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Derby

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Ugo Pericoli

13 Maggio 2026

Derby


Era il diciotto di marzo e c'era Roma-Lazio...

Era il diciotto di marzo e c'era Roma-Lazio...

In vista del Derby Roma – Lazio in programma per sabato o domenicao lunedì chissà, vi riportiamo ad un vecchio precedente: il Derby romano del marzo ‘79.
Benvenuti a Roma, oggi è domenica 18 marzo: allo stadio Olimpico, si gioca Roma-Lazio.
Come trascorriamo le nostre giornate? Ci sono cambiamenti all’interno della società italiana? Quali argomenti tengono banco? Iniziamo dalla politica: Il Governo sta attraversando una profonda crisi e probabilmente l’Andreotti IV non terminerà il suo mandato. Non c’è giorno in cui stampa e televisione non ci informino di atti terroristici e nuovi scandali. Circa un mese fa, era il 5 febbraio, il giornalista Mino Pecorelli ha pubblicato un articolo su OP (Osservatore Politico), all’interno del quale ha accennato a presunti dossier dei servizi segreti riguardanti Licio Gelli. Dopo circa tre anni, è arrivata la sentenza per il caso-Lockheed. La Corte costituzionale ha condannato l'ex ministro Mario Tanassi ed ha assolto Luigi Gui. Lo scandalo ha scosso la società italiana nel profondo, rivelando un classico caso di corruzione. Insomma, non è un bel momento per le nostre Istituzioni. Si inizia a parlare di Europa: da qualche settimana è entrato in funzione lo SME, il Sistema Monetario Europeo.
I giovani si divertono con Tilt, una trasmissione tv che va in onda il giovedì sera sul primo: compaiono tra gli altri Stefania Rotolo, Gianfranco D'Angelo ed Enzo Paolo Turchi. Le famiglie invece si appassionano a Portobello: è un bel momento quando, ogni venerdì, lo sguardo pulito di Enzo Tortora entra nelle case degli italiani. Il periodo è segnato dal consolidamento della TV a colori che adesso è posseduta dal 35% delle famiglie italiane.
Nelle discoteche si balla con Born to be alive di Patrick Hernandez. Lui è un riccioluto giovanotto inglese che ricorda in tutto per tutto Kevin Keegan, il fortissimo centravanti del Liverpool.
Ma oggi a Roma tutte queste cose perdono di significato, perché oggi c’è Roma-Lazio. Nessuna delle due ha un buon posizionamento in classifica ma la Roma è messa peggio. I laziali cullano l’ipotesi di poter dare ai rivali la spallata decisiva per farli caracollare in Serie B.
Sotto un cielo dal colore indefinito e ricolmo di nuvole basse, lo stadio si è rapidamente riempito di 75.000 spettatori.
I supporters laziali hanno legato al tabellone in Curva Nord uno striscione, fino a coprirlo quasi del tutto. Anche da lontano vi si può leggere "Ve mannamo in B". La lettera B è verniciata metà in giallo e metà in rosso.
Questo sfottò, probabilmente una delle prime coreografie del calcio contemporaneo, colorava d’ironia lo skyline retrostante, dal verde degli alberi della Farnesina fino ai marmi, candidi e immacolati, del monolite del Ministero degli Esteri. Una trovata grafica eccezionale, almeno per quei tempi. Una scritta così vistosa non sarebbe passata inosservata dai ventidue che sarebbero scesi in campo.
La Roma si presenta con Paolo Conti, Maggiora, Rocca, Boni, Peccenini, Spinosi, De Nadai, Di Bartolomei, Pruzzo, De Sisti e Ugolotti. La Roma ha cambiato allenatore a metà autunno. In crisi di risultati, Gustavo Giagnoni è stato esonerato e al suo posto è stato chiamato l’ex c.t della Nazionale azzurra Ferruccio Valcareggi.
