

Pietro Celeste
In Casa Bologna
19 ottobre 2026
Il Bologna regge un tempo poi crolla: troppa Inter per i rossoblù
Ospite nella ricca cornice del Dall'Ara, condita dalla solita sciarpata che accompagna i padroni di casa all'ingresso in campo e a un ritrovato "One More Time", c'è l'Inter di Christian Chivu. I nerazzurri sono reduci dalla seconda sconfitta - su due - in Champions League, anche se questa meno preventivabile; dunque, più rumorosa. Ad attendere la capolista c'è un Bologna, che, invece, ha trovato il suo primo successo in campionato e l'entusiasmo in settimana ha accompagnato i ragazzi di Palladino fino al giorno della partita. L'impatto, infatti, è dei migliori: Pobega entra in area di rigore dopo appena diciotto secondi, ma Piccoli manca l'appuntamento al gol. Lo stesso Piccoli costretto a lasciare il terreno di gioco poco dopo la mezz'ora, con i padroni di casa avanti grazie alla bordata del già citato Pobega. E' lo stesso centrocampista a sfiorare la via del raddoppio a più riprese: prima con il destro schiacciato, poi con la fiammata sulla traversa da buona posizione. Il colpo di testa di Pio, sul quale interviene prontamente Skorupski, è solo il preludio del gol del pari, arrivato sul tramonto della prima frazione con la torsione meravigliosa di Thuram sul cross di Barella dalla destra.
Il tracollo e le mosse di Chivu
Nella ripresa è un monologo nerazzurro. Il calo fisico testimoniato anche da Palladino alla vigilia è evidente: il suo Bologna non oltrepassa più la metacampo. I cambi di Chivu portano immediatamente i suoi frutti: dopo appena trentotto secondi dal suo ingresso, Carlos Augusto si fa trovare pronto sul secondo palo, raccogliendo il cioccolatino di Zielinski solo da scartare. Bonny ci prova in tutte le salse: prima è il polacco a chiudergli lo specchio, poi la bandierina del quarto uomo dopo aver lasciato sul posto l'ex Darmian e aver imbucato sotto le gambe l'estremo difensore rossoblù. Tutti gli sforzi, però, alla fine vengono ripagati; su una meravigliosa ripartenza dell'Inter, iniziata da Calhanoglu, proseguita da Mkhitaryan e Carlos Augusto, è lo stesso centravanti francese a chiudere i conti, calando il tris finale.
11 ottobre 2026
Il Bologna può finalmente sorridere: Orsolini-Enem regalano la prima vittoria
La sosta si sa lasciare le cose a metà: si sa come ci si lascia, ma mai come ci si ritrova. Squadre disossate in vista degli impegni dei nazionali e organici che dire ridotti per certe rose è perfino riduttivo. Questa poi di sosta non è stata come al solito, bensì più lunga. In questa sorta di mini-ritiro il Bologna ha potuto indossare finalmente il nuovo abito: Palladino ha lavorato duramente con i superstiti a Casteldebole, accogliendo gli ultimi rientranti qualche giorno fa. La trasferta di Lecce doveva rappresentare un nuovo inizio, ma al contempo la prima di una serie di sei finali che accompagneranno il Bologna da qui fino alla prossima sosta.
Il racconto
Nemmeno il tempo di mettersi comodo che Matteo Darmian è stato subito chiamato in causa al momento del bisogno: scenario incentivato da un Theate out all'ultimo minuto per via di una contusione subita nell'allenamento della vigilia. Dentro anche Casale e di nuovo Orsolini, il quale ci ha impiegato appena diciassette minuti per tornare a bussare con un'acrobazia meravigliosa in perfetto stile Inter nel giorno di Pasqua di due stagioni fa. Nella ripresa, ci ha pensato un'uscita a vuoto di Pessina a rimettere in carreggiata un Lecce, poi spinto dal Via del Mare. I salentini hanno avuto anche la palla della rimonta. Rimonta siglata dal neo entrato Enem sul secondo assist di giornata di un Cambiaghi in spolvero. I rossoblù, poi, hanno saputo reggere ai colpi a sprazzi dei padroni di casa, oltre che a un Pessina continuamente incerto nelle uscite, seppur graziato.
Di nuovo la foto di rito
Al triplice fischio, passerella dei giocatori del Lecce sotto la propria Curva; Orsolini (uscito malconcio nel finale lasciando i suoi in dieci) e compagni sotto lo specchio del settore ospite con tanto di foto di rito. Sorrisi che mancavano da tanto, troppo tempo per un'isola felice come quella rossoblù. Prossimo appuntamento: Lecce a Udine, il Bologna accoglierà l'Inter capolista al Dall'Ara sabato alle 18.
05 ottobre 2026
Bologna-Calafiori: un infinito amore a distanza
Riccardo Calafiori è il tipico "belloccio" che ha saputo incantare un'intera città, non solo le ragazzine. Dopo esser stato uno dei protagonisti della cavalcata del Bologna in Champions League sotto la gestione di Thiago Motta, ecco che strade si sono inevitabilmente separate, specie quando a bussare alla porta c'è una squadra di Premier League, e nemmeno una qualunque. La carriera del classe 2002 fino a quel momento avrebbe potuto prendere una piega diversa, se non fosse stata per la convincente chiamata del Bologna, che due stagioni più tardi ne fece una grossa plusvalenza (non l'unica di quella estate).
Non poteva che essere al Dall'Ara
Del passaggio dalla Serie A alla Premier, dal Bologna all'Arsenal, ne avrebbe potuto risentire chiunque, non so se ti chiami Riccardo Calafiori. Stagione altisonante la prima (seppur con qualche infortunio), coi fiocchi la seconda -condita dal titolo di "Campione d'Inghilterra", 22 anni dopo l'ultima volta per i Gunners. Una Nazionale conquistata proprio grazie alle prestazioni con il Bologna, un Europeo in cui è stato uno dei pochi sufficienti nella disfatta corale, e la prima gioia in azzurro questa sera. Dove? Al Dall'Ara, sotto l'Andrea Costa, tra la folla che un tempo era la sua, ma che mai ha smesso di amarlo. Il bacio spedito come in occasione della prima rete (fu doppietta) con la maglia del Bologna in quel rocambolesco tre pari con la Juventus sotto i fuochi d'artificio. Un amore contraccambiato: "Credo ci sia qualcosa di scritto per me in questo stadio e in questa città. E' un'emozione difficile da spiegare. Volevo ringraziare tutti in qualche modo e credo di esserci riuscito", ha poi aggiunto a fine partita.
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