

Gabriele Lucchini
In Casa Juventus
18 ottobre 2026
Tracollo Juve contro la Lazio (0-3): Stadium imbufalito, Spalletti in bilico?
Il vuoto pneumatico e la lezione di Gattuso
Una Lazio debordante aggancia l'Inter in vetta alla classifica e passeggia, con irrisoria facilità, sulle macerie di una Juventus ormai in declino irreversibile. L'esito della gara dello Stadium non è banalmente mai stato in discussione: i biancocelesti si sono mostrati sempre pericolosi, la Vecchia Signora mai. I padroni di casa sono apparsi fin dalle prime battute intrappolati nel loro consueto grigiore: lenti, scolastici, prevedibili.
Con Spalletti confinato in tribuna (strascico dell'arroventato finale di Cagliari), il vice Domenichini sceglie la strada del conservatorismo, lasciando a prendere freddo in panchina Conceicao, Zhegrova e, soprattutto, il tonnellaggio di Woltemade. Il divario tattico in campo è talmente netto da risultare imbarazzante: gli uomini di Gattuso interpretano la sfida con la maturità dei forti, sigillando ogni spazio. A centrocampo non c'è partita: Sarr e Douglas Luiz vengono sistematicamente asfaltati, trascinando nel loro abisso anche l'incolpevole faticatore McKennie.
L'agonia di Celik e l'imbuto offensivo
Davanti, la Juventus è inesistente. Kolo Muani è costretto a girovagare a cinquanta metri dalla porta per mendicare un pallone giocabile, prova con sgroppate sulla fascia, ma finisce con lo "svuotare" inesorabilmente l'area di rigore laziale, complici anche gli inserimenti di Nico Gonzalez, che definire velleitari è un eufemismo.
Sulla corsia opposta va in scena un autentico massacro tattico: un maestoso Isaksen fa letteralmente impazzire il malcapitato Celik. Il terzino è costantemente lasciato in inferiorità numerica dalla sovrapposizione sistematica di Floriani e dal colpevole, reiterato ritardo nei rientri difensivi di Alajbegovic. In un quadro di simile sottomissione, è quasi un dettaglio che il vantaggio ospite maturi a soli dieci minuti dall'intervallo, grazie a un perentorio stacco di Provstgaard su cioccolatino di Zaccagni.
Il delirio tattico e i titoli di coda
Nella ripresa, lo spartito non subisce variazioni. L'ingresso di Woltemade al fianco di Kolo Muani illude con un potenziale squillo del tedesco, ma è l'isolata fiammata di un cerino. La Lazio riprende a macinare calcio e raddoppia implacabilmente: l'ennesima sovrapposizione di Floriani costringe Celik a staccarsi da Isaksen; il danese ringrazia e fulmina un incolpevole Vicario con un sinistro a giro di rara bellezza.
Da qui in poi, la panchina bianconera va in corto circuito. Gli ingressi disperati di Conceicao, Zhegrova e Boga sono la negazione della logica: i primi due finiscono letteralmente per pestarsi i piedi. Dapprima Zhegrova viene confinato a destra con il portoghese dirottato a sinistra; poi, nel caos più totale, Conceicao torna a destra e il kosovaro viene spinto a ridosso delle punte.
Nel pieno di siffatto delirio tattico, arriva il sacrosanto tris di Dele-Bashiru, che fa esplodere il settore ospiti mentre uno Stadium attonito e rassegnato subissa di fischi la squadra.
Impeccabile la direzione di Massa, spettatore privilegiato di una batosta che apre voragini. La riflessione ai piani alti della Continassa è già partita e l'allontanamento di Spalletti appare l'unico, inesorabile esito: in estate la ghigliottina era calata sul ds Comolli, ora, per la spietata legge dell'alternanza, il capro espiatorio siede in panchina.
