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Gabriele Lucchini

09 Aprile 2026

In Casa Juventus


09 aprile 2026
Comolli sfiduciato: a Spalletti pieni poteri

La certezza che Spalletti sarà l'allenatore della Juventus per i prossimi due anni rappresenta una decisa inversione di tendenza rispetto all'estemporaneità palesata nelle ultime stagioni, quando per conoscere il nome della guida tecnica si è dovuto attendere il mese di giugno inoltrato.

Una siffatta "casualità" e non "causalità" si è inevitabilmente riverberata sulla gestione del mercato estivo, privo di quella necessaria lungimiranza e di un almeno accettabile grado di strategicità.

Se non c'è un progetto tecnico, le trattative di acquisto/cessione sono randomiche (tanto per richiamare alla mente gli algoritmi di Comolli). E di conseguenza il completamento della rosa avviene a fine agosto (a campionato iniziato).

Chiariamo: la lotta per l'ultimo posto in Champions, mai come quest'anno è serratissima (quattro squadre per un unico posto): ad oggi i bianconeri non sanno se ed eventualmente a quale competizione continentale parteciperanno il prossimo anno, ma sicuramente costruiscono uno scheletro di potenziali profili funzionali al gioco di Spalletti. Resta solo da capire se nell'intelaiatura della squadra troveranno spazio nomi più "altisonanti", oppure giocatori di prospettiva.

Il rendimento altalenante dei bianconeri ha una chiave di lettura decifrabile: manca una tenuta psicologica costante. La Juventus va in affanno quando deve gestire, regalandosi illusioni episodiche invece di quelle "solide certezze" che un celebre slogan immobiliare prometteva di vendere al posto dei sogni. Ecco, per anni la Juve ha venduto sogni (e algoritmi), dimenticando che senza fondamenta stabili ogni costruzione corale rischia di restare un'opera incompiuta.

La Juventus è poco camaleontica, non sa gestire l'ordinario, va in affanno quando è in vantaggio o quando riesce a recuperare una partita, mentre dà il meglio di sé nelle situazioni compromesse, acciuffando risultati insperati soprattutto quando poi non c'è più tempo per ripiombare nello sconforto.

L'altro aspetto da sottolineare è che è bastato il rientro di Milik per assicurare un minimo di alternative alla fase offensiva: in altri termini, non si campa di solo "falso nueve".

A questo punto, però, la cabina di regia dev'essere necessariamente unica: troppe teste a decidere porterebbero inevitabilmente a gettare alle ortiche altri due anni. La storia della Juve non può permetterlo.