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Stefano Brianti

20 Ottobre 2026

In Casa Parma


20 ottobre 2026
Parma-Torino: confusione, lentezza e i reparti sfilacciati

Al Tardini va in scena una squadra crociata impaurita, schierata male e senza identità. Le scelte di Gilardino non convincono e la frattura tra società e tifoseria è ormai evidente. Urge ricompattarsi.

Se il campionato è un esame di maturità, il Parma visto ieri contro il Torino è stato bocciato su tutta la linea. Non tanto per il risultato - un ko che ci può stare contro un Torino solido - quanto per il come. Un Parma insicuro, titubante, slegato in tutti i reparti, che ha mostrato tutti i limiti visti nelle ultime settimane amplificati da scelte tecniche un po’ cervellotiche.

La formazione iniziale: Gilardino non convince

La prima perplessità nasce dal fischio d'inizio. Fuori Sierro, l'unico centrocampista con esperienza, geometria e capacità di dettare i tempi in una squadra giovane. Una scelta che ha tolto equilibrio e leadership in mezzo al campo. E poi il “caso Lontani”: il giovane attaccante più in forma, quello che salta l'uomo e accende la luce, parte ancora dalla panchina. Entra nella ripresa e cambia faccia alla squadra, ma ormai è tardi. Perché non dal 1º?

Difesa alta, spregiudicata e lentissima

Gilardino vuole una squadra coraggiosa, ma il coraggio senza organizzazione è suicidio. Linea difensiva altissima, a 40 metri dalla porta, con ripiegamenti lentissimi. Il Torino ha trovato praterie ad ogni transizione. Emblematico il caso Carlos: impacciato nei movimenti, in ritardo sulle diagonali, palesemente fuori forma. Un giocatore che in questo momento non può reggere quel tipo di calcio propositivo.

Corvi, il lontano parente di sè stesso

Il portiere è lo specchio dell'insicurezza della squadra. Corvi ieri è sembrato sempre sotto pressione, poco sicuro nelle uscite e titubante con i piedi. Corvi sembra essere il lontano parente di quel portiere che la scorsa stagione fu chiamato a sostituire l'infortunato Suzuki - oggi meritatamente in Premier League - La scorsa stagione aveva mostrato personalità e affidabilità. Sembra aver perso gran parte della fiducia dell'ambiente.

L'ostinazione Touré

Capitolo attacco. L'insistenza su Touré, ex Atalanta, è ormai difficile da difendere. Anche ieri prestazione deludente: mai nel vivo del gioco, spalle alla porta, spesso inconsistente, zero tiri pericolosi. Un attaccante che da mesi non incide ma continua ad avere una maglia da titolare garantita. Un'ostinazione che penalizza chi, come Lontani, scalpita in panchina. Una squadra non compatta, ma impaurita

Il dato più preoccupante

Il Parma ieri non è stato compatto e grintoso come ci aveva abituato. È sembrato insicuro, titubante, con reparti lunghissimi e nessuna comunicazione verbale e gestuale da parte dei più esperti. Una squadra che gioca con la paura di sbagliare, e proprio per questo sbaglia tutto. Manca la cattiveria, manca il recupero delle “seconde palle”, manca il mutuo soccorso.

Giocatori fuori ruolo

A peggiorare il quadro, alcune scelte di adattamento incomprensibili. Il Capitano Del Prato, garanzia come braccetto di destra o terzino di spinta, schierato in una posizione ibrida che ne mortifica le qualità. E lo stesso Lontani, quando entra, messo a fare il centrocampista invece che vicino alla porta dove può far male. Si snaturano i giocatori migliori.

La frattura più grande: tifoseria vs Dirigenza-Proprietà

Fuori dal campo, il segnale più triste: il Tardini mormora, contesta sottotraccia ma anche palesemente e soprattutto il clima nei tifosi si è svuotato emotivamente. Lo stacco tra la Curva e la Dirigenza-Proprietà è ormai acclarata. La gente non si riconosce più in un progetto percepito come distante, poco comunicativo, senza un legame vero con la città. Senza il pubblico, il Parma perde il 30% del suo valore. Cosa serve ora: ricompattamento e “Mea Culpa”

Non bastano tre punti. Urge un ricompattamento totale e un clima unitario

Serve da parte di tutti: dai giocatori e da Mister Gilardino in primis, che deve avere il coraggio di fare scelte più logiche e meno ideologiche. Dalla tifoseria, che deve rimanere l'arma in più anche nel momento difficile. Ma serve soprattutto un segnale forte, accomodante, da parte della società. Un mea culpa pubblico da parte del Direttore Generale Cherubini, che spieghi la rotta, che si assuma responsabilità, che riavvicini la gente. Senza chiarezza e senza unità d'intenti, questa stagione rischia di diventare una lunga agonia.

