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A ruota libera

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Massimo Fiore

05 Novembre 2026

A ruota libera


Como, lo scudetto e i suoi antenati - Dal Cagliari di Gigi Riva al Verona di Bagnoli, fino alla Samp dei gemelli

Como, lo scudetto e i suoi antenati - Dal Cagliari di Gigi Riva al Verona di Bagnoli, fino alla Samp dei gemelli

Dopo la partita di Lens, il Como di Fàbregas può guardare ai grandi outsider che hanno sovvertito le gerarchie del calcio. Dal Cagliari di Riva al Verona di Bagnoli, dalla Sampdoria dei gemelli del gol al Leicester di Ranieri: storie diverse, unite dalla capacità di trasformare un’ambizione in un’impresa. Il 9-1 rifilato al Lens ha cambiato la percezione internazionale del Como. La squadra di Cesc Fàbregas ha firmato un risultato storico in Champions League, dimostrando di poter competere anche su palcoscenici che, fino a poco tempo fa, sembravano lontanissimi. Non è uno scudetto, naturalmente, ma una notte capace di alimentare interrogativi e ambizioni. E allora il pensiero corre inevitabilmente alle grandi imprese del calcio, a quelle squadre che hanno saputo interrompere il dominio delle solite protagoniste.

Cagliari, l’orgoglio di un’intera isola

Il primo riferimento è il Cagliari di Gigi Riva, campione d’Italia il 12 aprile 1970, dopo il 2-0 al Bari firmato dallo stesso Riva e da Sergio Gori. Quello scudetto andò ben oltre il risultato sportivo: diventò il simbolo dell’identità e dell’orgoglio di un’intera Sardegna. Riva, che aveva rifiutato le grandi del Nord per restare sull’isola, incarnò un legame destinato a diventare eterno. Per il Como il parallelo sarebbe diverso nelle proporzioni, ma simile nello spirito, trasformare il nome di una città in un simbolo riconosciuto ben oltre i propri confini.

Verona, la forza della continuità

Il secondo precedente è l’Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli, campione nel 1985. Non fu una sorpresa occasionale: gli scaligeri rimasero in testa alla classifica per quasi tutto il campionato, grazie a un gruppo equilibrato e a protagonisti come Briegel ed Elkjær. Proprio il danese è rimasto nella storia per il gol alla Juventus segnato dopo aver perso una scarpa. La lezione per Fàbregas è chiara: una grande impresa non nasce da una singola notte, ma dalla capacità di mantenere ambizione e rendimento per un’intera stagione.

Sampdoria, il successo costruito nel tempo

La Sampdoria di Paolo Mantovani e Vujadin Boškov conquistò lo scudetto nel 1991, al termine di un percorso iniziato anni prima. Tre Coppe Italia e il successo in Coppa delle Coppe avevano già costruito una squadra competitiva, trascinata dai gemelli del gol Vialli e Mancini. Il 3-0 al Lecce del 19 maggio completò un progetto fondato su intuizione, investimenti e programmazione. È forse il paragone più interessante per il Como: una proprietà che non si limita a inseguire risultati immediati, ma costruisce le condizioni per raggiungere traguardi ambiziosi.

La differenza tra romanticismo e realtà

C’è tuttavia un elemento da non trascurare. Il Como non è una piccola società senza risorse economiche. La proprietà Hartono, entrata nel club nel 2019, dispone di capitali e relazioni internazionali importanti. Un eventuale scudetto non sarebbe quindi il trionfo della povertà sulla ricchezza, ma l’affermazione di un progetto emergente sulle gerarchie consolidate. Una distinzione che non riduce il valore dell’impresa, ma ne definisce meglio la natura.

Leicester, Montpellier e le altre sorprese europee

Guardando oltre i confini italiani, il paragone più immediato è il Leicester di Claudio Ranieri, campione d’Inghilterra nel 2016 contro ogni pronostico. Le Foxes, inizialmente quotate 5.000 a 1, trasformarono una stagione destinata alla salvezza in un trionfo storico, precedendo le grandi del calcio inglese. Un’altra storia significativa è quella del Montpellier, campione di Francia nel 2012 con il quattordicesimo budget della Ligue 1. La squadra di René Girard, trascinata da Olivier Giroud e sostenuta dall’entusiasmo del presidente Louis Nicollin, riuscì a precedere il ricchissimo Paris Saint-Germain. Un’impresa che richiama lo spirito del Verona di Bagnoli. Diverso, ma altrettanto straordinario, il percorso del Kaiserslautern: promosso nel 1997 e campione di Germania appena un anno dopo, sotto la guida di Otto Rehhagel. Il Wolfsburg del 2009, invece, costruì il proprio successo sulla forza della coppia offensiva Grafite-Džeko, capace di segnare 54 reti complessive in campionato, completando una rimonta che lo portò dal nono posto al titolo.

Il Como e il sogno di entrare nella storia

Cagliari, Verona, Sampdoria, Leicester e le altre sorprese europee raccontano storie differenti, ma condividono un principio: nessuna impresa diventa memorabile soltanto per ciò che accade in una partita. Servono identità, organizzazione, qualità tecnica e la capacità di resistere alla pressione. Il Como ha già conquistato una notte destinata a restare nella memoria con il 9-1 di Lens. Ma per entrare davvero nella storia del calcio italiano dovrà dimostrare di saper trasformare lo stupore in continuità. La strada è ancora lunga, ma il sogno non appare più così lontano. A questo punto ci si domanda: quanto manca perché il Como smetta di essere considerato una sorpresa e diventi una delle nuove grandi realtà del calcio italiano?