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Giancarlo Rizzoglio

08 Novembre 2026

In Casa Genoa


08 novembre 2026
Due distrazioni difensive condannano il Grifone

Il Genoa sbaglia in modo marchiano due disimpegni difensivi e il Milan ringrazia, portandosi a casa tre punti preziosi per le sue ambizioni di Champions.

Potrebbe sembrare semplicistica l’analisi della sconfitta subita dai rossoblù sul prato del Ferraris, ma la realtà dice proprio questo.

Quel 60% di possesso palla del Genoa, contro il 40% del Milan registrato a fine partita, la dice lunga sull’inerzia della partita, pesantemente condizionata da due errori in disimpegno commessi da Vazquez al 13° e Traoré al 19°, che hanno permesso ai rossoneri di impostare una gara sostanzialmente di contenimento, esponendosi però alla sofferenza soprattutto nel corso del secondo tempo.

Daniele De Rossi proponeva lo stesso modulo che nella ripresa a Lecce aveva consentito di fermare le ultime velleità dei salentini, in particolare sulle vie esterne.

In difesa Ehizibue affiancava Ostigard, Marcandalli e Vazquez, a centrocampo Vitinha ed Ellertsson andavano ad occupare le fasce supportando l’interdizione di Wiafe e la regia di Traorè alle spalle di Messias, che in attacco affiancava Osmajic.

Insomma, un 4-4-1-1 schierato con lo scopo di arginare gli esterni rossoneri Moreira e Cissè, schierati a centrocampo insieme a Rabito e Modric, dietro agli attaccanti Ramos e Pulisic e davanti ad una linea difensiva composta Musah, Diawara, De Winter e Gila.

Il Genoa parte in quarta ma poi si fa male da solo

Quando, dopo neppure un minuto di gioco, Osmajic, a seguito di una lunga sgroppata sulla sinistra, lasciava partire un diagonale rasoterra destinato a finire di un soffio fuori accarezzando il palo, l’impressione era quella di un brutto pomeriggio per il Milan.

Ma la qualità dei rossoneri permetteva loro di imbastire una lunga serie di palleggi, con lo scopo di rallentare la pressione degli avversari e allo stesso tempo cercare lo spazio propizio per colpire i rossoblù, pressandoli molto alti.

E proprio da questa situazione di gioco scaturiva al 13° il primo errore di Vazquez, che perdeva palla a sinistra sulla propria trequarti e permetteva a Pulisic di servire Cissè, il quale dall’altezza del dischetto del rigore portava in vantaggio la sua squadra.

In realtà, il Genoa provava immediatamente ad organizzarsi, ma proprio quando sembrava rendersi pericoloso incappava, appena sei minuti dopo, in un altro errore marchiano.

Era Traoré, retrocesso quasi sul fondo sulla destra, che appoggiava indietro verso Marcandalli; il passaggio, però, risultava impreciso, tanto da favorire Ramos, il quale serviva Pulisic, lesto a battere per la seconda volta Bjilow.

La doppia mazzata avrebbe potuto essere rimediata nell’ottica di un recupero da completare magari nella ripresa, quando al 30° Osmajic, raccogliendo un appoggio di Vitinha, metteva in rete di testa: ma il gol veniva annullato per un millimetrico fuorigioco dell’attaccante.

Rossoblù all’assalto nella ripresa

Si può ben dire che il secondo tempo sia stato completamente in mano al Genoa, con i rossoneri sempre più bassi nella loro area per difendere il doppio vantaggio.

Più passavano i minuti e maggiormente il Milana andava in sofferenza, soprattutto quando De Rossi disponeva la squadra secondo un 3-5-2, che vedeva El Shaarawy sulla sinistra (al posto di Vitinha) e Baldanzi prima inserito tra le linee al posto di Messias e poi schierato più largo sulla destra.

Ne veniva fuori un autentico arrembaggio, nel corso del quale al 33° El Shaarawy aveva la palla buona con un tiro sottomisura, che però veniva deviato provvidenzialmente in angolo dalla difesa rossonera.

La partita veniva riaperta solo al 42°, quando Ellertsson da venti metri indovinava un gran tiro di sinistro, sul quale nulla poteva fare Maignan: ma per il Genoa era troppo tardi per recuperare una partita che non meritava di perdere.

08 novembre 2026
De Rossi: “non do la colpa a chi sbaglia, è una cosa che non farò mai”

Diciamo la verità.

La tentazione di spiegare la sconfitta del Genoa con quei due macro-errori difensivi compiuti in appena diciannove minuti di gioco, sui quali prima Cissé e poi Pulisic sono andati a nozze, è molto forte.

Anche perché, come dice Daniele De Rossi, “l'inerzia della gara sembrava simile a quella delle ultime partite, perché dopo forse un minuto abbiamo avuto una grande occasione con Osmajic”.

