essere revisionato è proprio quella difesa risultata lo scorso anno come il punto di forza della salvezza anticipata ottenuta dal Genoa.

“È difficile analizzare la prestazione di oggi – ha detto ieri De Rossi, dopo la gara di Parma, ai microfoni di DAZN -, perché dovremmo parlare di una partita non fatta male, non fatta peggio del nostro avversario, ma senza poter tirare in ballo sfortuna o fragilità. La serietà non manca, anche se commettiamo qualche errore o imprecisione di troppo. La sensazione è che prendiamo gol con troppa facilità. Non parlo dei difensori, ma parlo di tutto il nostro modo di difendere, che è identico a quello dell’anno scorso”.

Il club rossoblù conferma la fiducia nell’allenatore ma ora vuole i risultati

Dunque, fiducia confermata nel tecnico, ma da ora in poi la società rossoblù aumenterà la pressione perché occorrono i risultati, a partire da sabato 10 ottobre quando a Marassi sarà di scena la Fiorentina.

“Ho parlato con il direttore Lopez – ha detto De Rossi -, ci siamo detti quanto sia ancora lungo il campionato e quanto però sia necessario svegliarsi, perché poi le distanze diventano troppo lunghe con il Genoa che si ritroverebbe in una situazione di rincorsa, e non sarebbe giusto. Arriva la sosta tra chi dice che è il momento migliore e chi sostiene invece che è il peggiore, perché questo fastidio ti rimane addosso. Dopo la sosta su quattro partite dovremo affrontare Fiorentina, Roma e Juve, quindi sarà un altro ciclo complicato. Tuttavia, dovremo ripartire da subito. La sosta servirà per ritrovarci. Sia tra quelli che rimarranno qui e sia tra chi andrà in nazionale un pensiero dovrà andare anche al Genoa. Dovremo anzitutto fare entrare in condizioni accettabili chi resta qui, perché abbiamo giocatori molto importanti che presto potranno giocare molto di più”.

“Sento fiducia, anche se probabilmente avrà una scadenza”

De Rossi ha poi risposto alla domanda su come vive il momento non facile della sua squadra.

“Sento vicinanza e fiducia – ha risposto il tecnico rossoblù -, anche se poi devi fare i risultati, poiché la fiducia avrà probabilmente una scadenza. Quest’estate non volevo andare da nessuna parte, anche se si è mosso più di qualcosa. Stavo bene qui e la società era contenta di continuare con me. Però nel calcio le cose cambiano molto in fretta. Come tutti gli allenatori, devo ottenere i risultati, perché questa è una piazza che non merita di rincorrere e soffrire un altro anno ancora, restando sotto quella melma”.

E poi il rapporto con i tifosi, verso i quali ha mostrato sincero rammarico per questo difficile inizio di campionato.

“Queste situazioni purtroppo le ho già vissute da calciatore. È sempre brutto quando vai sotto la curva non certo per ricevere applausi. I nostri tifosi non sono mai stati avari nell’incitarci, perché il loro sostegno ce lo hanno sempre dato. I punti sono pochi e dunque c’è paura, insoddisfazione sia da parte loro e sia da parte nostra. Manca ancora tanto tempo, ma un messaggio dopo la partita, con questo dispiacere addosso, non è facile da mandare. C’è comunque il tempo per lavorare e migliorare le cose. Però abbiamo bisogno dei nostri tifosi, che non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno. E questo è un dato di fatto”.

20 settembre 2026
Genoa: è allarme rosso!

Tradito dalla sua difesa e dall’ormai nota sterilità in fase di finalizzazione, il Genoa è ormai in crisi profonda.

Dopo la bruttissima sconfitta subita quest’oggi a Parma, si può già dire che se dopo la lunga sosta del campionato i rossoblù non saranno in grado di cambiare radicalmente fisionomia alla squadra, trovando alla svelta un gioco più veloce, maggiormente imprevedibile e pericoloso in zona gol, sarà davvero difficile raddrizzare le sorti di questa stagione.

Un solo punto in cinque partite la dicono lunga sul rendimento di una squadra che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, manca anzitutto di un centrocampista di regia, capace di dettare i tempi e verticalizzare un gioco apparso lento, macchinoso e povero di idee.

Purtroppo, questo ruolo è rimasto scoperto durante il mercato estivo e nel ricoprirlo De Rossi è costretto ad adattare a turno Sow e Amorim, sebbene le loro caratteristiche siano fondate soprattutto nell’interdizione.

L’involuzione della difesa

Punto di forza dell’anno scorso, la difesa rossoblù sale sul banco degli imputati per i gol subiti a Parma.

De Rossi aveva opportunamente deciso di inserire Messias fin dal primo minuto alle spalle di Osmajic insieme a Baldanzi, mentre il centrocampo era formato da Sow e Frendrup, supportati sugli esterni da Ehizibue e Ellertsson.

Al netto dell’importante assenza di Vasquez, davanti a Bijlow la difesa rossoblù schierava Marcandalli, Ostigard e Otoa, già protagonisti nello scorso campionato di buone prestazioni.

Nel primo tempo il Genoa teneva in mano il pallino del gioco nel quale, quanto meno, brillava la qualità di Messias, che metteva lo zampino nelle due situazioni potenzialmente più pericolose create dai rossoblù nel primo tempo.

Il brasiliano ispirava la manovra prima al 10’, entrando in percussione nell’area parmense lungo la linea di fondo, e al 13’, aprendo intelligentemente a Frendrup, che lasciava partire un pericoloso traversone sul quale Baldanzi non riusciva a trovare la deviazione vincente.

Dopo che al 17’ Osmajic era fuggito solo verso la porta di Corvi, facendosi però rimpallare il tiro da un difensore appena entrato in area, al 37’ la qualità di Romero metteva in evidenza il precario stato di forma della difesa genoana.

Il centravanti dei ducali raccoglieva infatti un pallone sembrato innocuo sulla trequarti, superava facilmente Ostigard in dribbling e arrivato al limite dell’area freddava Bjlow sul suo angolo destro, eludendo anche una diagonale troppo lenta di Marcandalli.

Il Parma sfiorava poi il raddoppio di testa con Touré al 42’ mentre l’evanescente Baldanzi sprecava al 45’ una buona occasione dal limite, spedendo alto sulla traversa.

Ripresa all’insegna degli errori difensivi

All’inizio del secondo tempo, De Rossi non cambiava nessuno ed era ancora Messias ad impegnare Corvi prima al 52’ su corner e poi al 55’ su punizione dal limite.

I rossoblù avevano il possesso palla, ma arrivavano alle trequarti senza idee e spunti che potessero liberarli al tiro.

De Rossi provava ad inserire Puczka per Otoa e El Shaarawy per Ehizibue, ma la musica cambiava davvero quando al 68’ entrava Colombo al posto di Baldanzi.

Il centravanti rossoblù offriva più profondità alla squadra e così inventava al 69’ il delizioso passaggio in mezzo ad una difesa parmense alta e sguarnita, che liberava Osmajc solo davanti a Corvi: la pennellata dell’attaccante montenegrino era precisa, portando il Genoa in parità.

A quel punto sembrava che i rossoblù potessero addirittura vincere la partita.

Il Parma era chiuso in difesa, il Genoa faceva il giro palla cercando lo spazio giusto ma era proprio in questo assetto di gioco che la difesa rossoblù al 79’ faceva l’ennesima “frittata”: errore in appoggio, retroguardia alta e sguarnita, a centrocampo prendeva palla Almqvist (entrato al 56° al posto di Romero) che partiva come un treno puntando Marcandalli, che commetteva l’errore di aspettarlo sul posto senza tentare di “accompagnarlo” verso l’esterno.

L’attaccante parmense lo bruciava nettamente sulla corsa e, appena entrato in area, trafiggeva inesorabilmente Bjilow sulla sua sinistra.

La lunga sosta per cambiare completamente pelle

Ora il Genoa non ha altra strada che reinventare sé stesso.

Certo, i nuovi arrivati devono entrare ancora in condizione ma ormai il tempo è scaduto e se non si comincia da subito a fare punti dopo la lunga sosta, sarà davvero difficile raddrizzare il campionato verso la salvezza.

Servono urgentemente schemi nuovi, giocatori in nuove posizioni, idee di gioco diverse ed una società disposta a intervenire nel mercato invernale là dove non è riuscita a completare il lavoro durante la sessione estiva.

Investire oggi per non sprofondare domani è l’imperativo categorico in casa rossoblù.

19 settembre 2026
La leggenda nerazzurra che abbracciò anche il Grifone

Alzi la mano chi, tra giornalisti e tifosi italiani dai capelli ormai brizzolati, non ha provato un profondo senso di tristezza alla notizia della scomparsa di uno dei più grandi giocatori nella storia del nostro calcio, ossia Sandro Mazzola, il popolare “baffo”.

È persino eufemistico ricordare la sua mirabolante carriera da protagonista nella “Grande Inter” di Angelo Moratti e di Helenio Herrera, durante la quale vinse i trofei più ambiti, come gli scudetti, la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale.

