Skip to main content

Editoriale

Editoriale

Carlo Bianchi

01 Agosto 2026

Editoriale


6 stato un grande!

6 stato un grande!

6 il numero che lo ha contraddistinto, nato nel millenovecentosessanta, sei sono stati i campionati vinti, sei il suo numero di maglia e purtroppo ci ha lasciati avendo compiuto sessantasei anni. Le fake news di un paio di giorni prima non erano altro che il preludio a quanto tutti ci aspettavamo. I suoi compagni-amici ci avevano avvisato che la situazione era peggiorata ed addirittura quando hanno citato il termine sedazione le speranze si sono ridotte al lumicino.
 
La carriera
Tornando a Franchino o Piscinin, come venne chiamato ad inizio carriera, i suoi tre mentori furono Galbiati, Liedholm ed Arrigo Sacchi. Il primo fu il suo vero scopritore riconoscendogli indubbie doti tecniche, pur sotto un fisico ancora gracile ed un aspetto da Efebo. Fu il barone svedese a credere in lui facendolo esordire nel 1978 laureandosi poi Campione d'Italia nel Milan della prima stella che aveva come capitano Gianni Rivera. Lui capitano divenne con soli ventidue anni e da lì si capì come ormai il club credesse ciecamente in lui. Nel 1982 partecipò alla spedizione azzurra senza mai giocare ma diventando anche lui Campione del Mondo in Spagna.
 
La rinascita rossonera
Erano i tempi di un Milan con grosse grane societarie e retrocesso due volte fino all'arrivo di Papà Silvio nel 1986 ed un anno dopo di un tale Arrigo Sacchi da Fusignano, allenatore semisconosciuto, che fece grande quel Milan dei tre olandesi ma con uno zoccolo duro italiano. Baresi fu il capitano di quella squadra alzando per ben tre volte la Coppa Campioni, due l'Intercontinentale, tre la Supercoppa Europea. E' stato il comandante di una difesa che aveva in Tassotti, Maldini, Filippo Galli e Costacurta i suoi compagni fedeli. I suoi avversari e soprattutto gli attaccanti ricordano ancora il suo braccio destro alzato, atteggiamento che influenzava i guardalinee di un tempo che credevano ciecamente in lui. Come allenatore ebbe anche Fabio Capello ed assieme furono protagonisti di quella storica finale di Atene vinta contro i strafavoriti del Barça di Johan Cruyff.
 
Il triste addio
Nel Giugno del 1997 decise di dare l'addio al calcio e la sua maglia numero sei venne ritirata (decisione che non condividiamo anche perché lasciare la possibilità a futuri giocatori di indossare maglie così prestigiose dovrebbe essere uno stimolo per le future generazioni). La sua carriera di allenatore nonché dirigente non splende come quella di giocatore probabilmente per il suo carattere assai schivo e di poche parole. Il Milan però facendolo vice-presidente (una carica che nel calcio non vuol dire nulla) non gli ha reso giustizia. Si sarebbe potuto e dovuto trovare per lui un ruolo più significativo e di prestigio, un po' alla Butragueño come rappresentante del club rossonero nel mondo. Ma si sa che la riconoscenza non fa parte di questo mondo, men che meno nella realtà che stiamo vivendo. Meglio avere al soldo un Ibra qualunque.