E, invece, due tra gli uomini più rappresentativi di questo Genoa, Vazquez e Traorè, inciampano in due disimpegni sbagliati che mettono sul vassoio d’argento al Milan la possibilità di portar via tre punti preziosi dallo stadio Luigi Ferraris.

“Ragazzi, però non mi piace parlare di errori individuali – puntualizza subito il tecnico rossoblù -, perché non voglio nascondermi dietro gli errori dei miei giocatori. Non sono qui a dirvi, abbiamo vinto con la Juve perché i loro difensori hanno fatto due errori. L'errore fa parte del calcio altrimenti le partite finirebbero tutte quante zero a zero. Quando un allenatore parla di errori individuali è perché poi dà la colpa ai giocatori e io questo non lo farò mai, anche perché gli stessi giocatori che hanno sbagliato un passaggio o un dribbling, all'interno della partita sono stati ottimi tutti quanti, nessuno escluso, Dobbiamo ovviamente analizzarli, migliorare e capire perché uno è stato un errore di disimpegno, l’altro un po' più un errore di concetto. Ma al di là di questo noi analizziamo tutto. Una grande cosa è stata che siamo riusciti a rimanere in partita anche quando tutti quanti eravamo molto delusi e l'abbiamo riaperta poi alla fine”.

Al di là di quei due grossi errori individuali che hanno, in pratica, compromesso la partita, rimane la positiva prestazione della squadra che prosegue il suo percorso di crescita.

“Dobbiamo analizzare le anche la prestazione – dice De Rossi -. Le ultime partite non abbiamo giocate tutte in grande stile mentre questa sì. Con il Venezia nel secondo tempo avevamo fatto molto male, contro il Lecce eravamo stati un po' sporchi con la palla. Oggi nel momento più difficile, perché siamo andati sotto senza meritarlo, siamo rimasti saldi con i nervi e sempre aggressivi. Ovviamente, subendo anche un po' il possesso palla del Milan, perché hanno giocatori che quando la palla brucia a loro non scotta mai. Però poi siamo rimasti attaccati alla partita e l'abbiamo riaperta come avevamo programmato negli spogliatoi. La possiamo riaprire anche a cinque minuti, ci siamo detti, e così è stato, ma ci è mancata poi la zampata. Siamo arrivati diverse volte in area, più di loro penso, e credo che sia stata fatta una partita seria, aggressiva e buona”.

Wiafe ha sostituito un Frendrup non in perfette condizioni

Samule Wiafe continua la sua crescita con un’altra positiva prestazione che non ha fatto rimpiangere Frendrup, fermo ai box a causa dei postumi per un colpo subito a Lecce.

“Morten ha avuto questo colpo a Lecce – ha detto De Rossi - Non è niente di grave, ma non si era mai allenato. Quindi avevamo già deciso a prescindere di far giocare Wiafe. A me Samule piace e allora finché è così lo tratto come un giocatore di 25 o trent’anni. Insomma, non mi interessa molto la carta d'identità, che nel suo caso può portare un po’ a mancanza di esperienza, ma lui sopperisce con la grande forza fisica o l'intelligenza tattica. Non ha paura di scontrarsi con Modric e Rabiot che magari potrebbero intimidire qualsiasi altro giocatore anche più grande di lui. Dopo la prima partita, ho sentito dappertutto dire che bisogna calmarlo perché quando è entrato con la Fiorentina ha menato tutti e io gli ho detto bravo, mena tutti che non sbagli mai (dice scherzosamente, n.d.r.). Dobbiamo cercare di incanalare quell'aggressività nelle cose che si possono fare dentro il campo, perché se troviamo fuori un giocatore con questa aggressività che riesce anche a ragionare quando ha la palla, abbiamo tirato fuori veramente un gran prodotto”.

De Rossi guarda avanti e fissa i margini di miglioramento della squadra

Si parla molto delle partenze a ritmo altissimo del Genoa tra le mura del Ferraris, ma l’obiettivo è quello di tenere quel ritmo per tutta la partita.