Avuto in eredità un cognome impegnativo, quello del padre Valentino Mazzola, eccelso campione del “Grande Torino” perito nel disastro aereo di Superga nel 1949, Sandro è stato tra i più grandi protagonisti della Nazionale azzurra, vincendo il titolo europeo del 1968 e disputando un mondiale entrato nella leggenda, quello di “Mexico 70”, di “Italia-Germania 4-3”, della famosa staffetta con Gianni Rivera e della finale contro il Brasile di Pelé, che ancor oggi fa scrivere fiumi di inchiostro.

“Con il Brasile giocai tutta la partita – raccontò Sandro Mazzola al Corriere della Sera nel 2017 -. Nell’intervallo mi stavo già cambiando, ma il CT mi fermò: “Cosa fa? Decido io chi gioca e chi no. Ora lei rientra in campo”. Valcareggi ci dava del lei. Con 24 ore di riposo in più, quella partita potevamo vincerla. Ma eravamo distrutti”.

“Il baffo” e il Vecchio Grifone

Se con la maglia azzurra giocò allo stadio Luigi Ferraris il 25 settembre del 1971, in un’amichevole contro il Messico (2-0), e il 31 marzo 1973, in una partita valevole per le qualificazioni ai campionati del mondo del 1974, con il Lussemburgo (5-0), Sandro Mazzola ebbe un’altra esperienza a Genova come dirigente.

Era l’alba dell’avvento alla presidenza del Genoa di Aldo Spinelli, il quale, avendo appena rilevato il club più antico d’Italia da Renzo Fossati nell’estate del 1985, aveva bisogno di competenza ed esperienza per allestire una squadra capace di arrivare alla serie A e restarci con onore.

Sandro Mazzola, reduce da un ciclo di sette anni come consigliere delegato dell’Inter, accettò con entusiasmo il ruolo di general manager di un Genoa da riorganizzare fin nel profondo e nel quale trovò due suoi compagni della leggenda nerazzurra: Spartaco Landini nel ruolo di direttore sportivo e Tarcisio Burgnich in quello dell’allenatore.

Un trio che dava seguito, una decina d’anni dopo, ad un’altra colonna della “Grande Inter” arrivata a vestire la casacca rossoblù: Mariolino Corso.

Il lavoro d’impostazione di Sandro Mazzola risultò ottimo, vista la promozione mancata d’un soffio dal Genoa al termine del campionato di serie B 1985/86, in un rammarico più volte ricordato dal “baffo” nelle sue interviste sulla sua prestigiosa carriera.

18 settembre 2026
De Rossi: “esiste la possibilità di giocare a quattro”

Si avvicina la sfida con il Parma, in programma domenica alle ore 15 allo stadio Tardini, e sale la curiosità di vedere se, ed eventualmente come, Daniele De Rossi modificherà l’assetto tattico del Genoa.

In particolare, l’assenza di Vasquez e i primi, timidi cambiamenti apportati alla formazione di martedì scorso in Coppa Italia contro il Sudtirol, hanno posto l’attenzione sulla possibilità di schierare la squadra con una difesa a quattro, argomento del quale lo stesso De Rossi aveva parlato in sala stampa al termine della gara.

Oggi, durante la conferenza prepartita, il tecnico rossoblù conferma questa eventualità.

“C’è la possibilità di fare qualche cambio – dice De Rossi -. Penso che la difesa a quattro vada studiata più a fondo anche se esiste la possibilità di attuarla. Oggi Ostigard stava bene, anche se è un po’ disidratato. La difesa a quattro non è soltanto un fatto di quanti giocatori difendono, di quanti sono in linea, di quanti aggrediscono. È necessario scegliere in base alle caratteristiche di ogni difensore. Alcuni dei nostri difensori sono sicuramente predisposti a giocare con la difesa a tre. Nel senso che con la difesa a tre hanno fatto le loro migliori prestazioni. Ma tutto ciò si può cambiare e si può fare bene anche con un giocatore in meno sulla linea. Che poi sarebbe un giocatore in più, perché noi siamo sempre a tre ma anche a cinque in fase difensiva. Infatti, aggrediamo sempre alto con i due terzini, andiamo sempre uomo contro uomo, quindi, quando ci troviamo molto bassi nella nostra area, ecco che ci troviamo in cinque in linea”.

L’impiego dei giocatori in nuovi ruoli

L’allenatore rossoblù si è poi soffermato su Puczka, autore di una prova interessante martedì scorso al fianco di Otoa e Marcandalli, in un ruolo per lui quasi inedito.

“Anche Puczka è in crescita. Sta cercando di interpretare il nuovo ruolo con una passione e applicazione incredibile. Ovvio che una partita come quella contro il Südtirol lo può anche agevolare dal punto di vista fisico, in quanto avevamo più possesso palla. Di fronte ad avversari con più qualità, dal punto di vista fisico potrebbe anche soffrire, ma è un giocatore che ci mette intelligenza nel duello. Sta facendo grandi cose. Per lui, secondo me, è un momento di crescita, poiché può imparare un nuovo ruolo. Ed è anche una necessità, perché non abbiamo braccetti di riserva. Infatti, siamo un po’ scarichi di braccetti alternativi a Marcandalli e Vasquez.

“El Shaarawy è qui per fare il quinto”

Nel corso delle interviste si è anche parlato della posizione assunta da El Shaarawy, finora utilizzato come esterno di centrocampo, sebbene nel corso della sua carriera abbia offerto ottime prestazioni anche nei ruoli di trequartista o all’interno di un tridente d’attacco.

“Stiamo riflettendo sul fatto di farlo giocare in un’altra posizione – dice il tecnico rossoblù -, ma solo perché non ha ancora acquisito la forma migliore. Lui viene qui per fare il quinto, perché a Roma occupava quella posizione. Con me ha disputato forse le migliori partite della sua carriera da quinto, marcandosi Leao ed Hernandez a tutta campo. Non è un problema per lui scendere sulla linea difensiva. Magari lo può diventare nel momento in cui non è al massimo della forma. Ma questo è il suo ruolo. Ovviamente è un quinto che va dentro, che sa giocare e prendere le decisioni migliori. Ora gli riduciamo un po’ il raggio d’azione, ma lo facciamo perché deve entrare in condizione, altrimenti il suo ruolo è quello di ricoprire la fascia tutta la partita, avanti e indietro marcandosi anche avversari con gamba, come ha sempre fatto durante la sua carriera”.

“Il Genoa per me è importantissimo, voglio tenermelo”

De Rossi è innegabilmente l’eroe della salvezza ottenuta lo scorso anno, ma a cui l’inizio di questo campionato ha riservato un po’ di delusione, inutile negarlo.

Lui stesso ammette il momento poco felice, spiegando come lo vive.

“Non affronto questo momento tranquillamente – dice l’allenatore - e sarei un bugiardo a dirvi che lo affronto tranquillamente o da scanzonato. Il mio lavoro è importantissimo e il Genoa per me è importantissimo. Ci tengo a fare punti, a fare bene e a tenermi il Genoa, a rimanerci il più a lungo possibile. Non sono intoccabile, ma i mugugni li ritengo meno importanti, in quanto devo capire la loro provenienza. Quando giro per strada, la gente mi dimostra affetto come quando l’anno scorso vincevamo quasi sempre. Qualche insoddisfazione ci sta, ma vedo affetto da parte della gente nei miei confronti e nei confronti dei giocatori. Mi interessa questo. Ho il dispiacere di non aver fatto abbastanza punti, sento la responsabilità nei confronti dei tifosi del Genoa, che con me sono meravigliosi, e nei confronti dei miei giocatori, che con me sono perfetti”.

16 settembre 2026
Vasquez: “sappiamo quello che ci giochiamo da qui in avanti”

L’eroe della giornata è ancora lui: Johan Vasquez, il capitano del Genoa.

Quando quel calcio d’angolo battuto a tre minuti dalla fine da Puczka spiove ben calibrato al centro dell’area, Vasquez, appena entrato, ricorre ad un repertorio spesso risultato decisivo nelle sue 150 presenze con la casacca rossoblù cucita addosso.

Il colpo di testa è perentorio, il coriaceo Sudtirol è finalmente battuto e Vasquez può esultare per la qualificazione agli ottavi di Coppa Italia della sua squadra e per una lunga militanza nel Genoa certificata proprio con la partita di ieri.

“Per me è un onore raggiungere 150 presenze con il Genoa e ripensare a tutto quello che ho vissuto durante questo periodo – dice in sala stampa il capitano rossoblù -. È un onore indossare questa maglia speciale per così tanto tempo, anche perché nel calcio i giocatori vanno e vengono. Quest’anno abbiamo perso giocatori dai piedi buoni, ma sono fiducioso perché quelli arrivati sono altrettanto validi. Ad esempio, Puczka è un grande mancino, lo si è visto non solo sul gol, ma anche durante le azioni della partita”.

Il capitano sprona i suoi compagni

“Penso sia stata una settimana particolare – continua il difensore -. Sappiamo tutto quello che ci giochiamo da qui in avanti e questa vittoria è come benzina per noi. Stiamo vivendo settimane un po' difficili, ma questo tipo di tensione che deriva dall’ambiente è un privilegio e dobbiamo risalire insieme”.

