

Gabriele Lucchini
In Casa Juventus
26 febbraio 2026
Juve, tra corsi e ricorsi: l’illusione turca e il rischio del canto del cigno
Archiviati i commenti delle maggiori testate nazionali, che hanno dato risalto con toni quasi omerici alle gesta della Juventus, resta sul tavolo la nuda verità del campo. La qualificazione, sicuramente alla portata, è stata compromessa da una condotta dissennata nella gara d'andata: un vizio di forma originale che ha trasformato l'eroismo del ritorno in una meravigliosa, quanto inutile, "incompiuta".
Sorge oggi un dubbio amletico: quella di Torino rappresenta l'ennesima svolta stagionale o si tratta piuttosto del malinconico canto del cigno di un'intera epoca? La realtà, spogliata dall’epica del momento, suggerisce che senza il baratro della sconfitta iniziale, difficilmente avremmo assistito ad una simile prestazione da parte degli uomini di Spalletti. È il paradosso di un'architettura che sembra reggersi solo sotto la pressione dell'emergenza.
In più occasioni la Juventus ha dimostrato di saper riemergere da situazioni disperate — si pensi ai confronti con l'Inter o al Borussia Dortmund — ma la ricorrenza di tale sintomatologia impone una diagnosi severa: una disarmante fragilità psicologica che rende la squadra incapace di gestire l’ordinaria amministrazione del campo.
I "corsi e ricorsi storici" di Vico non alimentano grandi speranze e riportano alla mente le "vie crucis" di trenta o quarant’anni fa. Sulla panchina sedevano Rino Marchesi e Gigi Maifredi; gli avversari si chiamavano Real Madrid e Barcellona, non certo (con tutto il rispetto) Galatasaray.
Anche allora la condotta di gara fu commovente, un crescendo di occasioni create e gettate al vento, prima del brusco ritorno alla realtà: le debacle interne con Napoli e Milan che segnarono la fine delle ambizioni tricolori e l'esclusione dalle coppe.
Oggi il calendario riserva una trasferta all'Olimpico contro la Roma di Gasperini che, forte di un vantaggio di quattro punti, appare come un collaudo statico quasi proibitivo. Probabilmente il raggiungimento del quarto posto resterà una chimera, ma questa eventualità potrebbe trasformarsi in un’opportunità: costringere il club a ripartire dalle fondamenta, mantenendo solo i profili funzionali a un progetto organico. Con un auspicio finale dettato dal giudizio e dalla lucida razionalità: che a pagare per queste macerie non sia, ingiustamente, Spalletti.
15 febbraio 2026
A Istanbul senza alibi: la Juve di Spalletti alla prova di maturità
L'encomiabile prestazione della squadra bianconera fornita al cospetto della capolista deve necessariamente rappresentare un punto di partenza.
Spalletti, dopo la serataccia di Napoli, sta vedendo progressivamente lievitare il livello di gioco dei propri uomini. I risultati sono ancora altalenanti, ma le prestazioni sono confortanti.
Dopo i fatti di ieri sera (sui quali è del tutto inutile rivangare, attesa la loro evidenza oggettiva), il rischio è quello di cadere nella tentazione dell'alibi.
Le dichiarazioni di Comolli e Chiellini nel post-partita ne sono un fulgido esempio.
Lo stato maggiore della Juventus tenta di nascondere i propri errori in sede di mercato, utilizzando la retorica del vittimismo.
La diagnosi è fin troppo chiara: i bianconeri sono in grado di offrire ottime prestazioni negli scontri diretti, laddove è possibile trovare spazi più ampi, ma è destinata a soffrire quando le difese avversarie si chiudono, perché l'assenza dell'ariete sottrae di fatto una possibile variante rispetto al fraseggio stretto e al possesso palla.
Non si possono certo imputare a La Penna i punti persi a Cagliari, oppure, tra le mura amiche, con Lecce e Lazio.
Ora, servirà maturità nella delicata e "ostile" trasferta di Istanbul, al cospetto del coriaceo e talentuoso Galatasaray, che può mettere in campo una compagine molto dotata di piedi buoni (l'esperto, ma intramontabile Gundogan, Sané, Yilmaz) ed una coppia offensiva veramente di prim'ordine composta da Icardi e Osimhen.
La Juventus dispone comunque di altrettanta qualità, ma di minori soluzioni offensive e di una rosa qualitativamente "più corta".
Lasciamo quindi che sia il campo a parlare e soprattutto che i veleni del derby d'Italia abbandonino subito la Continassa: le parole non cancellano il verdetto del campo, ma possono costituire il preludio a futuri insuccessi.
02 febbraio 2026
Spalletti-Comolli: cronaca di un'incomunicabilità congenita
Che Comolli e Spalletti parlino lingue diverse è un dato di fatto. Francese il primo. Toscano il secondo. Ma il virus dell'incomunicabilità ha fatto di meglio: ha reciso ogni residuo legame tra la scrivania e il campo. È emerso chiaramente nelle ore convulse della chiusura. Una deriva che definirei... agghiacciante (per usare un termine caro ad Antonio Conte).
Il Cantiere e la Scommessa
Sul profilo del centravanti necessario, si è già ampiamente riferito. Inutile ribadire il concetto a chi non ha orecchie per intendere. L'acquisto di Boga? Una scommessa al buio. Un brevilineo che non assapora l'erba del campo da due mesi. Utile, forse, a far fiatare Yildiz. Ma del tutto estraneo alla fisionomia di stazza richiesta da Certaldo. Un tassello inutile in un puzzle che non ammette distrazioni.
La "Guerra Fredda" su Icardi
La vera notizia, tuttavia, è la guerra sotterranea combattuta sul nome di Icardi. Molte testate hanno puntato sugli elogi di facciata. La realtà è un'altra. Al termine della vittoria di Parma, Spalletti ha scolpito nella pietra il suo "no secco". Un'opposizione plateale. Motivata da un passato milanese che definirei... infausto. Icardi non è adatto. Non per questo spogliatoio. Il suo arrivo avrebbe rappresentato un innesto improvvido, capace di polverizzare l'unità ritrovata del gruppo.
La Tautologia come Ultimatum
E la Società? Ha inseguito il giocatore fino all'ultimo rintocco. Ignorando il guanto di sfida lanciato dal tecnico. Quel "sono d'accordo con la Società e la Società con me" non è un inno all'armonia. È la più evidente distonia tra le parti. Nel caso El-Nesyri — l'unica sciabola funzionale — è stato Chiellini a stoppare i motori. Su Icardi, è stato Spalletti a tracciare il confine. Un duello di siffatta asprezza che non promette nulla di buono.
La Ballata Selvaggia dell'Errore
A completare il quadro, ecco lo scambio Holm-Joao Mario. Si conclude così, dopo trascurabili scampoli di partita, l'avventura del portoghese. Arrivato in estate tra le polemiche di Tudor e scambiato con quell'Alberto Costa che oggi brilla al Porto. È la perseveranza diabolica del "mago degli algoritmi". Una navigazione a vista che definirei... fallimentare. Resta l'amaro in bocca per Chiellini. La sua "livornesità" doveva essere un argine. È diventata, purtroppo, la sponda della compiacenza.
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