“Abbiamo lavorato parecchio durante la lunga sosta, soprattutto abbiamo dato il tempo di rientrare in condizione a giocatori come Ehizibue, arrivato il 3 settembre. C’era chi veniva da infortuni lunghi come Traorè ed altri giocatori del mondiale. Quindi, hanno ripreso condizione e noi abbiamo lavorato anche su quello che non può mai mancare a questa squadra, cioè l'aggressività. Quello che dobbiamo migliorare ancor più è essere aggressivi come siamo stati nel secondo tempo contro il Milan, anche quando stai vincendo. Perché a Lecce ci è mancato proprio questo. La squadra più in forma del campionato, secondo me, è la Roma e quell'allenatore ci ha dimostrato che anche se vinci tre a zero continui ad andare a pressare gli avversari, continui ad aggredire, perché poi alla fine corri di meno, fai meno fatica, li tieni più lontano dalla tua porta. È ciò che sto cercando di portare come mentalità. Noi dobbiamo aggredire, tutti dobbiamo andare a prendere gli avversari se possibile dentro l'area, perché a volte questo ti porta ad essere un po' stanco, visto che è un lavoro molto dispendioso, ma anche oggi, soprattutto con i cinque cambi, siamo riusciti a tenere questo livello di aggressività molto alto”.

07 novembre 2026
Il Genoa al Ferraris cerca un’altra vittima illustre

Il Vecchio Grifone ci sta prendendo gusto, non solo a battere le squadre nobili del campionato ma anche a strizzare in silenzio l’occhiolino alla classifica, da un rassicurante e, fino a qualche settimana fa, insperato decimo posto.

Sull’onda dei tre punti appena conquistati a Lecce e dopo aver lasciato al palo Fiorentina e Juventus al Ferraris, passando anche dalla vittoria contro il Venezia, i rossoblù ospitano domani alle ore 15, davanti al proprio pubblico, il Milan, sognando lo sgambetto ad un’altra squadra che va per la maggiore nel nostro campionato.

Già si è parlato di una sfida incastonata nell’ancestralità del nostro calcio, ma anche di ataviche rivalità passate attraverso avvenimenti tragici, che nel recente passato hanno purtroppo scalfito i rapporti tra le due tifoserie.

“Sappiamo ciò che significa per i nostri tifosi questa partita – ha detto ieri Daniele De Rossi durante la conferenza stampa prepartita -. Lo sappiamo, ce lo ricordiamo ogni giorno con i giocatori e lo andremo a ripetere, a rinfrescare anche domenica mattina”.

Dunque, è persino inutile riferirsi al trascinante ambiente dello stadio di Marassi, notoriamente in grado di spingere la squadra su un ritmo di gioco spesso fatale anche per gli avversari più quotati.

“Partire bene, soprattutto in quello stadio, dà subito un imprinting della partita, un’idea chiara di quello che vogliamo fare – ha detto il tecnico rossoblù -. È ovvio che l’ideale non sarebbe solo partire bene, ma anche fare novanta minuti simili a quelli che abbiamo fatto contro la Juventus. Alti e bassi fisiologici ci sono stati, ma siamo rimasti in partita per tutti i novanta i minuti. Sicuramente l’approccio sarà molto importante, gli stimoli noi ce li prendiamo e li vogliamo, fermo restando che poi giochi in casa contro il Milan con trentamila spettatori e gli stimoli ci sono a prescindere dall’aver fatto un piccolo record o un certo numero di vittorie di fila”.

L’ambizione (e non la mediocrità) dev’essere la parola d’ordine

Daniele De Rossi predica anzitutto umiltà, ma non appagamento.

La differenza è sottile però molto profonda, perché parte dalla consapevolezza di aver appena superato un momento molto difficile.

“Dobbiamo fare una partita seria, non dobbiamo montarci la testa- spiega l’allenatore -. Siamo una squadra di media o bassa classifica, perché per ora lo dicono i numeri, senza sminuire il Genoa o il nostro lavoro. Dobbiamo essere coraggiosi, aggressivi, ma sempre sapendo che, se siamo troppo spavaldi, il Milan potrebbe farci veramente molto male”.

Ma sulla consapevolezza si costruisce l’ambizione, la voglia di migliorarsi sempre più e di non accontentarsi mai degli obiettivi raggiunti.

“Chiedo una crescita continua e costante dell’ambizione, della voglia, del coraggio di andare a giocarci tutte le partite cercando di vincerle – continua De Rossi -. Dopodiché chiedo una cosa tecnico-tattica: dobbiamo gestire meglio la palla. Siamo in fondo alle classifiche di passaggi utili, passaggi chiave, giocate utili, la qualità del nostro gioco non è abbastanza alta. Siamo molto forti in verticale, in profondità, ma non possiamo appoggiarci sempre e solo a questo, perché abbiamo giocatori forti fra le linee e che giocano a centrocampo. Dobbiamo attivarci, ad iniziare le azioni anche passando per il centrocampo attraverso un fraseggio che non deve essere lento, noioso, stantio, ma una preparazione all’attacco della profondità. I numeri stessi dicono che lo stiamo facendo male e allora ci abbiamo lavorato in settimana”.

La salvezza come primo obiettivo, facendo anche l’occhiolino alla classifica

“Possiamo fare qualcosa di importante”, aveva detto Junior Messias appena dopo la vittoria di Lecce.