Il Parma ha bisogno di tornare ad essere una cosa sola. Oggi non lo è.

18 ottobre 2026
Parma -Torino, quanti incroci: Oristanio torna da ex, tantiI i doppi ex del passato

Lunedì 19 ottobre alle 20:45 il Tardini ospita Parma - Torino. Settima giornata di Serie A. Una partita che vale punti pesanti, ma che porta con sé anche tante storie di ex.

L'uomo più atteso: Oristanio

Il nome in cima alla lista è quello di Gaetano Oristanio. Un anno fa era a Parma. Arrivato dal Venezia via Cagliari, ha vissuto una stagione piu in scuro che in chiaro. Discreto inizio, poi sempre meno spazio. 21 presenze totali, poco più di 900 minuti in campo, un solo gol, quello contro il Cagliari.
Le ultime sette partite le ha viste quasi tutte dalla panchina, tra scelte tecniche e un fastidio al ginocchio. A fine stagione il Parma ha deciso di non esercitare il riscatto.

La nuova vita al Toro

In estate è ripartito dal Torino. Lo ha voluto fortemente Ignazio Abate, che lo vede perfetto per il suo 3-4-2-1 o 3-5-2 alle spalle delle punte. Finora ha giocato poco: tre presenze, 132 minuti complessivi. Ma nell'ultima gara contro l'Udinese è partito titolare. Un segnale importante. Al Tardini torna da ex, con voglia di dimostrare di meritare di più.

Parma e Torino hanno un legame di mercato che dura da oltre trent’anni.

Dal 2005, con l'arrivo di Cairo al Torino, sono 15 i giocatori passati da una maglia all'altra. Darmian, ex bandiera granata ed ex gialloblu A Torino è stato una bandiera: 151 partite, 6 gol, il gol nel derby ancora ricordato da tutti. Dopo l'esperienza al Manchester United, è tornato in Italia proprio a Parma: 37 presenze e 1 gol nella stagione 2019-20.

Amauri, idolo da una parte e dall'altra

Poi c'è Amauri. A Parma è stato uno degli attaccanti più amati degli ultimi vent'anni: 27 gol in tre stagioni. Ha chiuso la sua carriera in Italia proprio con la maglia granata: 30 presenze e 3 gol.

Ansaldi e gli altri

Cristian Ansaldi ha fatto oltre 120 presenze con il Torino dal 2017 in poi, da titolare fisso. Poi l'ultima stagione a Parma, nel 2022, da leader dello spogliatoio prima del ritiro.
E poi tanti altri: Alessandro Rosina e Simone Barone, cresciuti a Parma e poi protagonisti a Torino nei primi anni di Cairo.

I veterani: Bucci, Mussi e Fuser
Luca Bucci, cinque anni al Torino e poi il ritorno a Parma dal 2004 al 2008.
Roberto Mussi, oltre 100 presenze in granata tra l'89 e il '94, poi una carriera lunga in gialloblu.
Diego Fuser, simbolo degli anni d'oro di entrambe le società

Gli incroci più recenti

Yann Karamoh: 41 presenze e 5 gol a Parma, poi 58 presenze con il Torino.
E ancora Cesare Bovo, Cristian Molinaro, Vincenzo Grella, Stefano Fiore, Andrea Gasbarroni, Marco Osio, Paolo Vanoli.

Parma - Torino: una partita dentro la partita.

14 ottobre 2026
Parma - Torino: Lunedì sera al Tardini è già sfida determinante

Il Monday Night chiuderà la settima giornata del Campionato di Serie A e quella del Tardini non è una partita come le altre. Parma e Torino si affrontano in un duello che profuma già di scontro salvezza. In palio non ci sono solo tre punti, c'è la possibilità di cambiare l'inerzia di un avvio di campionato discretamente difficile per entrambe le squadre.

Come le due compagini arrivano alla sfida

Il Parma si presenta con il peso dell'ultima posizione in classifica. Diciottesimo posto, quattro punti raccolti, un solo successo. Il debutto è stato amaro contro il Cagliari in casa, poi il doppio stop con Juventus e Como, il pari lievemente incoraggiante con il Monza e la liberazione con il Genoa, il 2-1 del 20 settembre che ha sbloccato la casella delle vittorie. Poi la battuta d'arresto netta e inequivocabile a Milano contro l'Inter, un 3-0 che ha lasciato il segno, nonostante l'arrivo sulla panchina gialloblù di Mister Alberto Gilardino.

A livello statistico

i numeri del Parma dicono 4 gol fatti e 10 subiti, ma dentro c'è di più: il Parma crea poco ma quando colpisce lo fa con un giovane in particolare: Simone Lontani che è sicuramente la sorpresa più lieta con tre reti già a referto nelle partite ufficiali, invece El Bilal Touré è l'uomo che crea maggiormente azioni da gol con due assist all’attivo. Dietro serve ritrovare la solidità di Troilo, Carlos e del capitano Delprato.

