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Carlo Bianchi

30 Giugno 2026

Coppa del Mondo FIFA


Carletto, così non va!

Carletto, così non va!

Ci mancava pure questa, ossia la polemica scatenatasi sui social da parte dei tifosi della Canarinha sul fatto che il nostro Carletto si sia messo ad accennare (cantare è una parola grossa) l'inno brasiliano, peraltro con un testo abbastanza complicato. Come sempre succede in questi casi i pareri sono discordanti. C'è chi plaude il gesto come forma di rispetto e riconoscimento oltre che una dimostrazione di integrazione, altri invece non sono affatto contenti e soprattutto convinti che il gesto non sia stato pensato per ottenere maggiori consensi. Un conto è cantare l'inno di un club ed un altro quello di una nazione. A questo punto non sappiamo come avrebbe reagito Francisco Manoel da Silva, autore della musica (i testi furono di Joaquím Osorio Duque Estrada) vedendo la sua creatura usata a tal scopo. L'inno brasiliano fu infatti adottato dopo l'indipendenza del Brasile dal Portogallo del 1822 anche se divenne ufficiale solo nel 1890. Secondo noi il significato di un inno va ben al di là della mera rappresentazione teatrale soprattutto su un campo di calcio oltre che farne esibizione di convenienza ci sembra veramente inappropriato. Diciamo che Carletto è scivolato sulla classica buccia di banana e tutti noi ci auguriamo che l'unico inno al quale d'ora in poi dovrà far riferimento sarà quello di Mameli pur senza una gratificazione contabile da parte della FIGC. D'altronde il suo contratto è stato recentemente esteso dalla CBF fino al Mondiale del 2030 e se fossimo in lui ci prodigheremmo nel migliorare il gioco dei suoi oltre che cercare dopo un anno di perfezionare il portoghese. Per le lezioni di canto, gorgheggi inclusi, c'è sempre tempo.