E allora gli risponde De Rossi, sempre tra pragmatismo ed ambizione.

“Guardare lontano e puntare in alto mi piace, ma il nostro obiettivo è fare una grande partita contro il Milan, perché per fortuna è talmente recente il momento di scoramento, di contestazione e di “via tutti” che non possiamo dimenticarcene – conclude il tecnico rossoblù -. Purtroppo, manca tanto alla fine e la strada è veramente lunga, cosicché tornare a vivere momenti meno felici di questi ci si mette un attimo. Dove si può arrivare lo vedremo in corso d’opera. Se avessimo parlato di questo qualche settimana fa, avremmo avuto dei panorami e delle prospettive diverse, però può arrivare. E potrebbe anche essere, perché ciò che ci ha tirato fuori da quella momentanea situazione è stato il cuore, l’atteggiamento e il lavoro dei giocatori. Quando c’è questo è una base molto alta da cui partire”.

E mentre si parte, nello “sguardo della tigre” di Daniele De Rossi c’è tutta la voglia di stupire con il “suo” Genoa.

06 novembre 2026
De Rossi: “è quando le cose vanno bene, che bisogna analizzarle al meglio”

Se Daniele De Rossi non è certo il tipo da scoraggiarsi di fronte alle sconfitte, non è nemmeno il carattere da adagiarsi sugli allori quando le cose iniziano ad andare per il verso giusto.

È una questione di mentalità, quella che non fa mai rendere sazio chi è stato sul campo un grande campione come lui e che ora, nella veste dell’allenatore, chiede espressamente alla propria squadra di tenere la concentrazione molto alta, perché l’opera di rincorsa verso posizioni di classifica più tranquille è solo agli inizi.

E lo fa cominciando a parlare dell’avversario di turno, cioè il Milan, quasi fosse un’ossessione nel trovarne i punti più deboli ai quali prendere le dovute contromisure.

“Rispetto al Milan, abbiamo il piccolo vantaggio di avere un po’ più di tempo per preparare la partita – dice il tecnico rossoblù -. Abbiamo ripreso a spingere un pochino, mentre la settimana prima avevamo solo gestito i carichi, i minutaggi e qualche piccolo acciacco. Siamo andati un po’ più nel profondo. Abbiamo avuto un po’ più di tempo per analizzare quello che vogliamo fare e quello che abbiamo fatto. È proprio in questi momenti, quando le cose vanno bene, che bisogna analizzarle al meglio. Quando vanno molto bene si devono andare a cercare le cose che ancora non stiamo ancora facendo bene, perché ci sono, e dunque cercare di migliorarle. Quindi con un po’ di tempo in più abbiamo toccato proprio questi aspetti”.

Inevitabile parlare della partita di coppa disputata ieri sera dai rossoneri.

“La partita l’ho guardata più dal punto di vista tecnico-tattico anziché sui loro alti e bassi – dice De Rossi -. Ho valutato i giocatori che hanno e anche quelli che non hanno, come Chukwueze e Saelemaekers. Sono una rosa tra le prime tre del campionato, costruita in una maniera che a me piace molto, con caratteristiche che mi piacerebbe avere nella mia squadra. Loro devono provare a vincere il campionato, obiettivo per il quale penso lotteranno fino alla fine. Mi sembrano in crescita, perché moralmente il derby lascia delle scorie positive. Ieri sera non hanno fatto la loro miglior partita, ma è vero che hanno anche cambiato tanti interpreti. Ci aspettiamo una partita molto difficile, contro un avversario fortissimo come lo era la Juve. Forse con ancora più individualità all’interno del campo”.

L’ecletticità dei rossoblù nel cambiare modulo durante la partita

Il Genoa uscito dalla lunga sosta delle nazionali è certamente una squadra molto più sicura di sé.

Tra i recuperi della forma fisica, degli infortuni e delle scorie dopo un mondiale dispendioso, è emersa una squadra capace di cambiare repentinamente modulo durante la gara come avvenuto a Lecce, quando, dopo i primi trenta minuti disputati con il 3-4-3 si è poi passati al 3-5-2 e anche ad un 4-4-2 che nel secondo tempo, con le “catene” sulle fasce formate da Vazquez-Vitinha e Ehizibue-Ellertsson, ha spento definitivamente la spinta degli esterni salentini.