Dall'altra parte il Torino di Ignazio Abate arriva con un altro spirito. Dodicesimo con sette punti, i granata hanno vissuto però un avvio altalenante: tre ko nelle prime cinque gare, poi un pari e finalmente il sorriso.

Il 2-1 di lunedì scorso contro l'Udinese ha ridato ossigeno all’ambiente granata: prima la rete di Santos Bragança, poi il momentaneo pareggio friulano, infine la zampata di Kulenovic che ha deciso il match dello Stadio “Grande Torino”. Sette i gol fatti, nove quelli presi ma soprattutto la sensazione di una squadra che ha ritrovato fiducia.

La sfida Parma - Torino vale doppio

Se guardiamo la classifica là sotto è veramente corta.. Il Parma vincendo aggancerebbe proprio il Torino a quota sette e metterebbe la testa fuori dalla zona calda. Il Torino vincendo volerebbe a più sei sui crociati e darebbe uno strappo importante alle inseguitrici, in attesa della sfida interna col Monza.
Non è ancora tempo di verdetti, ma è già tempo di segnali. E il Tardini, che si annuncia caldo, vuole essere il dodicesimo uomo.

Cosa aspettarsi in campo

Gilardino dovrebbe confermare il 5-3-2, con Corvi tra i pali nonostante l’errore decisivo contro l’Inter, la linea difensiva guidata da Troilo e Carlos con Del Prato a spingere sulla fascia destra e Drobnic a fare il “braccetto centrale” di sinistra e poi Valeri con le sue “scorribande mancine”, invece in mezzo al campo spazio al “cervello” di Bernabé, la quantità di Keità e il ballottaggio tra Ordonez e Sierro, davanti si spera nella titolarità di Romero supportato da Tourè o Lontani.
Abate potrà rispondere con il suo 3-5-2, fatto di fisicità dietro, tanta “gamba” sulle corsie con Lazaro e Biraghi, in mezzo Ricci e Bragança a dettare i tempi, davanti la coppia Kulenovic-Zapata pronta a far male. Sarà una partita di duelli individuali, di seconde palle recuperate e di episodi.

Il Parma dovrà alzare il ritmo e l'intensità, il Torino proverà a sporcare la partita e ripartire.

11 ottobre 2026
Inter - Parma: il giudizio sul nuovo ciclo di Gilardino resta sospeso. Ora testa al Torino

Per il Parma, dopo la sconfitta di domenica contro l'Inter a San Siro, il giudizio è sospeso. Dipenderà molto dalla partita casalinga con il Torino di lunedì 19 ottobre.

Non vorrei ci fosse un fraintendimento di fondo: prima il Parma faceva tutto male e adesso invece "cerchiamo di giocare".
Se nella scorsa stagione il Parma totalizzô f45 punti, significa che squadra e tecnico utilizzarono al massimo la tecnica e la tattica, sia quella individuale che quella collettiva per ottenere quei 45 punti con una squadra e una rosa di caratura medio-bassa.

Mister Cuesta, calcisticamente parlando, non mi faceva impazzire.

Non tanto per il gioco espresso in sé - quelle sono tutte elucubrazioni mentali, dal mio punto di vista - quanto perché assiduamente non sapeva "leggere" le partite e effettuava cambi, spesso sbagliati nei modi e nei tempi.
Bisogna però dare atto a Carlos Cuesta di aver dato a una squadra giovanissima una quadra a livello comportamentale, di valori e di spirito di gruppo. Difficilmente una squadra si salva nel massimo campionato italiano se non è in possesso di questi ingredienti.

Nel calcio non esistono ricette vincenti

è un gioco che si basa troppo sull'estro, sull'invenzione del singolo, sull'errore del singolo, sugli episodi e sulla casualità. L'allenatore deve essere più un demiurgo che un trainer sportivo.

L’ errore di Corvi (e Keita)

L'altro capitolo riguarda la costruzione - che io chiamo distruzione - del gioco dal basso: è una mia crociata che porto avanti dal primo giorno in cui ho visto praticare questa nefandezza calcistica. Non esiste scambiarsi la palla con il proprio portiere, spesso nell'area piccola. Questo giochetto, attuato contro squadre "normali", può portare a subire caterve di gol e a patire handicap pesanti. I passaggini tra portiere e difensori funzionano solo in fase iniziale, quando la squadra avversaria non pressa alto e ti attende sulla trequarti.
Credo comunque che, a mente fredda, il giudizio sul nuovo corso di Mister Gilardino debba essere "sospeso". La partita di ieri non fa testo: troppo grande il divario tecnico e fisico tra le due squadre, troppo il timore da parte di tutti nell'affrontare la partita, Gilardino compreso.
Ritroviamo la fiducia, ritroviamo la compattezza e la grinta, componenti fondamentali per ottenere la salvezza.