15 ottobre 2026
Kolo Muani trascina una Juventus indecifrabile. La vittoria di Vigo non cancella i dubbi
Tre punti d'oro e una miniera vuota
La Juventus ribalta il Celta nel finale e si mette in tasca tre punti fondamentali per proseguire il cammino europeo. Ma riponiamo immediatamente nel cassetto i facili entusiasmi: la faticosa notte del Balaidos ha plasticamente dimostrato che la reale dimensione degli uomini di Spalletti è esattamente questa, l'Europa League. Balbettare contro una compagine che veleggia nei bassifondi della Liga spagnola, forte di una sola misera vittoria in otto turni, è la certificazione di uno stato di salute a dir poco precario.
Triangolazioni iberiche e stucchevole orizzontalità
Il primo tempo dei bianconeri è semplicemente disastroso, e il vantaggio galiziano ne è l'emblema: gli spagnoli triangolano beatamente e senza opposizione alcuna nell'area sbigottita degli ospiti, finché Hugo Alvarez non infila Vicario da due passi. E la reazione? Non pervenuta. Nella mezz'ora successiva non succede sostanzialmente nulla. Gli iberici si accontentano, mentre la Juventus non è minimamente in grado di pungere, limitandosi al consueto, stucchevole predominio territoriale fatto di estenuanti passaggi orizzontali. Insomma, una vera e propria "manna" per chiunque debba difendersi.
La beneficenza di Alonso e le amnesie di Radu
Nella ripresa lo spartito non cambia, ma il calcio, si sa, vive di episodi. Su un velleitario traversone di Koopmeiners, il veterano Marcos Alonso azzarda un improbabile stop di petto, incartando il pallone per Woltemade: il tedesco non si fa certo pregare due volte e timbra il pari. A quel punto i bianconeri vorrebbero vincerla, ma palesano un preoccupante scollamento tra i reparti. Gli spagnoli banchettano a piacimento tra la linea di centrocampo e la difesa e solo un errore di mira di Rueda (che accarezza l'esterno della rete) evita il nuovo, meritato tracollo sabaudo.
Il colpo di coda che non nasconde le crepe
Nel finale, per pura inerzia, la Vecchia Signora si fa preferire. Prima Nico Gonzalez sfiora il bersaglio con un'azione personale, poi, nel secondo minuto di recupero, cala il sipario: Cambiaso scodella in mezzo e Kolo Muani (subentrato a uno spento Alajbegovic) schiaccia in rete di testa. Una marcatura propiziata dalle pesanti colpe dell'estremo difensore Radu, colto da paralisi e incapace di trovare il coraggio per un'uscita elementare nell'area piccola.
Il fischio finale dell'ottimo Van der Eijk fa tirare un sospiro di sollievo ai tifosi italiani volati in Spagna, ma la diagnosi finale non ammette sconti: i segnali negativi superano di gran lunga i deboli e casuali sussulti di guarigione.
11 ottobre 2026
Juve, pari sofferto a Cagliari, ma vecchi difetti
La Juve evita la sconfitta alla Unipol Domus con una rete a dieci minuti dal termine del redivivo Kolo Muani, ma manda in scena il consueto campionario di difetti della scorsa, travagliata stagione. E anche quella attuale rischia di trasformarsi in una clamorosa Waterloo se Spalletti non deciderà, e in fretta, di trovare un'alternativa di gioco credibile.
L'accademia del nulla e la legge del figlio d'arte
Nel primo tempo i bianconeri si dilettano (si fa per dire) in un possesso palla siffattamente prolungato quanto stucchevole. Assenza totale di movimento da parte di centrocampisti e punte: la manovra non ha sbocco. Nessuno che si assuma l'onere balistico di tirare dalla distanza o la responsabilità di un dribbling. Ne deriva un dominio sterile che viene puntualmente punito dai padroni di casa, spietati nello sfruttare l'unica, vera azione di rimessa. Una pregevolissima triangolazione tra Mendy e Maldini, assistita dall'immancabile flipper dei rimpalli difensivi, consente al figlio d'arte di insaccare la quarta rete consecutiva in campionato. Il vantaggio sardo è un rebus per il tecnico di Certaldo: i rossoblù serrano i ranghi e gli ospiti non hanno gli artigli per graffiare.