Vasquez, che incitava i compagni dalla panchina prima di entrare in campo, ha le idee chiare sulla crescita della squadra.

“Oggi, contro il Sudtirol, non era facile. Queste sono partite difficili, perché conosciamo l’importanza della Coppa Italia. Credo che i ragazzi si stiano allenando benissimo, stiamo lasciando tutto sul campo di allenamento. È una vittoria che ci da un po' di soddisfazione perché a volte meritiamo un po' di allegria, di essere un po’ contenti”.

Il pensiero del capitano è già rivolto a Parma

“Dobbiamo riconoscere ciò che stiamo sbagliando e lavorare bene, credo sia l'unica cosa da fare – conclude Vasquez -. Volteremo subito pagina su questa partita di Coppa Italia in cui abbiamo passato il turno, per pensare da domani, anzi, anche da oggi, solo al Parma e ai punti che ci servono”.

16 settembre 2026
Il Genoa si aggrappa al suo capitano

Come sabato scorso nell’agguantare il pareggio contro il Frosinone, anche nel gol che a tre minuti dalla fine permette di eliminare il Sudtirol ed approdare così agli ottavi di finale di Coppa Italia, Johan Vasquez ci mette lo zampino, dopo essere entrato negli ultimi dieci minuti della partita.

Per il capitano del Genoa non c’era modo migliore di festeggiare le 150 presenze in maglia rossoblù, risultando al momento come una delle armi principali per trovare la via della rete in una squadra dalla manovra sciolta, ma sterile nella finalizzazione.

Gli schemi tattici

Il Genoa si sistema in campo con una leggera modifica tattica rispetto alle prime due giornate di campionato.

De Rossi imposta la squadra secondo un 3-4-2-1 formato in difesa da Marcandalli, Otoa e Puczka, a centrocampo da Amorim e Wiafe a cui si affiancano gli esterni Mitaj e Drameh, mentre Meichtry e Baldanzi agiscono dietro a Vitinha, per l’occasione unica punta.

Uno schema quasi inedito che però si trova di fronte al serratissimo 4-5-1 proposto dal tecnico altoatesino Possanzini, il quale schiera in difesa Veroli, Brik, Giorgini e Pellini, a centrocampo S. Davi, Burnete, Brik, Tait e F. Davi, mentre il ruolo di unico attaccante è ricoperto da Mixtur.

Il possesso palla rossoblù non sblocca il risultato

Nel primo tempo il possesso palla è tutto rossoblù, ma per vedere la prima occasione da gol bisogna aspettare il 14’, quando Meichtry penetra nell’area avversaria sulla sinistra e mette al centro, dove Wiafe raccoglie e tira in porta; sulla respinta della difesa altoatesina interviene ancora Baldanzi, la cui conclusione a botta sicura viene deviata in corner da Veroli.

Il Genoa non permette al Sudtirol di avvicinarsi alla propria trequarti e costruisce almeno altre due occasioni da rete, prima al 33’, quando Plizzari blocca bene su una pericolosa conclusione di Wiafe, e poi al 40’ con una gran conclusione di Amorim dalla trequarti, sulla quale Plizzari, con un colpo di reni, devia in angolo

Il Genoa insiste; due minuti dopo Drameh entra in area sulla destra, tira in porta ma Plizzari riesce a deviare in angolo.

Calo fisico del Genoa nella ripresa ma ci pensa Vasquez

Nel secondo tempo i rossoblù tirano il fiato lasciando la possibilità agli altoatesini di farsi pericolosi già al 3’, quando F. Davi fugge sulla destra indisturbato e, appena entrato in area, lascia partire un gran diagonale sul quale è bravo Stolz a respingere.

Al 5’ risponde il Genoa con un colpo di testa di Wiafe ma è ancora il Sudtirol a farsi pericoloso all’8’ con S. Davi, il quale dalla sinistra lascia partire un fendente su cui prima Stolz e poi Otoa rimediano in angolo.

De Rossi inizia la girandola dei cambi per rivitalizzare l’attacco: entrano Colombo (Wiafe) e Messias (Baldanzi) e poi El Shaarawy per Drameh, portando più avanti la squadra che con Colombo al 23’ costringe Plizzari in angolo.

Ora la manovra rossoblù è più avvolgente, tanto che El Shaarawy al 28’ inventa lo smarcamento per Messias in area, ma il brasiliano, defilato sulla sinistra, colpisce al volo mandando alto.

La conferma e la prospettiva

Entrano Vasquez per Otoa e Traorè per un rivedibile Meichtry, ossia la conferma e la prospettiva futura dei rossoblù.

La conferma arriva dal capitano Vasquez al 42’, quando colpisce perentoriamente un corner battuto magistralmente da Puczka mandando il Grifone agli ottavi di Coppa Italia contro l’Inter al Meazza, in una sfida ricca di fascino e tutta da seguire.

La prospettiva la si intuisce subito al primo minuto di recupero da Traorè che, pur in difficoltà aerobica, costruisce un numero che vale il prezzo del biglietto: l’attaccante ivoriano si “beve” deliziosamente due avversari al limite e poi modella un rasoterra tagliente che solo la sfortuna indirizza sul palo esterno.

Cominciano i primi lampi di luce, mentre De Rossi medita sostanziali cambiamenti al modulo della squadra.

15 settembre 2026
De Rossi: “a Parma forse difesa a quattro”

La vittoria alla fine meritata ma acciuffata per i capelli in Coppa Italia contro il Sudtirol, fa emergere ciò che De Rossi sta elaborando per cambiare fisionomia di gioco al Genoa, che anche stasera ha evidenziato le note difficoltà in zona gol.

“Essendo squalificato – dice il tecnico rossoblù a fine partita -, oggi avrei voluto far giocare Vasquez per non affaticare gli altri, ma così facendo non avrei mai visto Puczka in quella posizione, che mi ha dato delle risposte positive. Quando avremo tutti i giocatori in condizione, col tempo dovremmo arrivare a giocare anche a quattro, perché è una cosa che noi dobbiamo provare. Abbiamo giocatori offensivi che possono fare il sottopunta, con esterni come Stefan, Messias e anche Ellerson e allora dobbiamo pensare anche a questo. Vediamo se già a Parma, ma è lavoro che va elaborato perché il reparto che si muove come una linea diventa quasi scienza. Insomma, io vorrei giocare sempre a quattro, anche se l’anno scorso a tre siamo stati solidi e abbiamo avuto tanti vantaggi, ma in futuro siamo aperti a tutto, soprattutto per Parma, che è molto prossima. Diciamo che dobbiamo fare valutazioni anche su Ostigard che stanotte è stato alle prese con la gastroenterite”.

Tante indicazioni sui nuovi arrivati …

C’era molta curiosità di vedere i giocatori ancora relegati in panchina, dai quali l’allenatore rossoblù ha tratto segnali positivi.

“Abbiamo avuto indicazioni tattiche su qualche giocatore, ad esempio Puczka – continua De Rossi -. Come braccetto di sinistra, mi sto convincendo che lo possa fare e sono sicuro che lo farà, ma dovevamo capire quanto veloce potesse essere. Anche Mitaj è stato fuori tanto tempo, era stato diciamo indietro nelle gerarchie. Secondo me, anche lui ha fatto un'ottima partita. Poi abbiamo dato minuti a qualcuno che aveva giocato molto poco come El Shaarawy e Traoré. Li abbiamo visti e ognuno verrà valutato in base a quello che ci ha fatto vedere.

Abbiamo cambiato un pochino i giocatori in campo, ma non è che non fossimo interessati a questa partita, però noi siamo interessati al Genoa, che ha bisogno che tutti i giocatori della rosa siano motivati”.

… aspettando Traorè.

Il discorso cade poi sui due giocatori più attesi, il “Faraone” e l’attaccante ivoriano.

“Su El Shaarawy e Traoré faremo le nostre valutazioni – conclude De Rossi -. Credo che fra i due ci sia una differenza di condizione fisica, cioè accomunarli e associarli penso sia sbagliato, perché Stephan è molto più avanti. Traorè ha dimostrato quello che già sapevamo, cioè che sarebbe andato in difficoltà dal punto di vista aerobico, e così è stato. Però con due palle ricevute, con una ha fatto un assist e con l’altra ha preso un palo. Voglio dire, senza usare parole esagerate, Traorè gioca ad un altro ritmo, ha un'altra visione di gioco. È veramente forte e non ci dormiamo la notte per rimetterlo in condizione di essere al massimo”.

15 settembre 2026
Stadio Luigi Ferraris: quale futuro?

Oggi, alle ore 14, il Consiglio comunale di Genova prenderà la decisione finale sulla concessione del diritto di superficie dello stadio Luigi Ferraris a Genoa e Sampdoria, previsto per i prossimi novant’anni.

Com’è noto, il tutto si inserisce nel profondo piano di restauro secondo il progetto di Hembert Penaranda, volto a conferire all’impianto tutte le normative logistiche e di sicurezza previste dal regolamento Uefa, offrendogli così la possibilità di inserirsi tra i candidati per ospitare alcune partite degli europei di calcio del 2032.

