

Gabriele Lucchini
In Casa Juventus
11 ottobre 2026
Juve, pari sofferto a Cagliari, ma vecchi difetti
La Juve evita la sconfitta alla Unipol Domus con una rete a dieci minuti dal termine del redivivo Kolo Muani, ma manda in scena il consueto campionario di difetti della scorsa, travagliata stagione. E anche quella attuale rischia di trasformarsi in una clamorosa Waterloo se Spalletti non deciderà, e in fretta, di trovare un'alternativa di gioco credibile.
L'accademia del nulla e la legge del figlio d'arte
Nel primo tempo i bianconeri si dilettano (si fa per dire) in un possesso palla siffattamente prolungato quanto stucchevole. Assenza totale di movimento da parte di centrocampisti e punte: la manovra non ha sbocco. Nessuno che si assuma l'onere balistico di tirare dalla distanza o la responsabilità di un dribbling. Ne deriva un dominio sterile che viene puntualmente punito dai padroni di casa, spietati nello sfruttare l'unica, vera azione di rimessa. Una pregevolissima triangolazione tra Mendy e Maldini, assistita dall'immancabile flipper dei rimpalli difensivi, consente al figlio d'arte di insaccare la quarta rete consecutiva in campionato. Il vantaggio sardo è un rebus per il tecnico di Certaldo: i rossoblù serrano i ranghi e gli ospiti non hanno gli artigli per graffiare.
Le mosse della disperazione e la gabbia di Pisacane
L'inizio della ripresa vede Alajbegovic e Zhegrova rilevare un ammonito McKennie e un deludente Conceicao (al quale, onestamente, non si può chiedere di accendere la luce ogni santa domenica). La mossa sembra sortire gli effetti sperati: a destra, gli spunti del kosovaro mandano in momentaneo imbarazzo la retroguardia isolana. Ma dura lo spazio di un mattino, perché Pisacane legge lo spartito e ridisegna tatticamente i suoi. Risultato? Zhegrova viene sistematicamente raddoppiato e, cercando banalmente l'accentramento, finisce dritto nell'imbuto della nutrita retroguardia cagliaritana.
Il salvagente francese e il terrore di Reggio Emilia
Neanche l'ingresso di Woltemade pare offrire varianti di rilievo, sebbene il suo tonnellaggio in area metta in sofferenza il fino ad allora gigantesco Mina. Serve un'invenzione di Alajbegovic (un cross finalmente ben calibrato) per armare la testa di Kolo Muani, colpevolmente libero di colpire sul secondo palo e firmare il pareggio. Subito dopo, il francese avrebbe persino la palla della clamorosa doppietta, ma la traversa gli nega la gioia dell'impresa. E qui finisce la partita vera: gli ultimi minuti scivolano via senza sussulti perché la Juve, pur proiettata in avanti, alza vistosamente il piede dal pedale per il sacro terrore di subire il contropiede e replicare la beffa di Reggio Emilia.
Il fischio finale dell'ottimo Marcenaro sancisce una parità che non accontenta nessuno. Spalletti, nel consueto esercizio dialettico post-gara, potrà anche continuare a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma la nuda realtà è implacabile: con una manovra così compassata e priva di sbocchi, la qualificazione tra le prime quattro assume, sempre di più, i contorni di una chimera.
06 ottobre 2026
Il rientro dalle Nazionali e la difficile trasferta di Cagliari
Il dazio della Nations League e il rebus sardo
Il tour de force della UEFA Nations League restituisce alla Juventus giocatori per lo più stanchi ed acciaccati, e l'incombente trasferta di Cagliari resta un rebus di complessa risoluzione. Già l'impegno non sarà dei più semplici, visto che i sardi hanno incamerato dodici dei quindici punti disponibili, cedendo il passo davanti al pubblico amico soltanto contro la corazzata Inter. Se a questo si aggiungono le precarie condizioni fisiche di due tra i giocatori con il maggior rendimento, Alajbegovic e Conceicao, ecco che la gara dell'Unipol Domus potrebbe rappresentare un'ulteriore, pericolosissima battuta d'arresto per gli uomini di Spalletti. Sarà il J-Medical, come sempre, a emettere la sentenza definitiva.
L'anarchia salvifica di Zhegrova
Nel mezzo di questo bollettino medico, le uniche note positive sono rappresentate da uno scintillante Zhegrova che, partita dopo partita, sta recuperando la forma migliore. Non sarà il classico "giocatore universale", abile e disciplinato sia in fase offensiva che in copertura, ma è pur sempre un elemento la cui anarchia al potere – fatta di un dribbling ubriacante e di un'innata facilità di palleggio – garantisce le uniche, vere fonti di pericolosità dell'intero fronte offensivo bianconero.
Il pallottoliere e l'aut aut aziendale
Alle porte c'è un autentico tritacarne: la Juve sarà impegnata in ben otto confronti (tra campionato ed Europa League) in poco più di tre settimane, prima di doversi fermare di nuovo per le ultime due gare dei gironi eliminatori di Nations League. Soltanto alla fine di questa maratona sapremo se la Juventus potrà ambire a un campionato di vertice o se si rassegnerà all'ennesima stagione tribolata. E stavolta a rischiare davvero grosso sarebbe proprio Luciano Spalletti: la società ha fatto intendere, senza troppi giri di parole, che non sarà tollerata una seconda mancata qualificazione alla prossima Champions League. In tal caso, il ridimensionamento tecnico sarebbe drastico e inevitabile: d'altronde, non è più pensabile continuare a coprire le voragini di bilancio con periodici e sanguinosi aumenti di capitale.
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