Le mosse della disperazione e la gabbia di Pisacane
L'inizio della ripresa vede Alajbegovic e Zhegrova rilevare un ammonito McKennie e un deludente Conceicao (al quale, onestamente, non si può chiedere di accendere la luce ogni santa domenica). La mossa sembra sortire gli effetti sperati: a destra, gli spunti del kosovaro mandano in momentaneo imbarazzo la retroguardia isolana. Ma dura lo spazio di un mattino, perché Pisacane legge lo spartito e ridisegna tatticamente i suoi. Risultato? Zhegrova viene sistematicamente raddoppiato e, cercando banalmente l'accentramento, finisce dritto nell'imbuto della nutrita retroguardia cagliaritana.
Il salvagente francese e il terrore di Reggio Emilia
Neanche l'ingresso di Woltemade pare offrire varianti di rilievo, sebbene il suo tonnellaggio in area metta in sofferenza il fino ad allora gigantesco Mina. Serve un'invenzione di Alajbegovic (un cross finalmente ben calibrato) per armare la testa di Kolo Muani, colpevolmente libero di colpire sul secondo palo e firmare il pareggio. Subito dopo, il francese avrebbe persino la palla della clamorosa doppietta, ma la traversa gli nega la gioia dell'impresa. E qui finisce la partita vera: gli ultimi minuti scivolano via senza sussulti perché la Juve, pur proiettata in avanti, alza vistosamente il piede dal pedale per il sacro terrore di subire il contropiede e replicare la beffa di Reggio Emilia.
Il fischio finale dell'ottimo Marcenaro sancisce una parità che non accontenta nessuno. Spalletti, nel consueto esercizio dialettico post-gara, potrà anche continuare a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma la nuda realtà è implacabile: con una manovra così compassata e priva di sbocchi, la qualificazione tra le prime quattro assume, sempre di più, i contorni di una chimera.
06 ottobre 2026
Il rientro dalle Nazionali e la difficile trasferta di Cagliari
Il dazio della Nations League e il rebus sardo
Il tour de force della UEFA Nations League restituisce alla Juventus giocatori per lo più stanchi ed acciaccati, e l'incombente trasferta di Cagliari resta un rebus di complessa risoluzione. Già l'impegno non sarà dei più semplici, visto che i sardi hanno incamerato dodici dei quindici punti disponibili, cedendo il passo davanti al pubblico amico soltanto contro la corazzata Inter. Se a questo si aggiungono le precarie condizioni fisiche di due tra i giocatori con il maggior rendimento, Alajbegovic e Conceicao, ecco che la gara dell'Unipol Domus potrebbe rappresentare un'ulteriore, pericolosissima battuta d'arresto per gli uomini di Spalletti. Sarà il J-Medical, come sempre, a emettere la sentenza definitiva.
L'anarchia salvifica di Zhegrova
Nel mezzo di questo bollettino medico, le uniche note positive sono rappresentate da uno scintillante Zhegrova che, partita dopo partita, sta recuperando la forma migliore. Non sarà il classico "giocatore universale", abile e disciplinato sia in fase offensiva che in copertura, ma è pur sempre un elemento la cui anarchia al potere – fatta di un dribbling ubriacante e di un'innata facilità di palleggio – garantisce le uniche, vere fonti di pericolosità dell'intero fronte offensivo bianconero.
Il pallottoliere e l'aut aut aziendale
Alle porte c'è un autentico tritacarne: la Juve sarà impegnata in ben otto confronti (tra campionato ed Europa League) in poco più di tre settimane, prima di doversi fermare di nuovo per le ultime due gare dei gironi eliminatori di Nations League. Soltanto alla fine di questa maratona sapremo se la Juventus potrà ambire a un campionato di vertice o se si rassegnerà all'ennesima stagione tribolata. E stavolta a rischiare davvero grosso sarebbe proprio Luciano Spalletti: la società ha fatto intendere, senza troppi giri di parole, che non sarà tollerata una seconda mancata qualificazione alla prossima Champions League. In tal caso, il ridimensionamento tecnico sarebbe drastico e inevitabile: d'altronde, non è più pensabile continuare a coprire le voragini di bilancio con periodici e sanguinosi aumenti di capitale.
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