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Gabriele Lucchini

26 Gennaio 2026

In Casa Juventus


31 gennaio 2026
Le strategie invisibili sul mercato

Mancano poco più di due giorni al termine del c.d. "mercato di riparazione" e, nonostante un tourbillon di interlocuzioni (vere o presunte), nessuna trattativa concreta appare prossima alla conclusione.
La frenesia di questa Società/Dirigenza, in realtà, mal si concilia con la fredda razionalità sabauda, che ha sempre contraddistinto i vertici bianconeri e che il solo allenatore (peraltro toscano) appare ad oggi aver assimilato.
Non nascondiamoci dietro un dito: le ultime prestazioni hanno confermato una realtà difficilmente confutabile. La Juventus può contare, al massimo, su 14 elementi (ad essere generosi) che possono garantire prestazioni soddisfacenti. Il divario delle prestazioni dei singoli registratosi tra la partita interna con il Napoli e la trasferta di Montecarlo è fin troppo evidente e ci indica chiaramente l'impraticabilità di un ampio turnover.
Sarebbero necessari quantomeno 3 innesti, uno per reparto, per poter puntare in alto.
In primis gli uomini che vanno a comporre il pacchetto arretrato hanno mostrato sovente una propensione sinistra all'infortunio (Gatti, Bremer e Rugani) e lo spostamento di Koopmeiners altro non è che una situazione emergenziale, ma non può diventare una scelta prospettica.
Il recupero psicologico e fisico di Locatelli e di Thuram, unitamente al dinamismo di McKennie conferiscono al reparto di centrocampo una cifra tecnica accettabile, ma, attesa la lunghezza della stagione, non offrono sufficienti garanzie contro il logorio fisico.
Ma è nel settore avanzato che la confusione regna sovrana. Spalletti è stato fin troppo chiaro in tutte le conferenze stampa in ordine alle reali esigenze che consentano modifiche tattiche in corso d'opera. Il tecnico di Certaldo ha richiesto espressamente un centravanti dal fisico possente che sia in grado di far salire la squadra e di "fare reparto da solo", offrendo sponde ai compagni.
I nomi circolati in questi giorni (El-Nesyri a parte) non sono funzionali alle necessità espresse dall'allenatore. E così si è assistito al fallimento di tutte le possibili piste (Duran, Mateta, Kolo Muani). L'impraticabilità della suggestione Benzema è sotto gli occhi di tutti, eppure l'evocazione è funzionale ad acquietare la "pancia del tifo".
Il possibile ritorno (sarebbe il terzo) di Morata, da ultimo rievocato in assenza di alternative, non è particolarmente stuzzicante: si tratta pur sempre di un giocatore scaricato anche dal Como (con tutto il rispetto della fantastica stagione dei lariani).
E allora non resta che attendersi la consueta dichiarazione resa al termine di una fallimentare/inesistente campagna acquisti: "siamo già a posto così, lavoreremo per un grande mercato estivo".

26 gennaio 2026
Non si nasce Dirigenti

Forse si può nascere artisti, poeti, calciatori... ma Dirigenti no, non si nasce.
Dirigenti si diventa con lo studio meticoloso, con l'abnegazione e con il sacrificio. Non è sufficiente essere ex calciatori per assurgere al rango di Dirigenti.
Spalletti, navigato condottiero, lo sa e ieri sera, dilungandosi sulle caratteristiche di Jonathan David ha assestato una stoccata elegante, ma decisa nei confronti di Giorgio Chiellini.
Mentre sul campo si comincia ad intravvedere qualche miglioramento, sul versante societario è nebbia fitta.
Ne è lampante riprova un mercato di riparazione condotto nel segno dell'improvvisazione: ogni giorno circola un nome nuovo, ma nessuno si interroga sulle reali necessità di Spalletti. Chiesa, Mateta, El-Nesyri, Zirkzee, questi i tormentoni più ricorrenti; ma qual è il comune denominatore? L'amara, quanto ineluttabile risposta è "nessuno".
Il mister di Certaldo ha chiaramente fatto intendere di gradire un profilo alla Kennet Andersson del Bologna che fu: un attaccante potente, in grado di fare "a sportellate" con le difese avversarie, di far "salire" la squadra nei momenti complicati e capace di risolvere le partite "sporche", facendo affidamento sulle doti acrobatiche, quando il fioretto deve necessariamente lasciare spazio alla sciabola.
Le difficoltà delle trattative di mercato sono note, i "tira e molla" sono all'ordine del giorno, ma quello che un Dirigente non può (e non deve) fare è ragionare con la "pancia" del tifoso. Il fallimento della pista del centravanti di proprietà del Fenerbahce viene mal digerita da Spalletti e la lunga disamina sulle caratteristiche di David in conferenza stampa rappresenta la più evidente conferma di un'irritazione neanche troppo velata.
La reazione di Tudor sarebbe stata diversa, perché troppo innamorato della sua Signora, e spesso, in amore, si accetta tutto.
Il contegno di Spalletti è di tutt'altro tenore: ha collezionato molte esperienze su varie panchine e non ha legami "sentimentali", ma solo professionali. Il suo lucido distacco gli consente di guardare lontano e di correggere e, se possibile, invertire la rotta.
Un consiglio a Giorgio Chiellini: un errore si perdona, la recidiva no. E questo valga anche per Comolli.
Resta il rimpianto di aver liquidato troppo frettolosamente Kaio Jorge, un profilo che univa potenza a tecnica: al Cruzeiro è rinato è sta spingendo la sua squadra agli antichi splendori.