
Redazione
23 Aprile 2026
Se il pallone fosse a spicchi?
Presentato il Mubit, dieci punti da condividere
Presentato il Mubit, dieci punti da condividere
Le presentazioni alla stampa e/o a una città sono in realtà una grande occasione di pubbliche relazioni.
Non ha fatto eccezione quella del Museo Italiano del Basket, o MUBIT, inaugurato sabato 18 aprile al PalaDozza, tempio di quella Città del Basket che è già un tempio della pallacanestro italica.
10 cose per andarlo a vedere o per raccontare quello che si è fatto e detto.
• Il ricordo di Oscar, sublime cannoniere di Caserta, Pavia e della sua Nazionale. Una carriera di canestri e correttezza, salva quella volta che, colto da un impeto di rabbia, spinse Brunamonti sulle transenne del PalaMaggiò. Dicevano i latini “semel in anno licet insanire” e di lui, giustamente, resta l’immagine del sorriso e della bravura.
• Il rooftop che rende il Palasport petroniano edificato sulle macerie belliche undici anni dopo la fine del conflitto vicino agli edifici di chi ci liberò dalle piaghe della guerra, ovvero la coalizione capitanata dagli yankee. A dispetto della decadenza – ahimè – attuale.
• La serie di foto, pannelli, filmati, memorabilia esposti. Un trionfo di azzurro che incanta lo spettatore.
• Il fitto colloquio appartato tra Gianni Petrucci e Massimo Zanetti, avente per tema la NBA Europe e la “dimenticanza” di Bologna (che reagisce prolungando la licenza di Eurolega sul modello di Milano). Roma è di certo fondamentale ma non può essere spinta avanti usando le solite logiche sul modello di “a Fra’, chette serve ?”.
• La conduzione inappuntabile di Giulia Cecchinè, voce e volto di Sky oramai quasi di casa sotto le Due Torri. Ritmo senza affanno, conoscenza senza compiacimento, affabilità senza complicità. 45’ per fare tutto. E senza rompere i cabasisisi ai presenti.
• La buona presenza delle due squadre bolognesi (presidenti, giocatori, dirigenti, azionisti) e dei vessilliferi del glorioso passato. In un luogo baricentrico tra le due sedi storiche.
• La poco comprensibile latitanza delle altre piazze ricche di passato della regione e zone limitrofe (Reggio Emilia, Forlì, Rimini, Pesaro), a dimostrazione che i campanili hanno un peso determinante nel nostro paese e un sistema turistico sportivo regionale è ben lungi dall’essere di vicina attuazione.
• Se non è sfuggito alla attenzione dei più, non c’era l’Eurolega, non c’era la FIBA, ma soprattutto non c’era NBA Europe. E hai voglia di mobilitare i tifosi del Manchester United se non riesci a farlo verso quelli di Basket City. Una garanzia ai vertici stars and stripes: nessun impeachment se verranno a Bologna, al massimo due tagliatelle al ragù.
• E Milano, direte voi? C’era Ettore Messina, assolutamente di casa in Piazza Azzarita, e il Prof. Maifredi già Presidente Federbasket. Un toccante video di Sandro Gamba, ex anche della V nera. Non tanto sul piano quantitativo, ma parecchio su quello della qualità.
• Forse non c’entra con il MUBIT, dove comunque non ci sarebbe posto, ma Bologna rischia di essere una piazza che non trova un cinematografo disponibile a proiettare il film biografico su Dan Peterson. Vi pare possibile?
Nostalgia Canaglia
Non ha fatto eccezione quella del Museo Italiano del Basket, o MUBIT, inaugurato sabato 18 aprile al PalaDozza, tempio di quella Città del Basket che è già un tempio della pallacanestro italica.
10 cose per andarlo a vedere o per raccontare quello che si è fatto e detto.
• Il ricordo di Oscar, sublime cannoniere di Caserta, Pavia e della sua Nazionale. Una carriera di canestri e correttezza, salva quella volta che, colto da un impeto di rabbia, spinse Brunamonti sulle transenne del PalaMaggiò. Dicevano i latini “semel in anno licet insanire” e di lui, giustamente, resta l’immagine del sorriso e della bravura.
• Il rooftop che rende il Palasport petroniano edificato sulle macerie belliche undici anni dopo la fine del conflitto vicino agli edifici di chi ci liberò dalle piaghe della guerra, ovvero la coalizione capitanata dagli yankee. A dispetto della decadenza – ahimè – attuale.
• La serie di foto, pannelli, filmati, memorabilia esposti. Un trionfo di azzurro che incanta lo spettatore.
• Il fitto colloquio appartato tra Gianni Petrucci e Massimo Zanetti, avente per tema la NBA Europe e la “dimenticanza” di Bologna (che reagisce prolungando la licenza di Eurolega sul modello di Milano). Roma è di certo fondamentale ma non può essere spinta avanti usando le solite logiche sul modello di “a Fra’, chette serve ?”.
• La conduzione inappuntabile di Giulia Cecchinè, voce e volto di Sky oramai quasi di casa sotto le Due Torri. Ritmo senza affanno, conoscenza senza compiacimento, affabilità senza complicità. 45’ per fare tutto. E senza rompere i cabasisisi ai presenti.
• La buona presenza delle due squadre bolognesi (presidenti, giocatori, dirigenti, azionisti) e dei vessilliferi del glorioso passato. In un luogo baricentrico tra le due sedi storiche.
• La poco comprensibile latitanza delle altre piazze ricche di passato della regione e zone limitrofe (Reggio Emilia, Forlì, Rimini, Pesaro), a dimostrazione che i campanili hanno un peso determinante nel nostro paese e un sistema turistico sportivo regionale è ben lungi dall’essere di vicina attuazione.
• Se non è sfuggito alla attenzione dei più, non c’era l’Eurolega, non c’era la FIBA, ma soprattutto non c’era NBA Europe. E hai voglia di mobilitare i tifosi del Manchester United se non riesci a farlo verso quelli di Basket City. Una garanzia ai vertici stars and stripes: nessun impeachment se verranno a Bologna, al massimo due tagliatelle al ragù.
• E Milano, direte voi? C’era Ettore Messina, assolutamente di casa in Piazza Azzarita, e il Prof. Maifredi già Presidente Federbasket. Un toccante video di Sandro Gamba, ex anche della V nera. Non tanto sul piano quantitativo, ma parecchio su quello della qualità.
• Forse non c’entra con il MUBIT, dove comunque non ci sarebbe posto, ma Bologna rischia di essere una piazza che non trova un cinematografo disponibile a proiettare il film biografico su Dan Peterson. Vi pare possibile?
Nostalgia Canaglia
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