Anche gli occhi dell’allenatore laziale Lovati si sono posati su quella scritta ma Bob non si è scomposto più di tanto. Ha mantenuto il suo aplomb e si è accomodato in panchina, lasciando scivolare il suo trench dalle spalle con un’impercettibile inclinazione delle stesse. L’arbitro è il signor Menicucci da Firenze, e conta uno ad uno anche i biancocelesti: Cacciatori, Tassotti, Martini, Wilson, Manfredonia, Cordova, Cantarutti, Viola, Giordano, Nicoli e D'Amico.
Il Derby inizia con i giallorossi avanti a testa bassa. I laziali si sistemano in difesa, pensano sia meglio lasciarli sfogare, tanto la risolverà D’Amico, oppure il solito Giordano. Nei primi minuti in campo c’è solo la Roma, con la foga (e l’affanno) di chi vede il baratro dietro l’angolo. Al 17', i romanisti raccolgono il frutto di questo impeto. Martini atterra Di Bartolomei sulla destra a una trentina di metri dalla porta.
Al fischio di Menicucci, Di Bartolomei scaglia una delle sue tipiche sassate, che carambola sul polpaccio esterno di Cordova, cambiandone la traiettoria. Cacciatori è spiazzato, 1 a 0 per la Roma. La Sud esplode.
Sulle ali dell'entusiasmo, i giallorossi aumentano la pressione.
Bob Lovati fatica a restare seduto. Si agita sulla panchina, lanciando indicazioni ai suoi. La Lazio è davvero irriconoscibile.
In Nord è sceso un silenzio orrendo e i biancazzurri si guardano allibiti. Qualcuno vorrebbe rimuovere lo striscione dal tabellone. Che portasse sfortuna? Al 30', improvvisamente come vuole la tradizione del derby, la Lazio si sveglia dal torpore: c’è una punizione dalla sinistra, viene battuta da D'Amico, Wilson effettua una girata al volo, il pallone sfiora la traversa.
Quattro minuti più tardi, Rocca impegna severamente Cacciatori.
Giordano, nel frattempo, continua a restarsene isolato. Viola sembra l’unico in grado di sviluppare uno straccio di manovra, perché D’Amico – che forse sente molto la partita - appare sulle gambe. Dall'altra parte, Ugolotti svirgola malamente un assist di Di Bartolomei che avrebbe meritato miglio sorte.
Alla mezz’ora, Giordano, su passaggio di D'Amico, tenta una delle sue giocate alla Cruyff, svariando da sinistra al centro, ma una volta libero per tirare, incrocia nuovamente i difensori romanisti; e allora deve ricominciare daccapo, andando ulteriormente all’esterno. Finalmente riesce a scagliare una freccia, un diagonale violentissimo che si stampa sul palo. E sono due. I derby non si vincono a chi colpisce più pali, probabilmente si perdono.
Siamo alla fine del primo tempo, è il 44’: iil pallone ballonzola dalle parti di Cordova. Lui controlla, si gira, tira come farebbe un principiante, sbagliando la facile rete del pari, fra la rabbia di tutti gli innamorati di Lazio e le risa dei romanisti che gli rinfacciano il tradimento.
Cordova detto Ciccio, era infatti uno dei simboli della Roma. Un po’ come se Totti fosse andato alla Lazio e Nesta alla Roma, tanto per darvi un’idea.
La ripresa inizia con un missile di Boni, che Cacciatori devia in angolo. La Lazio replica con Giordano, che prima soffia la palla a Ugolotti ma poi indirizza lato. Ancora la Roma, in avanti, al 57' con Rocca che passa a De Nadai, il cui tiro ravvicinato è deviato da Cacciatori in bello stile. Un minuto dopo arriva il pareggio laziale: Vincenzo D'Amico sta attraversando uno dei suoi rari periodi “sottiletta”. Appare smilzo come un grissino, salta due avversari in tutta leggerezza e passa il pallone a Viola. L’ex juventino si beve due difensori e tira forte: la sfera impatta su De Sisti e va a gonfiare la rete della Nord. L’Olimpico laziale esplode in un boato di sollievo. La Lazio aveva sì colpito due pali, ma obiettivamente la Roma stava giocato meglio.