Inserito in un contesto urbano ristretto e complesso, il Ferraris però non permette, secondo le attuali normative, un ampliamento strutturale che possa incrementarne la capienza, tenendo conto dell’aumento degli spazi destinati al confort di ogni spettatore.

Il risultato di questo passaggio obbligato, fermo restando i rigidi parametri di intervento, prevede un’ulteriore decurtazione della capienza: dai 33.205 posti attuali ai 31.603 del nuovo progetto.

Il malcontento dei tifosi rossoblù

In cerca anche di investitori privati che rendano possibile l’inizio dei lavori, l’amministrazione comunale, nel percorso di analisi e approvazione del progetto, non ha mai coinvolto in modo concreto i principali utenti dell’impianto, ossia le tifoserie cittadine.

In particolare, il pubblico del Genoa si è distinto negli ultimi anni attraverso incredibili performance nel riempimento del Luigi Ferraris, attestandosi stabilmente sopra ai 26 mila abbonati e dando vita a numeri che lo collocano tra le principali tifoserie italiane in termini di spettatori allo stadio.

La riduzione della capienza viene dunque percepita come un elemento frenante dello sviluppo del bacino d’utenza e dello stesso brand del club rossoblù, tanto che la tifoseria organizzata, in occasione della riunione del Consiglio comunale, ha deciso di prendere posizione.

L’Associazione Club Genoani propone nuove soluzioni

Dunque, se si investono cospicui capitali per la ristrutturazione del Luigi Ferraris, è altresì necessario tenere conto della crescita della tifoseria genoana e della sua partecipazione attiva alla vita del club.

Oltre ad uno striscione che apparirà prima della riunione del Consiglio comunale, l’Associazione Club Genoani mette sul tavolo proposte concrete che meritano almeno di essere valutate.

Tenendo conto dei criteri di sicurezza, i tifosi organizzati rossoblù propongono settori nei quali il pubblico assisterebbe alla partita in piedi, secondo quanto già sperimentato negli stadi tedeschi.

La cosiddetta “standing zone” permetterebbe così di aumentare la capienza disponibile del nuovo Ferraris, sebbene non sia prevista dall’attuale sistema normativo italiano.

Ed allora ecco la richiesta dei tifosi all’amministrazione comunale: allargare il confronto tra Ministero dell’Interno, Commissione parlamentare per lo sport, FIGC e CONI, in modo da verificare se esitano altre soluzioni che non penalizzino l’utenza dell’impianto.

Vedremo se l’amministrazione comunale mostrerà stavolta sensibilità nei confronti della tifoseria del club più antico d’Italia.

14 settembre 2026
De Rossi fissa l’obiettivo: ottavi di Coppa Italia

Già in sala stampa al termine della partita contro il Frosinone, il tecnico del Genoa Daniele De Rossi era stato chiaro: “martedì saremo di nuovo qui a Marassi per affrontare il Sudtirol. Cercheremo di fare una partita seria e passare assolutamente il turno”.

La Coppa Italia ha infatti in programma domani alle ore 18 allo stadio Luigi Ferraris l’incontro a eliminazione diretta tra rossoblù e altoatesini, che darà il lasciapassare per una sfida affascinante, ossia gli ottavi di finale della competizione allo stadio Meazza contro i campioni d’Italia dell’Inter.

Il Sudtirol Alto Adige occupa al momento il terzo posto nella classifica di serie B ed è reduce da un ottimo pareggio casalingo contro il quotato Modena, che ha raggiunto l’1-1 solo a due minuti dalla fine.

Il tecnico biancorosso Possanzini si dichiara molto soddisfatto dei suoi ragazzi, intenzionati ad andare a Genova con la forza della spensieratezza, cercando di mettere in difficoltà i più quotati avversari.

Il tecnico rossoblù valuta diverse novità

Causa l’indisponibilità del campo di allenamento “Signorini” di Pegli, il Genoa si sta allenando al centro sportivo di Novarello, analizzando ciò che non ha perfettamente funzionato nel corso di quest’inizio di campionato.

Sotto osservazione, tutte le varianti tattiche in grado di dare alla manovra rossoblù maggiori possibilità offensive, in modo da arrivare più spesso al tiro in porta.

Si parla di un possibile impiego fin dall’inizio di Meichtry o Wiafe, finora utilizzati a basso minutaggio, ma anche El Shaarawy potrebbe trovare più spazio o addirittura essere impiegato dal primo minuto.

Possibile anche l’utilizzo di quegli esterni che non hanno ancora trovato spazio negli schemi di De Rossi in campionato e arrivati in rossoblù dal mercato estivo con molte aspettative, ossia Drameh, Mitaj e Puczka.

Anche Vasquez potrebbe trovare spazio nella formazione titolare, in quanto squalificato per la prossima giornata di campionato a Parma.

Previste tariffe ridotte per gli abbonati

In occasione della partita, la società rossoblù ha previsto prezzi agevolati dedicati ai propri abbonati e titolari DNA Genoa, che potranno acquistare il biglietto presso i consueti canali ufficiali.

13 settembre 2026
Genoa: un punto per ripartire

Diciamo la verità: forse il brillante Frosinone di ieri era tra gli avversari meno indicati per rilanciare un Genoa ancora alla ricerca del pieno recupero dei tanti, importantissimi nuovi arrivati e di un modulo di gioco adatto a farli rendere al meglio.

I pochi passi avanti mostrati dai rossoblù sono infatti da registrare principalmente alla voce determinazione e lotta agonistica, che però da sola non basta per avere ragione dei ciociari, squadra ricca di automatismi e in continua crescita dal punto di vista tecnico e della personalità, sotto la sapiente guida di Alvini.

Del resto, era apparso chiaro fin dall’inizio che in campo ci sarebbe stato lo stesso Genoa di inizio campionato.

Confermata la difesa a tre su Vasquez, Ostigard e Marcandalli con il lavoro di interdizione di Frendrup, Sow era incaricato di prendere le redini del centrocampo cercando di ispirare la coppia d’attacco Colombo-Osmajic, gli inserimenti di Baldanzi sulla tre quarti mentre sulla fascia sinistra De Rossi schierava ancora Ellertsson.

Unica novità di giornata, l’impiego nella formazione iniziale di Ehizibue come esterno destro.

Insomma, il solito 3-5-2 che si opponeva ad un Frosinone disposto con il solo Raimondo nel ruolo di punta pura, però supportato da un centrocampo dinamico e veloce, propizio ai continui inserimenti in attacco e organizzato sull’incisività di Kvernadze, la fantasia di Schmid, le incursioni di Ghedjemis e Calò nonché sul prezioso lavoro di cerniera e costruzione di Masini, posizionato davanti ad una difesa a quattro schierata con Bracaglia, Cittadini, Calvani e Oyono.

Il primo tempo sornione dei ciociari

Rispetto alle prime partite, in effetti il Genoa cercava maggiore verticalità nell’azione.

Quel gol annullato al 6° a Baldanzi per un impercettibile tocco di Osmajic in posizione di outside scaturiva da un affondo di Ellertsson sulla sinistra e sembrava preludere ad un pomeriggio felice per i rossoblù, ma il Frosinone rimaneva compatto, non aspettando altro che l’occasione giusta per colpire.

Ciò avveniva al 13° quando Schmid imbeccava Kvernadze, vera spina nel fianco del Genoa, lanciandolo in una difesa rossoblù nell’occasione mal disposta in campo.

Marcandalli interveniva troppo “leggero” su Kvernadze, il quale eludeva l’avversario, entrava in area e batteva imparabilmente Bjilow.

Sullo svantaggio il Genoa reagiva dal punto di vista nervoso, mostrando però sempre le stesse difficoltà nel creare spazi, superiorità numerica e finalizzazione del gioco.

Emblematiche le occasioni mancate da Sow con un tiro appena sopra la traversa (19°) e soprattutto quella clamorosa di Baldanzi, liberato al 21° davanti a Palmesani da un tocco di Colombo, ma che si vedeva il tiro deviato dal portiere frusinate.

Proprio sul finire del primo tempo ancora Baldanzi tirava in porta, ma in piena area Cittadini deviava con il braccio aperto: veementi proteste rossoblù, Rapuano non interveniva ma il redivivo Var lo invitava al monitor: primo rigore della stagione in serie A.

Tuttavia, Colombo sprecava malamente, spiazzando il portiere ma mandando rasoterra il pallone fuori sulla sua sinistra.

Per il Genoa è un’autentica mazzata.

Messias regala maggiore imprevedibilità

Nella ripresa De Rossi mandava subito in campo Messias al posto di Baldanzi e la manovra rossoblù acquisiva maggiore imprevedibilità.

Non è un caso se proprio dal brasiliano partiva l’azione che procurava il calcio d’angolo (49°) su cui Vasquez batte al volo in area agguantando il pareggio.