“Il 4-4-2 a Lecce lo abbiamo fatto anche nel primo tempo, in fase di difesa bassa – precisa De Rossi -. Da quella parte Gallo ci ha messo un po’ in difficoltà, anche perché a Wiafe avevamo dato un doppio compito che forse gli abbiamo spiegato non benissimo. Ha fatto una grande partita, ma ogni tanto non erano molto oliati i meccanismi tra lui ed Ellertsson, anche perché era la prima volta che lo facevano. In fase offensiva, potremmo giocare con questo tipo di modulo che permette di attaccare le fasce, anche se poi quando giochi contro una squadra con i quinti sulle fasce, le ampiezze le trovi quasi sempre occupate. Quindi, potresti cercare di andare ad attaccarli in un’altra maniera, ossia in questo modo o magari più per vie centrali. Non vorrei dire che il Milan è spaventoso, ma è forte. Sanno giocare, perché è inutile che citi i loro centrocampisti. Basti pensare a Modric e Rabiot, al fatto che Pulisic giochi esterno, ma anche molto alto tra le linee. Diventa tutto complicato e dunque dobbiamo essere perfetti, come lo siamo stati contro la Juve e magari anche un po’ di più, secondo me, perché i rossoneri arrivano in un momento mentale forse ancora più positivo. Hanno individualità che la Juve, quando ci ha affrontato, forse aveva in infermeria. Tanti cambi, tanti giocatori forti, dobbiamo stare molto attenti, a prescindere da quella che sarà poi l’interpretazione del nostro modulo offensivo e difensivo”.

La lieta notizia del giorno è il recupero di Elias Havel e Lorenzo Venturino, destinati a recuperare pian piano la forma fisica per essere anche loro determinati in questa squadra.

“Sono contento di averli ritrovati in campo e vorrei riportarli in panchina domenica per un ruolo da protagonisti del gruppo, non spettatori – puntualizza l’allenatore -. Non hanno ancora alle spalle minuti in allenamento o carichi adeguati a buttarli dentro, ma per caratteristiche sono importanti. Havel è una punta che ci dà grande profondità e, soprattutto, Venturino potrebbe essere quell’esterno di fascia che ha capacità di saltare l’uomo con grande gamba. Penso che non ci metterà tantissimo a ritrovare la condizione, vista la sua professionalità e allora, Venturino, potrebbe essere il grande acquisto di novembre “.

“Il Genoa rimarrà sempre qualcosa di importante nella mia vita”

Nella giornata della ricorrenza per Gianluca Signorini (“è un ricordo doveroso. Un abbraccio alla famiglia, alla figlia, a tutte le persone che gli hanno voluto bene come familiari e non solo come genoani. È una presenza, un simbolo che troviamo su tutti i cartelloni e le grafiche che abbiamo qui al campo. Non è un caso se c’è il suo volto e anche il suo nome sul nostro centro sportivo. Parliamo di un mostro sacro e non bisogna essere genoani o allenare il Genoa per riconoscere la grandezza del personaggio. È stato un capitano vero, un uomo vero, un compagno di squadra leale”), esce fuori anche il De Rossi passionale, quello che vive il calcio per le emozioni, l’orgoglio di appartenenza ad un club che sente sempre più “suo”.

“Dopo la Roma il Genoa è il club nel quale ho vissuto più tempo di tutti – dice De Rossi dopo un anno esatto dal suo arrivo in rossoblù -. Perché poi al Boca e alla Spal sono stato un po’ di meno, quindi rimane qualcosa di presente, di tangibile e di costante e spero anche di futuro. In ogni caso, penso che rimarrà sempre qualcosa di importante per me nella mia vita, quello che è stato il Genoa, quello che è il Genoa e quello che rimarrà all’interno della mia mente, perché è un club che mi ha affascinato dal primo giorno. Ha uno stile di vita, uno stile di tifare, di volersi bene che mi ha dato tanto, mi ha insegnato tanto e mi ha rapito e conquistato. Ripeto: avrei detto la stessa cosa anche se la ricorrenza del mio anno in rossoblù fosse caduta alla quinta del campionato, perché all’interno dello stadio, in Corso Italia o in giro sotto casa non ho mai ricevuto proteste o manifestazioni di dissenso o di poca fiducia. Qui, all’interno del centro sportivo, la società, i giocatori e i tifosi genoani mi hanno sempre trattato da Dio e cerco di restituire un po’ quello che ho avuto da questa gente. Starci un anno è un bel traguardo per uno che poi, dopo essere stato vent’anni nello stesso posto, inizia questa nuova carriera che probabilmente lo porterà a cambiare varie squadre”.

Ma prima di cambiare, sarebbe bello raggiungere qualche ambizioso traguardo insieme al tecnico di fede romanista, che ha imparato a voler bene anche al Vecchio Grifone.

05 novembre 2026
Dal Montenegro l’arma in più per il Genoa

Daniele De Rossi, scherzando con un tono molto affettuoso, lo definisce un po’ “picchiatello”, per rendere l’idea di come si sia al meglio inserito con i nuovi compagni, facendo, come si suol dire, “spogliatoio”.