Timidamente, la Lazio prova a prendere possesso del gioco. In realtà, ad eccezione di alcune individualità, sia Roma che Lazio sono due compagini abbastanza modeste. Nessuno tra i 22 in campo sembra avere il coraggio e la forza per tentare un vero e proprio affondo. Con le squadre abbottonate si arriva all'88'.
Mentre sull’Olimpico stanno scendendo le prime ombre della sera, Vincenzo D'Amico avanza sornione, ondeggiando, alla ricerca di un varco. È magro che potrebbe sembrare un ballerino. E infatti, dopo qualche passo di salsa, finalmente si decide a tirare. Che botta! La sfera è stata ribattuta ed è iniziata tutta una serie di rimbalzi incontrollabili. L’area di rigore è diventata un flipper: il pallone impatta anche su Peccenini, per poi iniziare a rallentare nei paraggi di Nicoli, che è stato fino a lì impalpabile. Invece è arrivato il suo momento. Sta per scivolare, anzi, è già finito a terra. Da quella posizione può solo tentare una semi-rovesciata. Che gli riesce, e Aldo Nicoli realizza indisturbato il gol del vantaggio. Paolo Conti e gli atri difensori romanisti avevano concentrato tutte le attenzioni su Giordano e su D’Amico.
La Nord esplode come una Santabarbara. I laziali in estasi e increduli. I romanisti iniziano a lasciare lo stadio ma qualcuno, nella Sud, non trova nulla di meglio da fare che incendiare le vecchie panchine di legno già abbastanza marcite dal tempo.
Mancano due minuti, più il recupero: i laziali intonano un vecchio sfottò romanesco di stile tipicamente anni Settanta: “E nun ce vonno sta’, e nun ce vonno sta’“. Sarebbe stato cantato allo stesso modo, a risultato invertito.
Ma la partita non è ancora finita: Lovati richiama D'Amico per Ammoniaci. L’obiettivo è perdere tempo. Non passano cinque secondi che Ammoniaci viene espulso: il rosso più veloce della storia del Derby, perché il difensore non aveva ancora messo piede in campo.
All'ultimo assalto, a tempo scaduto, la Roma reclama un rigore. Forse Cordova lo ha fatto apposta a colpire di mano un innocuo cross di De Sisti. Forse vorrebbe far pareggiare i suoi ex compagni. Ma non ci riuscirà, perché Menicucci non fischia rigore ma la fine della partita.
Due giorni dopo questo derby, si consumò l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Il fatto avvenne a Roma, dove il direttore di OP stava indagando su scandali politici e finanziari, inclusi i dossier su Licio Gelli e il caso Italcasse.
Il giorno successivo si formò il nuovo Governo, un mega rimpasto dal nome Andreotti V. Sarebbe stato un esecutivo di transizione, atto a gestire la conclusione della VII legislatura.
Furono giorni convulsi per la politica italiana e perfino un po’ tristi, perché il 26 marzo morì Ugo La Malfa, leader repubblicano, una figura di spicco nella prima politica italiana.
E la vita continuò. Guardavamo la televisione, anche perché andavamo al ristorante molto meno di oggi. Trascorrevamo le domeniche con Domenica In e Paolo Valenti, che duettava con Corrado con dei botta e risposta all’insegna della garbata ironia. Perdonavamo tutti, anche i nostri politici. Anzi, gli battemmo le mani, quando proprio nell’ultimo giorno di marzo, a Roma ci fu prima un breve dibattito e subito dopo, il voto di fiducia al Senato per il nuovo governo Andreotti V.
La politica un tempo si svolgeva quasi esclusivamente a Roma. Era decisamente una questione romana. E Roma, come avrebbe detto Flaiano, ha questo di buono, che non giudica, assolve tutti... tranne chi perde il derby.
Buon Roma-Lazio a tutti!