Il commento statistico

- 13' Sucic, 19' rig. Calhanoglu, 31' Thuram. Tutti gol nel primo tempo, partita chiusa lì.
- I numeri dicono: 60% possesso Inter contro 40% Parma,
- ⁠12 tiri totali a 8, ma 6 nello specchio contro 2.
- ⁠541 passaggi tentati dall'Inter contro 433 del Parma.
- Il Parma ha provato a reagire nella ripresa - primo tiro nello specchio solo al 55' con Troilo - ma Corvi ha evitato un passivo più pesante parando su Esposito
- ⁠contro una capolista che viaggia a 16 punti in 6 partite e che ha il miglior attacco, la costruzione dal basso del Parma a San Siro è diventata un boomerang.
- ⁠Il rigore del 2-0 nasce proprio da un contatto in area dopo un possesso prolungato e un pestone di Diego Carlos su Esposito visto al VAR.

09 ottobre 2026
Gilardino torna a casa: il bomber del “violino” è il nuovo allenatore del Parma

Parma torna ad abbracciare uno dei suoi figli più amati. Ormai da giorni Alberto Gilardino è il nuovo allenatore del Parma Calcio 1913. Un ritorno che sa di destino, 21 anni dopo l'addio.
Per chi ha vissuto il Tardini e il Parma Calcio nei travagliati ed emozionanti primi anni duemila, se ricordiamo il crack Parmalat dell’ex Patron Calisto Tanzi, il nome di Bomber Gila è quasi sacro. Arrivato nell'estate del 2002 dal Verona del D.G. Pastorello e voluto fortemente da Mister Cesare Prandelli, il ragazzino della provincia piemontese trovò con il tempo la sua maturazione a Parma. Lo score in Crociato recita così: 116 presenze ufficiali e 56 gol fatti dal 2002 al 2005, numeri importanti: 23 gol in Serie A nel 2003-04, altri 23 l'anno dopo.

L'ultimo segnato, il più pesante, è stato senza ombra di dubbio il gol nello spareggio salvezza contro il Bologna nel giugno 2005, che aveva tenuto il Parma (all’epoca in Amministrazione Straordinaria) in Serie A e che è stato anche il suo ultimo “marchio” in gialloblù, di quella sera il nitido ricordo dei 9000 tifosi Gialloblù festanti in Curva San Luca. Nella Stagione successiva di trasferì al Milan per l’importante cifra di 25 milioni di Euro. Da quel momento in poi un susseguirsi di trionfi: Campione del Mondo nel 2006, squadre blasonate come Milan, Fiorentina, Genoa, ma Parma è rimasta sempre nel suo cuore.
Ora la storia si ribalta. Non più i “ruggiti” nelle aree di rigore avversarie, ma la panchina da cui guidare la giovanissima squadra Crociata.

Gilardino arriva a Collecchio dopo l'esonero di Carlos Cuesta (domenica 27 settembre). Dopo aver rescisso aver rescisso il contratto che ancora lo legava al Pisa Calcio, dove era stato esonerato a febbraio scorso, Gilardino ha successivamente firmato un contratto che lo legherà al Parma fino al 30 giugno 2027 con opzione per altre due stagioni in favore del club Ducale.
Per lui è una carriera da allenatore iniziata dal basso, fatta da una gavetta di cui va fiero: Rezzato, Pro Vercelli, Siena, la Primavera del Genoa e poi l’agognata Serie A proprio con i Grifoni genovesi, portati ad una tranquilla salvezza.

Ora la chiamata del Parma, che per lui non è una squadra qualsiasi.

Il timing è perfetto: il Parma ha appena trovato la prima vittoria stagionale, quel 2-1 al Genoa al Tardini con i gol di Romero e Almqvist che ha donato all’ambiente un minimo di tranquillità, e la sosta per le Nazionali, ormai terminata. Due settimane per lavorare, per ricaricare le pile e recuperare i pezzi da novanta come Bernabè, e per inculcare le sue idee.
La filosofia di Mister Gilardino è chiara: "La fonte di tutto sono le caratteristiche dei giocatori, mi adopero per creare ad ognuno di loro un vestito personalizzato".

Lavoro, umiltà , verticalizzazioni e gol, un 3-5-2 votato paradossalmente all’attacco.

Alla ripresa subito un incontro dal sapore particolare: sabato 10 ottobre alle 18:00 a San Siro contro l'Inter di Cristian Chivu, proprio l'allenatore che nel 2025 era stato sostituito dal giovane maiorchino Cuesta.
Il Tardini è pronto a suonare di nuovo il suo violino. Questa volta dalla panchina come un Direttore d’Orchestra nella terra di Giuseppe Verdi e di Arturo Toscanini.

Bentornato a casa, Bomber Gila.