Passano dieci minuti quando De Rossi decideva di mandare in campo l’atteso El Shaarawy, in mezzo ad un tributo di applausi dei tifosi, ma il “Faraone” rilevava Ehizibue mettendosi largo sulla sinistra e non nella trequarti campo, posizione più propizia alle sue proverbiali giocate.

Tuttavia, l’ex romanista tirava fuori dal cilindro spunti interessanti, servendo al 68° sulla sinistra Vasquez, il cui traversone in area veniva respinto da Calvani a pochi metri dalla linea di porta.

Dopodiché, saliva in cattedra il Frosinone, supportato dagli ingressi in campo di Hasa, Fini e Bobcek.

Complice anche l’ingenua espulsione di Vasquez all’86°, l’ultimo quarto d’ora è tutto frusinate: Bjilow sale sugli scudi all’80° respingendo un tiro di Calaiò, al 91° togliendo dalla linea di porta una conclusione di Raimondo e al 93° bloccando in due tempi un tiro pericoloso di Hasa.

È ancora troppo poco

Se alla fine il pareggio viene accettato, in casa rossoblù si è consapevoli che c’è ancora tantissimo lavoro da fare.

Non si sente solo il bisogno di recuperare i nuovi giocatori, ma anche di dare loro una collocazione idonea in campo, per farli rendere al meglio.

Si avverte la necessità di trovare nuove soluzioni, sia in fase offensiva e sia nell’impostazione del gioco, dove appare evidente il mancato arrivo di un centrocampista di regia.

Invece, l’abbondanza di esterni costringerà De Rossi a fare scelte precise sulle fasce, che potranno verosimilmente influenzare con il tempo anche la scelta del modulo di gioco.

Ora tutti in partenza per un mini-ritiro, poiché martedì già incombe la Coppa Italia a Marassi contro il Sud Tirol.

12 settembre 2026
De Rossi: “non è giusto dire che il Genoa ha poca qualità”

In una partita rimasta fino all’ultimo aperta a qualsiasi risultato, il pareggio alla fine è parso ben accetto dal tecnico rossoblù, che tuttavia ha respinto l’osservazione secondo cui, specie nel primo tempo, la squadra abbia giocato con poca qualità.

“Non mi sembra giusto dire che il Genoa ha poca qualità – dice De Rossi -. La squadra ha fatto la sua partita e secondo me nel primo ha creato occasioni, potendo andare in vantaggio. Abbiamo preparato una partita molto verticale, conoscendo le loro caratteristiche di aggressività sull’uomo. Non abbiamo visto il solito gioco che a volte abbiamo fatto, proprio perché siamo andati molto in verticale e davanti siamo stati bravi a tenere palla. Gli episodi non ci sono girati a favore, ma comunque la partita di oggi fa parte di un percorso, dell'inserimento di alcuni giocatori e di un momento in base al quale dobbiamo lavorare. Però dire che i giocatori non hanno personalità o che la squadra non ha una personalità è poi la stessa cosa e mi sembra un po' ingeneroso. La squadra dà la sensazione più che altro di avere dei buoni giocatori, ma non che abbia ancora quell'identità che forse c’è già nella testa. Allora questo è un altro discorso e ve lo lascio dire perché magari dipende da me. Secondo me, oggi abbiamo trovato un avversario contro il quale, se avessimo giocato come al solito, ci avrebbe creato problemi, recuperando tanti palloni. Siamo aperti alle critiche, però, secondo me, noi abbiamo un'identità ben precisa che crescerà in base alla conoscenza dei giocatori, all'entrata in condizioni di altri giocatori arrivati da poco e che sappiamo avere dei minutaggi molto ristretti. Oggi secondo me abbiamo fatto una partita seria contro un avversario che sta dando fastidio a tantissime squadre che è un grande momento di forma. Il Frosinone ha dei giocatori che oggi stanno facendo prestazioni importanti”.

L’impiego di Messias

Con l’ingresso di Messias all’inizio della ripresa si è visto un Genoa più spigliato e pericoloso, e quindi si chiede al tecnico se non sia il caso di impiegare il brasiliano fin dal primo minuto.

“Per quanto riguarda Messias dall'inizio, il discorso è sempre lo stesso – dice il tecnico rossoblù -. L’anno scorso l'abbiamo fatto giocare all'inizio quando proprio non potevamo farne meno, ma se posso lo tengo in panchina per l'ultima mezz'ora nel secondo tempo. Lui sta meglio, ma il suo fisico a volte, quando l’abbiamo stimolato troppo dal punto di vista del minutaggio, ne ha risentito”.

In vista del turno di Coppa Italia, il Genoa si ritira per qualche giorno

“Saremmo andati in ritiro anche se avessimo vinto perché abbiamo bisogno di rifare i campi di allenamento – dice De Rossi -. Ringrazio il presidente che li ha rifatti ancora una volta. È un'altra cosa che ci farà molto bene, cioè quella di ritornare ad allenarsi su un campo buono. Ci farà anche bene stare insieme, ma fra un paio di giorni saremo di nuovo qui. Non ho dubbi, questa squadra si salverà, anche se capisco che questi momenti non fanno piacere a nessuno. Vogliamo dare gioia ai nostri tifosi e darcene anche da noi”.

11 settembre 2026
De Rossi: “Siamo a zero punti. Non è piacevole e non fa bene”

Ieri Daniele De Rossi ha tenuto la consueta conferenza stampa prima della partita, che vedrà il Genoa impegnato sabato a Marassi contro il Frosinone.

Il tecnico rossoblù ha parlato francamente dopo le prime tre giornate di campionato.

“Siamo a zero punti e, a prescindere dal calendario avuto, non è piacevole e non fa bene – ha detto De Rossi -. Dobbiamo muoverci noi ma muovere anche la classifica, soprattutto davanti ai nostri tifosi. Sappiamo che sabato avremo una partita difficile, perché incontreremo una squadra che sa giocare al calcio e ottiene ottimi risultati, ora anche in serie A. Quindi, avremo il massimo rispetto per il Frosinone”.

L’analisi dell’allenatore approfondisce la presunta mancanza di qualità che avrebbe dimostrato la squadra nel corso di quest’inizio del campionato.

“Dire che nella nostra squadra c’è mancanza di qualità è per me ingeneroso. Molti giocatori sono gli stessi dello scorso anno anche se El Shaarawy e Traorè saranno pedine molto importanti per noi. Lo scorso anno credo avessimo maggiore facilità di arrivare al tiro e forse ora abbiamo tolto un pochino di gol. Quindi, dobbiamo lavorare attraverso altre trame e altre individualità, rispetto a quelle che avevamo immaginato ad aprile e maggio quando prendemmo nota in una bozza come avrebbe dovuto essere la squadra in questa stagione. Non credo che questa sia una squadra debole e anzi penso che alla lunga uscirà fuori, magari facendo anche più punti dello scorso anno”.

El Shaarawy, Traoré, Meichtry e Wiafe in attesa dell’inserimento in squadra

Si è tanto parlato del recupero dei nuovi arrivati per dare una svolta al gioco della squadra e De Rossi ha subito toccato l’argomento.

“Non vedo l’ora di far giocare El Shaarawy, Traoré, Meichtry o Wiafe, ma dobbiamo cercare il momento in cui metterli, il momento giusto per loro in cui passano dare il massimo del sostegno alla squadra. Comunque, Wiafe e Meichtry hanno già giocato quasi sempre bene e secondo me saranno sempre di più della partita nel prossimo futuro”.

De Rossi e il popolo rossoblù: l’amore è ormai sbocciato

Il tecnico ha poi voluto parlare dell’incredibile manifestazione d’affetto dei tifosi in occasione del 133° anniversario della fondazione del Genoa, tenutosi lunedì scorso nel borgo cittadino di Boccadasse e al quale lui stesso, insieme ad altri giocatori, ha partecipato.

“Ci tengo a ringraziare di nuovo per quella dimostrazione di affetto. È vero che siamo solo all’inizio del campionato, ma zero punti danno fastidio un po’ a tutti quanti. La dimostrazione di affetto è stata forte, anche perché non era rilevante la classifica o quanti punti avessimo, ma l’amore nei confronti del Genoa. Che non ci sia stato spazio per polemiche, rimbrotti o rimproveri mi ha fatto tanto piacere. Mi hanno detto che gli altri anni a volte sono andati con il pullman di tutta la squadra e mi è dispiaciuto, perché quell’affetto non lo puoi trasmettere, lo devi vedere con i tuoi occhi, lo devi vivere sulla tua pelle e per me vale molto di più di una serie di allenamenti o di quattro ore di video in cui spiego quanto i tifosi sono bravi, carini e simpatici con noi. Quello che abbiamo visto in campo finita la partita con il Como è secondo me una dimostrazione forte, ma l’altra sera è stato per me qualcosa di speciale. Questa è una piazza unica, lo dico sempre, fare pochi punti mi disturba molto di più proprio per questo. Questa è una piazza che meriterebbe tante gioie in più”.

10 settembre 2026
Il giovane Frosinone sfida a Marassi lo storico Grifone

È un confronto relativamente recente quello che vede l’undici ciociaro contro il club più antico d’Italia, ma non per questo meno entusiasmante.

