
Ugo Pericoli
Derby
Il giorno in cui la Madonnina cambiò colore: San Siro, 24 marzo 1974
Il giorno in cui la Madonnina cambiò colore: San Siro, 24 marzo 1974
Ci sono pomeriggi in cui il Calcio smette di essere una semplice questione di schemi e si trasforma nel ritratto di un’epoca, un frammento di vita collettiva sospeso tra riti metropolitani e vecchi profumi delle domeniche di una volta.
Bentornati al 24 marzo 1974.Si gioca la 22ª giornata.
San Siro non è solo uno stadio, è il cuore pulsante di una Milano nel pieno dei suoi mutamenti sociali, divisa tra le tute blu delle fabbriche e la prima borghesia dei consumi. Davanti a 80.000 spettatori, sta per andare in scena un derby della Madonnina destinato a rimanere scolpito nella memoria del nostro calcio.
QuelCalcio è il nostro rito pagano preferito, un'esperienza mistica fatta di radioline a transistor che scandiscono i battiti cardiaci dell’intero Paese.
Nelle case e nei bar la televisione trasmette il trionfo di Gigliola Cinquetti con Alle porte del sole e i jukebox suonano le note di Anima mia dei Cugini di Campagna.
Il Milan di Cesare Maldini e l’Inter di Enea Masiero si incrociano con destini opposti.
Queste le formazioni.
Milan: Pizzaballa, Sabadini, Maldera, Anquilletti, Schnellinger, Biasiolo, Tresoldi, Benetti, Bigon, Rivera e Chiarugi.
Inter: Vieri, Fedele, Facchetti, Bertini, Giubertoni, Burgnich, Mariani, Mazzola, Boninsegna, Bedin e Oriali.
La contesa si inserisce in un contesto carico di fermento e tensioni ideologiche: Milano sta vivendo la complessa quotidianità degli anni di piombo, divisa tra i picchetti nelle fabbrichee l'imminente mobilitazione civile per il referendum sul divorzio, previsto il 12 maggio, proprio in occasione dell’ultima di Campionato. In questo clima sospeso, in cui la società si sta preparando ad una scelta che ridisegnerà i diritti e i costumi del Paese, i novanta minuti del derby offrono una temporanea catarsi collettiva.
La partita ha un avvio shock, una sorta di tempesta perfetta che squarcia il pomeriggio rossonero in appena nove minuti. Al 5' è il polmone del centrocampo nerazzurro, l'indistruttibile Lele Oriali, a sbloccare la contesa con un diagonale radente che trafiggePizzaballa. Nemmeno il tempo di riordinare le idee, che due minuti più tardi, al 7', un’autorete di Giuseppe Sabadini porta il risultato a 0-2. Il tracollo milanista si materializza al 9': guizzo felino di Roberto Boninsegna e per i rossoneri è K.O tecnico: 0-3. In 540 secondi, il verdetto della Madonnina è scritto.
Il Milan, ferito nell'orgoglio, cerca una reazione. Al 20', la fantasia di Luciano Chiarugiregala un sussulto al popolo rossonero. Una perfetta esecuzione balistica trafigge la porta di Vieri, riducendo lo svantaggio sull'1-3 e riaccendendo una fievole speranza. Su tutti, il Golden Boy Gianni Rivera è l’assente più ingiustificato.
È la giornata della grande bellezza nerazzurra.
Poco prima dell'intervallo, al 44', il carisma di Sandrino Mazzola firma il poker, siglando l'1-4 e spegnendo ogni velleità di riscossa milanista prima del rientro negli spogliatoi.
La ripresa è solo una lunga passerella. Al 69', il sigillo definitivo porta la firma di Giampiero Mariani, che gonfia la rete per il 1-5 finale.
Questo derby immortalò la fine di un'era.
Le formazioni erano una collezione di bandiere. Da una parte Rivera, Schnellinger, Maldera e Anquilletti; dall'altra, miti immortali come Mazzola, Facchetti, Burgnich, Bertini e Bedin. Fu l'ultimo valzer di una generazione di atleti che avevano fatto la storia dei propri club prima dell'avvento del calcio moderno. Quell'incredibile risultato fu una sinfonia rock tutta interista, suadente come la musica dei Rolling Stones, che in quei giorniirradiavano al mondo le avvolgenti note di Angie.
E anche la Madonnina, quel giorno, si colorò di nerazzurro.
Le grafiche sono fornite da datinumeridelcalcio.it
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