

Alessandra Azzurra Pericoli
In Casa Lazio
12 ottobre 2026
Il Magic Moment che nessuno si aspettava
A metà agosto, dopo la clamorosa eliminazione in Coppa Italia contro il Mantova, c'era già chi temeva una stagione da incubo, arrivando persino a evocare lo spettro della Serie B. Meno di due mesi dopo la Lazio di Gattuso guarda tutti dall'alto, a pari punti con l'Inter. La vittoria per 3-1 contro il Monza conferma un avvio di campionato che pochi avrebbero pronosticato. Eppure, nella domenica dell'Olimpico, a catturare l'attenzione non sono stati soltanto i gol e la classifica ma alcune immagini lontane dall'azione di gioco hanno raccontato qualcosa di questo momento biancoceleste.
Tra vecchi capitani e piccoli tifosi
Mattia Zaccagni ha festeggiato le 200 presenze in Serie A con la Lazio, condividendo la giornata con la moglie Chiara Nasti e i figli. Le fotografie di famiglia sul prato dell'Olimpico hanno accompagnato un traguardo importante per il capitano, oggi tra i protagonisti della squadra. In tribuna c'era anche Ciro Immobile, tornato allo stadio da spettatore insieme al figlio: «Mio figlio me lo chiedeva da un po'» ha raccontato l'ex bomber, felice di rivedere quello che continua a considerare casa. Un ritorno particolare, anche per la presenza in campo di Zaccagni, suo successore con la fascia al braccio.
La passione biancoceleste di padre in figlio
Sono immagini che meritano attenzione, soprattutto in una città come Roma, dove il tifo giallorosso resta numericamente prevalente. Secondo una ricerca della Sapienza del 2022 infatti, nella Capitale il rapporto è di circa tre romanisti per ogni laziale. La passione calcistica si trasmette spesso in famiglia, attraverso una partita vista insieme o una domenica allo stadio. Vedere due protagonisti della storia biancoceleste condividere questi momenti con i propri figli ricorda anche questo: per alimentare il tifo delle nuove generazioni, a volte si può cominciare proprio da una domenica all'Olimpico.
10 ottobre 2026
Pedro Pè, l'ultima magia è l'affetto dei laziali
Ci sono giocatori che si ricordano per i trofei, altri per i gol. Poi ci sono quelli che, senza essere nati laziali, finiscono per diventarlo davvero. Pedro Rodríguez è uno di questi. A 39 anni, lo spagnolo saluta il calcio e lascia ai tifosi biancocelesti molto più di qualche bella giocata. Arrivato dalla Roma, dove ormai sembravano considerarlo un campione a fine corsa, Pedro ha trovato dall'altra parte del Tevere una seconda giovinezza. E quale modo migliore per presentarsi alla sua nuova gente, se non segnando proprio nel derby?
La rivincita di Pedro, tra affetto e qualche sorriso
La Lazio, dal canto suo, ha saputo riconoscerne il valore, tanto da rinnovargli il contratto nel 2025, alla vigilia dei 38 anni. Una dimostrazione di fiducia verso chi, pur avendo già vinto tutto, continuava a scendere in campo con la voglia di dimostrare qualcosa. E Pedro quell'affetto sembra averlo ricambiato fino all'ultimo. Nel video con cui ha annunciato il ritiro ha ripercorso le tappe della sua carriera, ricordando Barcellona, Chelsea e Lazio. Della Roma nessuna traccia, in compenso, tra le immagini compare proprio il gol segnato ai giallorossi nel derby del 2021. Una curiosità che, inevitabilmente, avrà strappato qualche sorriso ai laziali.
E poi c'è quel «Pedro, Pedro, Pedro, Pè», sulle note di Raffaella Carrà. Un coro diventato la perfetta espressione dell'affetto biancoceleste, con quel pizzico di scherno verso i cugini che a Roma non guasta mai. Pedro ha vinto tutto nei più grandi stadi del mondo. All'Olimpico, con la Lazio, ha conquistato qualcosa che non si misura in trofei: l'affetto sincero di una tifoseria. E forse è questo il ricordo più bello: aver visto un fuoriclasse scegliere di restare, quando avrebbe potuto salutare prima.
