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Editoriale

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Carlo Bianchi

15 Settembre 2026

Editoriale


Ma dove vogliamo andare

Ma dove vogliamo andare

Fra meno di una settimana riprendono gli impegni della nostra Nazionale con le quattro partite di Nations League con il reprobo CT Mancini costretto a sfogliare la classica margherita. Il Mancio si troverà con i soliti problemi di mancanza di giocatori italici e destinati a rappresentarci oltre che per cercare di non far scendere l'Italia nel girone B della competizione. Belgio, Francia e Turchia sono i nostri avversari non certo comodi visto il nostro stato di salute attuale.

Mancano i talenti?
Certo che mancano e neppure ne troviamo di naturalizzati o provenienti da famiglie straniere con figli nati in Italia, la nostra situazione è asfittica e si preannuncia il peggio. Giova altresì ricordare che ieri sera nella partita Inter-Udinese abbiamo contato giocatori di ben ventuno nazionalità diverse. Che dire poi della Juve emiliana che per la prima volta nella sua storia non ha schierato un giocatore italiano fra gli atleti di campo (solo il portiere Vicario reggeva l'urto italico)? Ed allora di cosa stiamo parlando? Siamo ben lungi dal trovare una soluzione a breve e dobbiamo per il momento fare di necessità virtù utilizzando le poche risorse che il campionato italiano ci offre.

I protagonisti
Meno male che almeno la Beneamata mette a disposizione i suoi Bastoni, Dimarco, Barella ed Esposito. per fortuna dalla Premier arriveranno Palestra, Calafiori, Tonali ed Udogie avvalendosi in un futuro anche degli oriundi: Romano del Cagliari che pare abbia preferito l'Italia alla Svizzera, Palma dell'Udinese attualmente non utilizzabile in quanto infortunato come pure Tresoldi del Club Brugge ancora indeciso sul da farsi fra Under 21 tedesca e la nostra. Fuori per infortuni i vari Zaniolo, Locatelli e Chiesa.

Tempi andati
Siamo tornati ai tempi passati quando il primo oriundo a vestire la maglia azzurra fu Ermanno Aebi, lo svizzero ma nato e residente a Milano. Il primo sudamericano fu Julio Libonatti per poi passare negli anni trenta ad Andreolo, Monti ed Orsi. Come poi non ricordare Angelillo, Altafini e Sivori oltre a Montuori, Pesaola, Schiaffino, Sormani e tanti altri? Un ritorno in grande stile ai tempi che furono ma qui la situazione si fa oltremodo complicata poiché le possibilità di scelta sono estremamente ridotte. Che il Mancio si stia ravvedendo e ritorni sui suoi passi? Niente di più facile.