E pensare che al suo arrivo qualcuno lo aveva etichettato come una testa calda, capace soprattutto di collezionare squalifiche a causa di presunti atteggiamenti, diciamo così, “poco ortodossi”.

A Milutin Osmajic, montenegrino di nascita e punta centrale di professione, sono bastate nove partite con la casacca rossoblù non solo per smentire queste illazioni, ma rivelarsi quel giocatore “da Genoa” così adatto ad infiammare il Ferraris e prendere per mano la squadra sulla strada della salvezza.

“È un giocatore che entusiasma la gente, me ne rendo conto – dice De Rossi -. Dà entusiasmo ai suoi compagni, entusiasmo a me. Dovremmo imparare il modo di continuare a servirlo”.

Sotto il segno zodiacale del Leone, Milutin ne interpreta fedelmente le doti di combattente, come aveva osservato il tecnico rossoblù dopo la gara contro la Juventus.

“Ha affrontato con coraggio tutti i duelli che doveva fare – aveva detto De Rossi -. Giocava contro difensori forti. Bremer, Lucumì e Gatti sono giocatori forti. È andato lì spalla a spalla senza paura, mettendoli in grande difficoltà”.

Arrivato a titolo definitivo per tre milioni di euro dal Preston North End in Championship, con quattro “timbrature” già all’attivo ma soprattutto sfoderando prove degne per un attaccante di forte e leale temperamento, il centravanti montenegrino sta entrando nel cuore di tutti, dirigenti, tecnici, compagni e tifosi, diventando uno dei punti di partenza di ogni formazione pensata dall’allenatore.

“È molto attento anche in fase difensiva – ha detto De Rossi -. Lui è sempre stato disponibile in fase difensiva, ma era molto disordinato. Ora sta trovando i posti giusti dove voglio che lui difenda”.

Ecco, dunque, Milutin Osmajic, un attaccante puntuale nell’andare a rete, nel far salire la squadra ma anche ad aiutare una difesa non a caso diventata più ermetica nelle ultime partite.

Marcandalli: “la vittoria di Lecce ci dà la spinta per continuare così la stagione”

Parlando della difesa, era lecito notare nelle prime partite, così avare di risultati, un’involuzione inaspettata, visto che il reparto arretrato era stato un punto di forza dei rossoblù nella scorsa stagione.

Uno stressante mondiale aveva probabilmente inciso sul rendimento di Ostigard e Vazquez, trascinando in prove meno positive anche Alessandro Marcandalli, ossia uno dei giocatori del Genoa di maggiore prospettiva.

Dopo la sosta, però, la difesa rossoblù è tornata sui soliti, rassicuranti livelli di rendimento, resistendo nei secondi tempi al ritorno dell’avversario contro Fiorentina e Venezia e nell’ultimo quarto d’ora con la Juventus.

Tutto ciò, interpretando in modo disinvolto sia lo schieramento a tre oppure a quattro, in modo da stoppare il tentativo di rimonta dei salentini nella vittoria allo stadio di via del Mare di Lecce.

“Abbiamo conseguito il massimo ottenibile in queste ultime tre partite – ha commentato Marcandalli -. Tutto ciò è molto importante, perché ci dà quella spinta per continuare così la stagione”.

L’analisi di Marcandalli della vittoria sui pugliesi è chiara.

“Sì, siamo stati bravi a soffrire nei momenti di difficoltà e bravi a colpirli nelle ripartenze – ha detto il difensore rossoblù -. Abbiamo rischiato poco e subito solo un gol un po’ fortunoso da parte loro. La prova difensiva è stata complessivamente buona”.

Havel e Venturino tornano ad allenarsi con la squadra

Ma le buone notizie non finiscono qui.

Superando infortuni molto pesanti, Lorenzo Venturino ed Elias Havel hanno ripreso stamane ad allenarsi a pieno ritmo con i compagni.

L’intervento di pulizia ai tendini rotulei per l’esterno genovese e l’operazione alla caviglia cui ha dovuto sottoporsi l’attaccante austriaco, sembrano ormai soltanto uno spiacevole ricordo, proponendosi nelle prossime partite come valide alternative nelle scelte di formazione di De Rossi.

È possibile che i due vengano già convocati nella partita contro il Milan, in programma domenica alle ore 15 al Ferraris, allo scopo di far loro respirare nuovamente il clima della gara.

Però è certo che per entrambi si prospetta il solito percorso di recupero fisico, per poi essere in grado di offrire alla squadra ancora più varianti nella fase offensiva.

La rincorsa del Genoa, dopo un inizio molto stentato, parte indubbiamente anche da loro.