Dopo una lunga storia relegata nelle categorie inferiori, tra scioglimenti e rifondazioni, la squadra calcistica della Valle Latina viene ricostituita nel 1963 dal presidente Cristofari, che annuncia la nascita dello Sporting Club Frosinone.

Dal 1966 il Frosinone naviga tra la serie D e la serie C, fino a quando nel 1990, dopo aver mancato per un soffio la promozione in serie C1, deve affrontare un nuovo fallimento.

Ancora una volta rifondati, i ciociari disputano per tre stagioni il C.N.D, poi la serie C2 e, infine, sotto la presidenza di Maurizio Stirpe, conquistano la Serie C1 per poi iniziare la storica scalata alla serie B, raggiunta nel 2006 e nella quale ottengono un’onorevole salvezza, in una “super” cadetteria a cui partecipano anche Juventus, Napoli, Genoa e Bologna.

Retrocesso nuovamente in Lega Pro Prima divisione nel 2011, il club ciociaro compie addirittura un doppio salto, approdando nel 2015, per la prima volta nella sua storia, in serie A.

Uno dei pericoli per il Genoa: Antonio Raimondo

La partita in programma sabato alle ore 15 allo stadio Luigi Ferraris vede per i rossoblù, ancora fermi a zero punti in classifica, molte insidie.

Il Frosinone di Massimiliano Alvini è squadra sbarazzina, agile e coraggiosa al punto giusto, tanto da conquistare ben sei punti nelle prime tre giornate.

Al netto della sconfitta interna contro la Juventus alla prima giornata, dove avrebbero potuto avere miglior fortuna, i ciociari hanno nettamente messo sotto la Fiorentina all’Artemio Franchi (0-3) per poi avere ragione del Venezia al Benito Stirpe (3-2), con il gol decisivo di Kvernadze all’83°.

Nelle ultime due gare è però salito sugli scudi il ventiduenne centravanti Antonio Raimondo, autore di una doppietta sia nell’una e sia nell’altra partita nel corso delle quali ha messo in mostra le doti dell’attaccante moderno, mettendosi al servizio della squadra ma mostrando anche uno spiccato fiuto in zona gol.

Tuttavia, Raimondo non è l’unico punto di forza dei ciociari, che vedono la possibilità di creare spazi in attacco impostando l’azione anche dalle fasce.

Lo stesso Giorgi Kvernadze è un esterno rapido in grado di creare superiorità numerica, mentre la fisicità e la corsa del terzino sinistro Gabriele Bracaglia, abile anche sui calci piazzati, costituiscono un’arma in più nelle soluzioni offensive.

Nondimeno, il Genoa dovrà fare molta attenzione anche allo svizzero Dominik Schmid, impiegato dal tecnico Alvini come cuscinetto tra il centrocampo e l’attacco per concludere direttamente in porta o favorire gli inserimenti dei compagni.

Il Genoa è ancora un cantiere aperto

Mentre il Frosinone è una squadra con una precisa identità, i rossoblù sono invece alla ricerca di una loro fisionomia.

Il fatto di non aver potuto schierare gran parte dei nuovi acquisti ha certamente condizionato, in queste prime tre partite, le prestazioni della squadra, che ora guarda anzitutto al completo recupero di Stephan El Shaarawy ed Hamed Traorè.

Dando per probabile la conferma della coppia d’attacco Colombo-Osmajic, sia il “Faraone” e sia l’attaccante ivoriano potrebbero trovare spazio almeno durante il match, creando molta aspettativa sulla posizione in campo che andrebbero ad occupare: se cioè di spalla ad una delle due punte, oppure dietro ai due attaccanti o magari sugli esterni, dove tra l’altro sono attesi anche i recuperi di Kingsley Ehizibue e Cody Drameh, già distintosi negli allenamenti per le sue caratteristiche di rapidità e corsa.

Sempre alle prese con il lavoro differenziato Elias Havel, per il quale calano le possibilità di vederlo in campo sabato a Marassi.

Se da una parte si avverte la mancanza di un vero centrocampista di regia (Sow e Amorim sono gli unici in grado di interpretare il ruolo, sebbene non ne abbiano le specifiche caratteristiche), dall’altra scalpita Franz Meichtry, ancora alla ricerca di un utilizzo fin dal primo minuto dopo gli interessanti subentri nelle ultime partite.

Anche la classe di Junior Messias si candida ad un inserimento nella formazione iniziale, completando la serie dei giocatori che potrebbero cambiare radicalmente il volto del Genoa, sia nelle prestazioni individuali e sia nel modulo di gioco.

A Daniele De Rossi il compito di modellare la nuova fisionomia della squadra rossoblù.

08 settembre 2026
Grande attesa per i nuovi arrivati

C’è molta aspettativa nell’ambiente rossoblù di vedere all’opera i nuovi acquisti del calcio mercato.

Le tre sconfitte consecutive in campionato e i problemi emersi in fase di finalizzazione, rendono necessario lo studio di schemi alternativi, che possano offrire alla squadra maggiore imprevedibilità in attacco.

In queste prime tre giornate, tra gli ultimi arrivati soltanto Sow ed Osmajic sono stati impiegati, contro il Como, fin dal primo minuto, mentre Meichtry ed Ehizibue hanno invece trovato spazio partendo dalla panchina.

Se a ciò si aggiunge il momento di forma non ottimale di Vitinha e l’impiego di Messias solo a gara in corso, è comprensibile come il Genoa fatichi a trovare sbocchi offensivi, nonostante abbia dimostrato, contro Napoli e Lazio, ordine tattico in fase di interdizione e buona disposizione in campo.

Il recupero dei nuovi giocatori

Inutile dire che i due giocatori maggiormente attesi sono Hamed Traorè e Stephan El Shaarawy.

L’attaccante ivoriano è ormai sulla strada del pieno recupero dall’infortunio muscolare all’adduttore, che lo ha afflitto in questi mesi.

Opportunamente, Daniele De Rossi non ne ha affrettato il rientro, ma sabato contro il Frosinone a Marassi sembra possibile l’impiego dell’ex attaccante dell’Olympique Marsiglia, almeno durante la gara.

Eventuale utilizzo partendo dalla panchina anche per il “Faraone”, sebbene dovuto a motivi diversi.

L’ex romanista, in questi mesi rimasto tra gli svincolati, si è allenato senza squadra ma facendosi trovare in ottime condizioni fisiche nei primi test sostenuti con De Rossi.

Se il finale della gara contro il Como non fosse stato ormai compromesso, El Shaarawy avrebbe probabilmente già salutato il suo pubblico, ma contro i ciociari è possibile sugellare il suo ritorno con la casacca rossoblù soprattutto se la partita richiedesse l’impiego di un giocatore della sua classe e delle sue caratteristiche.

Senza dimenticare lo scalpitante (e interessantissimo) Samuel Wiafe, a tentare il recupero dopo una contrattura (senza lesioni) è anche Elias Havel.

Giocatore veloce e abile ad attaccare gli spazi nelle difese avversarie, l’attaccante austriaco ha caratteristiche diverse dalle punte centrali Lorenzo Colombo e Milutin Osmajic, potendo così fare coppia con uno o l’altro.

Possibile variazione del modulo

C’è inoltre molta curiosità anche nell’utilizzo dei nuovi esterni.

Kingsley Ehizibue è entrato in campo a partita in corso contro il Como, dopo appena due giorni dal suo arrivo da svincolato e dunque non ancora in grado di offrire il meglio delle sue caratteristiche.

Fisicamente strutturato e dotato di buona corsa, l’ex Udinese può dare molto alla squadra, sia partendo come quinto di centrocampo o in linea con la difesa.

Invece, arrivato dall’Hull City, dopo un esordio in Premier League e diverse presenze in Championship, Cody Drameh si distingue negli allenamenti come un esterno rapido e di grande gamba, in grado di dare notevole spinta sulla fascia e creare nuove opportunità per la squadra.

Ecco che man mano Daniele De Rossi può cambiare volto al Genoa, così come era stato pensato nel mercato estivo.

Il 3-5-2 visto finora, può tramutarsi in un 3-4-2-1, con una punta centrale alle cui spalle operano due trequartisti a fare da cuscinetto con il centrocampo; oppure, nelle successive partite di campionato, potrebbe prospettarsi la possibilità di adottare un 4-3-3, cambiando completamente l’impostazione della squadra.

Dunque, per De Rossi si prepara il tempo delle scelte.

07 settembre 2026
133 anni e non dimostrarli: buon compleanno, Genoa!

Chissà se la sera del 7 settembre 1893, presumibilmente intorno alle ore 21, quella trentina di lavoratori d’Oltremanica era consapevole di dar vita al club di football più antico d’Italia, ad una delle passioni sportive più profonde e coinvolgenti del nostro Paese nonché ad un modo di vivere che va al di là di una semplice squadra di calcio.

Il circolo polisportivo fondato presso gli uffici del Consolato britannico in via Palestro 10/4 a Genova, già radunava al Campasso di Sampierdarena giovani genovesi per giocare al calcio con le nuove regole della Football Association del 1863.