Gracias, Pedro. Una volta laziale, per sempre laziale.
03 ottobre 2026
Ricordando Cecco, la figurina più bella
Il 3 ottobre 1976 la Lazio affrontava la Juventus all’Olimpico. Sono passati cinquant’anni da quella domenica e, tra le immagini rimaste nella storia biancoceleste, ce n’è una che conserva ancora oggi un significato particolare: il gol di Luciano Re Cecconi.
Quel gol alla Juventus
Cecco riceve il pallone al limite dell’area, supera il difensore con una finta e batte Dino Zoff. Un gesto tecnico bellissimo, seguito dalla corsa sotto gli spalti, con quei capelli biondi che lo avevano reso inconfondibile agli occhi dei tifosi. La partita finirà 3-2 per la Juventus. Un risultato che oggi conta relativamente, perché quella rete è diventata soprattutto una delle immagini attraverso cui ricordare Re Cecconi. Campione d’Italia con la Lazio del 1974, uomo fondamentale nella squadra di Maestrelli, Cecco rappresentava perfettamente lo spirito di quel gruppo: sacrificio, carattere e una generosità che in campo non veniva mai meno, era uno dei volti nei quali il popolo laziale aveva imparato a riconoscersi.
Una corsa rimasta nella memoria
Dopo quel goal arrivò l’esultanza, la corsa verso la gente, le braccia aperte. Un’immagine che con il passare degli anni ha assunto un significato ancora più forte. Pochi mesi dopo infatti, il 18 gennaio 1977, Luciano Re Cecconi sarebbe scomparso tragicamente a soli 28 anni. Per questo quella corsa, rivista oggi, sembra appartenere non soltanto a una partita, ma a un pezzo intero di storia biancoceleste. Era il 3 ottobre 1976, sono passati cinquant’anni. Mezzo secolo che non ha scalfito il ricordo di Cecco, rimasto per sempre una delle figurine più belle della Lazio.
01 ottobre 2026
L’addio di Patric chiude un’epoca
La nuova Lazio sta prendendo forma e uno dei reparti che ha cambiato di più è sicuramente la difesa. Sono arrivati nuovi giocatori, sono cambiate le gerarchie e, nel frattempo, hanno salutato alcuni dei volti che negli ultimi anni erano diventati familiari ai tifosi biancocelesti. Tra questi c’è anche Patric, passato all’Al-Ittifaq dopo undici stagioni a Roma.
La storia di Patric
Il suo addio è diverso dagli altri soprattutto per la storia che c’è dietro: quando arrivò dal Barcellona, nel 2015, era ancora tutto da scoprire. Negli anni non sono mancate le critiche, anzi Patric è stato spesso uno dei giocatori più discussi dalla tifoseria. Poi, lentamente, qualcosa è cambiato. La disponibilità, il lavoro quotidiano e il fatto di essersi sempre fatto trovare pronto gli hanno permesso di guadagnarsi spazio e rispetto. Non è mai stato uno dei giocatori più celebrati della Lazio, ma con il passare delle stagioni è diventato uno di quelli che davano l’impressione di conoscere davvero l’ambiente e il peso di quella maglia.
Da ragazzo ad uomo
Ora la difesa biancoceleste guarda altrove, con nuovi interpreti e nuove responsabilità. Patric comincia invece un’altra avventura, lontano da Roma. Nel suo messaggio di saluto ha ricordato di essere arrivato alla Lazio da ragazzo e di andarsene da uomo. Ed è probabilmente questo l’aspetto che i tifosi hanno apprezzato di più. Undici anni dopo, Gaba lascia Formello con molte critiche alle spalle, ma con un tale affetto che, specie all’inizio della sua avventura, sarebbe stato difficile immaginare.
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