Non solo da un ritrovato Hamed Traorè, sempre più a suo agio in quel ruolo di regista tanto invocato ad inizio stagione, ma soprattutto dalle irresistibili serpentine di Junior Messias e dalle micidiali diagonali, dalla fascia sinistra al centro, di Stephan El Shaarawy, detto il “Faraone”.

Non che la qualità del brasiliano sia stata scoperta solo oggi, tutt’altro.

Arrivato al Grifone nel 2023, il buon Junior è alla sua quarta stagione di magie calcistiche con la maglia rossoblù, ma alla sua prima in cui sembra aver finalmente trovato una condizione fisica tirata a lucido e un carisma da leader in grado, insieme a Johan Vazquez, di prendere in mano la squadra per darle sicurezza, come accaduto anche domenica scorsa a Lecce.

“Nell’intervallo ho visto Junior chiudere la porta dello spogliatoio e tenere un discorso da leader alla squadra”, ha detto di lui Daniele De Rossi dopo la preziosa vittoria sui salentini allo stadio del Mare, dove a fine partita Messias ha ancora parlato da indiscusso punto di riferimento dei compagni.

“Dobbiamo essere più cattivi, più lucidi perché potevamo fare molto meglio – ha detto Junior -. L’importante però è ottenere i tre punti e secondo me la squadra ha saputo soffrire quando era il momento”.

Messias ha la sua ricetta per lo stentato avvio del Genoa in campionato.

“Abbiamo avuto il nostro momento di difficoltà, durante il quale abbiamo saputo soffrire – ha detto il fantasista brasiliano -. La squadra è cambiata tanto e non era facile per i nuovi arrivati. Ora però Il mister può chiudere gli occhi mentre qualsiasi giocatore entra in campo la squadra “va sempre a duemila”, cioè dà tutto. Con un gruppo così possiamo sicuramente fare qualcosa di importante, però dobbiamo restare con i piedi per terra. Quando eravamo nella difficoltà, sapevamo che il campionato era lungo e adesso siamo lì; quindi, dobbiamo tenere la tensione alta”.

El Shaarawy: “per me è un piccolo sogno tornare a vestire questa maglia”

Campione d’Italia e vincitore di una Supercoppa nel 2009/10 e una Coppa Italia nel 2008/09, Stephan El Shaarawy può ben dire di aver vinto tutto con la casacca rossoblù della squadra Primavera, prima di decollare verso la parte più aurea della sua carriera, come le quattro stagioni al Milan, una al Monaco e otto alla Roma.

“È stato importante per me tornare a casa – ha detto Stephan -. Però non è stata una scelta solo di comodità ma per fare invece qualcosa di importante. Era una mezza cosa in sospeso che avevo con il Genoa; quindi, è sempre stato un piccolo sogno per me tornare a vestire questa maglia”.

Ovviamente, anche da lui traspare la soddisfazione per queste tre vittorie consecutive dei rossoblù.

“Sono state fatte delle ottime prestazioni – continua El Shaarawy -. A Lecce dovevamo dare continuità ai risultati. Ci siamo riusciti anche soffrendo, però è venuta fuori una squadra di carattere, una squadra forte che voleva fortemente una vittoria importante, perché tre partite consecutive con i tre punti non arrivavano da tanto, per cui siamo contenti e soddisfatti”

L’unico rammarico è non aver ancora “timbrato” in maglia rossoblù dopo i clamorosi pali di Roma e Lecce, dove nel primo tempo è anche andato ad un soffio dalla segnatura.

“Sì, aspetto anche il gol perché quello è importante per me – dice Stephan -. Però sono sicuro che lavorando così, presto arriverà”.

Parola di “Faraone”: il Milan è avvisato.

03 novembre 2026
Il Genoa si prepara ad una sfida per il futuro, ma che sa di antico

Quando il Genoa incontra Milan, Juventus o Torino il calcio italiano torna alle sue origini più ancestrali, quelle del pionierismo, dei palloni assemblati con le cuciture o delle scarpe a stivaletto chiodate in ferro dei primi “footballer”.

Se il Genoa è stato la prima, leggendaria squadra del nostro campionato, il Milan può ben dire di averla per primo battuta, in quel lontano 5 maggio 1901 sul campo di Ponte Carrega a Genova.

Nonostante la sconfitta, quello era un giorno speciale per il club più antico d’Italia, poiché inaugurava la sua leggendaria casacca a quarti rosso granata e blu scuro che seguiva la camicia bianca, con cui aveva vinto il primo campionato del 1898, e la maglia biancoblù a strisce verticali, indossata nei trionfi del 1899 e 1900.

Ecco perché le sfide tra “Vecchio Grifone” e “Diavolo” hanno sempre il sapore della genesi, anche quando i valori tecnici in campo non sono dello stesso livello, sebbene il Genoa venga da tre vittorie consecutive, che lo segnalano come una delle squadre più in forma del campionato.