Era George Fawcus, valente giocatore nell’Inghilterra degli anni Settanta dell’Ottocento, ad introdurre questo nuovo gioco, che all’interno del club verrà poi sviluppato dal 1896 da James Spensley, primo capitano della squadra di football del Genoa.

Il Genoa tra i sette fondatori della Federazione e primo campione d’Italia

Il Genoa Cricket and Athletic Club sarà quindi il fondatore – e, oggi, unico superstite - della Federazione Italiana del Football (dal 1909 ridenominata Federazione Italiana Giuoco Calcio) insieme a Football Club Torinese, Internazionale di Torino, Società Ginnastica di Torino, SEF Mediolanum, Società Ginnastica Ligure Cristoforo Colombo e Unione Pro Sport Alessandria.

In una precisione di dati che dovrebbe rendere possibile spostare le statistiche del nostro calcio al primo campionato e non soltanto dalla stagione 1929/30, il Genoa trova il tempo di attrezzarsi e vincere, l’8 maggio 1898, il primo titolo di campione d’Italia in un quadrangolare giocato al Velodromo Umberto I di Torino e a cui partecipano Football Club Torinese, Società Ginnastica di Torino e Internazionale di Torino, sconfitta in finale, in dieci uomini, da un gol del genoano Leaver nei tempi supplementari.

Il Genoa, da qui in poi ridenominato Cricket and Football Club, compie così una grande impresa umana e sportiva, poiché un eroe rimane parimenti nella storia sia vincendo le battaglie con lance e spade e sia usando armi ipertecnologiche.

Ecco perché passeranno nella leggenda anche gli altri titoli pionieristici del 1899, 1900, 1902, 1903 e 1904.

La casacca rossoblù si appunta per prima il tricolore dello scudetto

Assegnato al Genoa il titolo italiano del 1915 (mancava una sola giornata alla conclusione, quando la FIGC aveva sospeso il campionato con un’assurda quanto precipitosa decisione), arriva in Italia il primo “mister” del calcio italiano, ossia William Garbutt, per circa un anno destinato a rivestire anche il ruolo di C.T. della Nazionale azzurra.

Prende vita la leggendaria squadra degli anni Venti, quella del “figlio di Dio” Renzo De Vecchi, di Giovanni De Prà, di Ottavio Barbieri, di Luigi Burlando, di Edoardo Catto ed Ettore Leale, che detta legge su tutti i campi d’Italia.

Arrivano i titoli italiani del 1922/23 – quello disputato, prima squadra del nostro campionato, senza neppure una sconfitta -, della tournée sudamericana (prima squadra italiana a giocare in Argentina e Uruguay, contro le nazionali più forti del mondo di quel periodo) e del nono titolo vinto nel 1923/24, quello che permetterà ai campioni d’Italia di fregiarsi dello scudetto tricolore, che verrà appuntato, per la prima volta nel nostro campionato, proprio sulla casacca del Vecchio Grifone.

Prima squadra italiana, insieme alla Juventus, a disputare le competizioni internazionali come la Coppa Europa (“nonna” della Champions League), il Genoa sfiora il decimo scudetto nel 1930, nel 1938 (dopo aver vinto la Coppa Italia nel 1937) e nel 1940.

Danele De Rossi: “il Genoa ti entra dentro”.

Insignito dal CONI della Stella e del Collare d’oro al merito sportivo, Il Genoa, dagli anni Sessanta in poi, ha dovuto convivere con una storia che stride di fronte al suo mirabolante passato.

Qualche lampo di gloria, alcuni effimeri spiragli di luce a prescindere dai quali il punto di forza della leggenda rossoblù è stato depositato, da una generazione all’altra, nel popolo genoano, sempre più composto da giovani entusiasti.

Una continua forza di rinnovamento completamente discostata da risultati deludenti o stagioni sofferte e che anche ieri sera ha trovato lo spunto di radunare migliaia e migliaia di giovani tifosi entusiasti, intenti a manifestare il loro amore per il club più antico d’Italia nel suggestivo borgo cittadino di Boccadasse.

Un amore autentico, che ha lasciato ancora una volta a bocca aperta i giocatori e Daniele Rossi, il quale, commosso, ha detto a tutti che “il Genoa ti entra dentro”.

“Un giorno in meno alla Stella”, dicono salutandosi i tifosi genoani, in un incrollabile atto di fede che un giorno dovrà pur essere esaudito.

05 settembre 2026
Il Genoa si arrende allo strapotere del Como

Davvero troppo forte il Como di Fabregas per il Genoa attuale.

Con una tecnica sopraffina ma facendo anche leva su una fisicità schiacciante, ricca di strappi, velocità e senso dell’anticipo, ieri sera allo stadio Luigi Ferraris i lariani hanno dato una chiara dimostrazione di cosa significhi utilizzare il giro palla per creare spazi, verticalizzare l’azione e concludere in rete.

Il 4-2-3-1 proposto da Fabregas prevede una continua interscambiabilità tra i reparti; Valle, De Cunha e Baturina finalizzano a turno il giro palla sulla sinistra, mentre la stessa cosa fanno a destra Couto, Perrone e Diao, dando vita a continui e improvvisi inserimenti negli spazi creati nella difesa avversaria.

In questo conteso, Nico Paz, alle spalle della punta Douvikas, può sfoggiare al meglio le sue grandi qualità, raccogliendo gli assist dagli esterni o andando al tiro, spesso letale, dopo aver proposto l’uno-due per farsi trovare smarcato davanti alla porta.

Tutto ciò, supportato da una precisione nei passaggi davvero altissima e da un possesso palla che non permette all’avversario di riorganizzarsi.

La partita si decide al 19°

Sembra paradossale dirlo, ma il Como prendeva prepotentemente in mano la partita solo dopo che Osmajc (buona prova la sua) aveva al 19° deviato in rete una bella palla messa al centro da Colombo, portando in vantaggio i rossoblù.

Fino a quel momento, se gli uomini di Fabregas avevano già minacciato la porta di Bjilow su tiri di Couto al 7° e di Valle al 16°, il Genoa sembrava potersi riproporre negli spazi lasciati dai lariani soprattutto con gli spunti di Baldanzi, impiegato sulla sinistra in una posizione inedita.

Ma dopo il gol del centravanti montenegrino, il Como ha cominciato a stringere il proprio cappio senza lasciare scampo al Genoa, pareggiando al 25° con un tiro dal limite di Baturina (Bjilow un po’ incerto) e mettendo la freccia cinque minuti dopo con Diao, che dalla destra convergeva al centro e mettendo alle spalle del portiere rossoblù.

Ci pensava poi Nico Paz, al 40°, a far pendere l’incontro verso la sua squadra, realizzando la terza rete su azione di contropiede.

Il Como controlla nella ripresa

Generoso l’inizio di ripresa del Genoa, che, con l’ingresso forse tardivo di Messias, tentava un recupero assai difficile.

Al netto però di alcune opportunità per i rossoblù di accorciare le distanze, i lariani mostravano pieno controllo della partita dando sempre l’impressione di andare in rete non appena premuto l’acceleratore.

Ciò avveniva puntualmente al 78°, quando Diao siglava la sua doppietta raccogliendo un assist in profondità di Kean.

Le future scelte di De Rossi

A questo punto per il Genoa si impongono diverse riflessioni.

La squadra, ancora inchiodata a zero punti in classifica dopo tre giornate, ha un assoluto bisogno di imprevedibilità e inventiva.

Mentre ci si chiede perché Messias o Meichtry non siano entrati già sul vantaggio rossoblù, di fronte alle maglie più aperte della difesa comasca, l’auspicio è invece il sollecito recupero di Traorè, El Shaarawy e Havel, giocatori in grado di dare maggiori opportunità offensive alla manovra rossoblù.

E sabato prossimo arriva a Marassi il Frosinone, in una partita che già non bisogna sbagliare.

04 settembre 2026
De Rossi: “sono stati più forti di noi”

Daniele De Rossi non è certo il tipo da arrampicarsi sugli specchi, tanto meno dopo un 1-4 subito in casa di fronte ad un avversario nettamente superiore.

“Non è facile giocare contro di loro perché non sono solo tecnici ma anche molto fisici – dice De Rossi -. Il Como è la squadra che più mi ha impressionato. Noi abbiamo fatto qualche errore che andremo a migliorare e perfezionare, ma contro di loro devi essere perfetto per sperare di portare i punti a casa e perché su una tua minima imprecisione creano subito un'azione pericolosa.

Penso che sia più difficile preparare una partita contro il Como che contro tante altre big.

Il problema è che con loro devi fare una scelta. Puoi anche aspettarli bassi, senza però toccare praticamente mai la palla, perché hanno qualità e in tanti sanno palleggiare. La cosa incredibile è la loro qualità fisica, la gamba, lo strappo, la forza atletica abbinata ovviamente alla tecnica. Alla fine, oltre alle qualità fisiche e tecniche hanno un grande allenatore che fa giocare benissimo questa squadra.

Volevo andare all'intervallo sotto di due a uno – continua il tecnico rossoblù -, perché sapevo che poi possono accadere degli episodi, nonostante si fosse già vista la differenza tra le due squadre. Bisogna essere perfetti, ma forse devi essere anche un po' fortunato perché loro non hanno solo una grande prestanza fisica, ma ti possono fare gol anche come hanno fatto, cioè con il giro palla. È frustrante perché abbiamo provato a portare la partita sul piano che volevamo, cioè cercando la giocata. Abbiamo messo Bandanzi dalla parte opposta proprio per questo. Speravamo di mantenere il risultato, di riuscire a spingerci un pochino fuori dalla nostra metà campo. Secondo me, abbiamo fatto delle cose interessanti, compresi quelli che sono entrati che hanno cercato di creare qualcosa. Dobbiamo lavorare meglio dal punto di vista della pressione.

Sono comunque fiducioso per il futuro, perché il reparto d'attacco ha mostrato miglioramenti, nonostante i piccoli problemi fisici che hanno alcuni giocatori.

Tuttavia – conclude De Rossi -, è difficile analizzare un quattro a uno e dire che i giocatori hanno fatto delle buone prestazioni. Secondo me, possiamo recriminare poco, perché, ripeto, erano molto forti, sono stati più forti di noi. Il loro allenatore è stato più forte di me e tutto questo è stato abbastanza lampante”.

04 settembre 2026
Genoa tra Como e ingaggio di Ehizibue

Nonostante il mercato ormai chiuso, il Genoa è rimasto attivo nel perfezionare la squadra a disposizione di Daniele De Rossi.

Svanito l’acquisto dal Leicester di Woyo Coulibaly, la società rossoblù ha ancora sfruttato le opportunità presentate dal mercato degli svincolati, ingaggiando per la fascia destra il trentunenne olandese Kingsley Ehizibue.

Strutturato fisicamente e dotato di un’ottima corsa in progressione, Ehizibue è in grado di ricoprire sia il ruolo di terzino destro e sia la posizione di quinto di centrocampo, offrendo alla squadra varie soluzioni tattiche.

L’esterno olandese di origini nigeriane è reduce da un’esperienza di quattro anni con la maglia dell’Udinese, raccogliendo 115 presenze e 4 gol che lo hanno portato ad essere uno dei punti di forza della squadra friulana.

Tuttavia, sette anni fa Ehizibue era già stato sul punto di vestire la casacca rossoblù, ma all’atto della firma contrattuale aveva rinunciato, motivando il ripensamento per motivi personali.

Ora, con la firma apposta ieri nel tardo pomeriggio nella sede del club a Villa Rostan, l’ex Udinese entra a far parte della rosa rossoblù, garantendo fisicità, tecnica ed esperienza al mister De Rossi.

Stasera partita di cartello contro il Como

Alle ore 20,45 di stasera, allo stadio Luigi Ferraris il Genoa affronterà il Como di Cesc Fabregas, reduce da una bellissima e convincente vittoria allo stadio Maradona di Napoli.

Daniele De Rossi pare intenzionato ad affrontare i lanciatissimi lariani con la solita difesa a tre (Vasquez, Ostigard e Marcandalli) un centrocampo formato da due esterni (Ellertsson e Sabelli), un costruttore di gioco (Sow) e un interditore (Fredrup) a supporto di due punte di ruolo (Colombo e Osmajic).

In uno stadio che, come sempre, si preannuncia tutto esaurito, De Rossi, insieme a giocatori come Traoré, Messias, Meicthtry e Amorim, porterà in panchina i nuovi arrivati Ehizibue e El Shaarawy, con quest’ultimo in predicato di disputare una quindicina di minuti e riabbracciare così gli entusiasti tifosi rossoblù.

03 settembre 2026
Il giorno del “Faraone”

Come preannunciato, nel tardo pomeriggio di ieri El Shaarawy ha dato ufficialità al suo ritorno nel club più antico d’Italia, dopo sedici, brillantissimi anni di carriera.

Visibilmente emozionato, il “Faraone” si è sottoposto alle visite mediche di rito per poi firmare il contratto di un anno con opzione per il secondo, al raggiungimento di alcuni obiettivi nel corso della stagione.

È la ciliegina sulla torta di un mercato estivo intelligente, che permette a Daniele De Rossi di avere più varianti sul piano dell’imprevedibilità offensiva e forse di valutare anche modifiche al modulo di gioco.

Se giocatori come Messias, Traorè, Meichtry, Baldanzi, Venturino e, appunto, El Shaarawy, impiegati a rotazione, raggiungono lo scopo di creare spazi sfruttando corsa e dribbling, rimane sul tavolo la possibile conferma del 3-5-2 o del 3-4-2-1, con la prima soluzione basata su uno di questi giocatori al fianco della punta di ruolo oppure la seconda, impostata sull’avanzamento di due trequartisti alle spalle del primo attaccante.

Da non trascurare anche un possibile 4-3-3, più spiccatamente offensivo ma che prevederebbe due soli difensori di posizione tra Ostigard, Vasquez e Marcandalli ed attuabile solo dopo aver attentamente valutato il rendimento degli esterni difensivi Drameh e Mitaj.

Un mercato intelligente

Due pedine importanti erano annunciate in uscita e due pedine sono state cedute: Norton-Cuffy ed Ekhator.

Vero, sul fronte delle cessioni significative c’è anche da segnalare quella del sedicenne Roberto Scaglione al Parma di fronte ad una cifra davvero alta per un ragazzo della sua età, ma gli investimenti previsti su diversi giovani e promettenti prospetti – uno su tutti, Robinho junior – confermano la volontà della società rossoblù di investire sul futuro.

Non solo, ma va anche registrato lo sforzo del club nel riscattare Colombo e Baldanzi, acquistare centrocampisti come Sow e trattenere giocatori fondamentali, richiestissimi dal mercato, come Frendrup, Vasquez, Ostigard e Marcandalli, che possono essere considerati punti essenziali nella costruzione di un valido progetto tecnico.

Sensazioni nuove in società

Ciò che balza subito all’occhio di un attento osservatore delle vicende rossoblù, è senz’altro il fatto di aver quasi interamente reinvestito sul mercato quanto ottenuto dalle cessioni.

Mentre lo scorso anno gran parte del ricavato dalle plusvalenze era stato destinato anche alla gestione del club, all’inizio di questa stagione l’esercizio della società dovrà probabilmente essere coperto in altri modi, come ad esempio le entrate dalle voci merchandising, sponsor e contributi tv, sulle quali il management rossoblù sta ottenendo risultati eccellenti.

Esiste però un altro modo per coprire le spese di gestione: gli aumenti di capitale.

02 settembre 2026
El Shaarawy: si attendono novità tra questo pomeriggio e la mattinata di domani

Sono ore febbrili quelle che intercorrono tra la società rossoblù e Stephan El Shaarawy, sempre più vicino ad un romantico ritorno verso la casacca del club più antico d’Italia.

Dopo un lungo confronto, servito anche per valutare tutte le opportunità offerte dal mercato, il “Faraone” sembra davvero ad un passo a ritornare tra le braccia del Vecchio Grifone, società che l’ha lanciato nel calcio professionistico tra il 2008 e il 2010 dopo una lunga trafila nelle giovanili rossoblù.

Dunque, si attendono notizie importanti tra il pomeriggio di quest’oggi e la mattinata di domani.

Seguite i prossimi aggiornamenti.

01 settembre 2026
Il Genoa al fischio finale del mercato

Dopo aver modificato la fascia sinistra, ottenendo una plusvalenza di circa due milioni per la cessione di Aaron Martin al Racing Santander (era arrivato a parametro zero dal Magonza), il Vecchio Grifone cambia interpreti anche su quella destra, grazie ad una doppia operazione con l’Hull City.

Norton-Cuffy, infatti, prende la via dell’Inghilterra sulla base di una valutazione di circa 14 milioni, mentre a intraprendere il percorso inverso dall’Hull City in rossoblù è il venticinquenne laterale destro Cody Drameh, già giocatore di Leeds United, Cardiff City e Luton Town.

Terzino offensivo, all’occorrenza impiegabile anche come quinto di centrocampo, Drameh ha acquisito un’importante esperienza tra Premier League e Championship, distinguendosi per corsa, spinta e rapidità sulla fascia destra.

Mentre svanisce proprio sul filo di lana l’operazione destinata a portare dal Leicester l’esterno difensivo, ex Parma, Woyo Coulibaly, il club rossoblù produce un’altra plusvalenza cedendo proprio al Parma il giovane promettente Roberto Scaglione, sulla base di due milioni di euro più 3 di bonus e una percentuale del 15% sull’eventuale rivendita del giocatore.

Almeno in questa sessione di mercato, non è stata definita invece la trattativa segnalata per il difensore Martinez Quarta, rimasto al River Plate.

Rimane così ancora scoperto il ruolo dell’esterno offensivo in grado di dare maggiore imprevedibilità all’attacco rossoblù.

Tuttavia, proseguono i contatti con lo svincolato El Sharaawy, tra gli auspici dei tifosi rossoblù per il buon esito della trattativa.