Ma anche il Milan sabato scorso si è prontamente riscattato nel derby meneghino dopo la brutta sconfitta in casa contro il Bologna, chiamando Daniele De Rossi a contromisure efficaci per contrastarne il cammino.

“Ogni partita va preparata sulle debolezze dell’avversario – ha detto il tecnico rossoblù dopo la vittoria di Lecce -. Anche noi abbiamo le nostre debolezze, anche le squadre più forti hanno dei punti dove puoi farle vacillare o puoi metterle in difficoltà. Cerchiamo di individuare i punti con cui puoi mettere in difficoltà l’avversario e così faremo anche con il Milan, anche se poi, guardando, mi sembra che ne abbiano meno di noi”.

Dunque, come ogni settimana, inizia l’analisi su come sarà impostata la gara contro i rossoneri e con quale formazione il Genoa scenderà in campo in un confronto così importante e sentito dal pubblico rossoblù.

Dopo tre vittorie consecutive l’euforia è tanta.

Inutile nasconderlo, essere al decimo posto in classifica a pari merito con Torino e Cagliari, dopo essere stati addirittura penultimi poche settimane fa, apre le porte alla gioia, anche in considerazione delle prove convincenti della squadra.

“Tutta ciò mi dà orgoglio, anche se è un po’ difficile parlarne ora perché sembra che il campionato sia finito in una stagione trionfale – ha detto De Rossi -. Rispetto ad altri allenatori, non ho fatto tanta gavetta, ma ho avuto le mie montagne russe. Quindi mi piace l’idea di dovermi tirare su le maniche e uscire dai momenti difficili, è una prerogativa di quegli allenatori che non nascono subito predestinati, che devono saper lottare e mi dà orgoglio poterlo fare in un posto che mi piace, che ha il mio stesso DNA. Mercoledì sera, dopo la Juventus, sono tornato a casa commosso, tanto felice, anche perché poco tempo fa eravamo molto sotto pressione. Prepareremo la partita con il Milan, ma non abbiamo fatto ancora niente. È quello che dico tutti i giorni ai miei giocatori, a costo di diventare antipatico. L’altro ieri, uno ha avuto un minimo ritardo in riunione e ho fatto una sceneggiata, ma non perché non ci sta o non può succedere, ma proprio perché avevo paura della partita di Lecce e cercavo di stimolare, di tenerli sul pezzo. Ma non c’è bisogno: io non posso fingere con loro perché sono giocatori fantastici.

Una squadra in grado di cambiare efficacemente modulo durante la gara

In queste settimane si è parlato tanto di moduli e schemi nuovi da adattare ai giocatori di maggiore qualità del Genoa, ma in queste ultime partite è apparso chiaro che De Rossi ha plasmato la squadra nel cambiare velocemente tattica e schieramento in campo a seconda della necessità.

Anche a Lecce se ne è avuta la riprova.

Dominando completamente l’avversario almeno nella prima mezz’ora, il Genoa ha tenuto il campo in modo autoritario, presentando un assetto perfettamente aderente, in fase offensiva, ad 3-4-3.

Un El Shaarawy ormai in gran spolvero (nonostante l’enorme occasione da gol fallita), ha praticamente giostrato sulla stessa linea di Osmajic e Messias, mettendo sistematicamente in crisi la difesa salentina.

Quando però il Lecce ha provato a spingere dopo l’autogol di Osmajic, i rossoblù si sono prima riassestati in un 3-5-2 per poi passare efficacemente, nel corso della ripresa, ad un 4-4-2, in cui la catena di destra formata da Vazquez e Vitinha e quella di sinistra operativa su Ehizibue ed Ellertsson funzionava da argine per gli esterni avversari e, anzi, faceva in modo da rendere le ripartenze molto pericolose.

Dunque, bisognerà vedere se De Rossi deciderà di riproporre questo modulo, anche in funzione di contrastare gli esterni milanisti che così bene hanno fatto nella stracittadina contro l’Inter.

Con un vantaggio in più: il tecnico romano, oltre che sulla tattica, sa lavorare molto bene anche nel lato psicologico dei suoi giocatori.

02 novembre 2026
De Rossi: “al Genoa le teste dei giocatori non vanno allenate, perché sono pulite e meravigliose”

Allo “stadio del Mare”, il Genoa ottiene con pieno merito la sua terza vittoria consecutiva, balzando così al decimo posto insieme a Torino e Cagliari, sembrate irraggiungibili solo poche settimane fa.

Ma a destare entusiasmo nell’ambiente rossoblù è l’autorità, la sicurezza di sé mostrata dalla squadra, anche quando quella beffarda punizione di Maleh, trovando la fortuita deviazione di Osmajic, aveva completamente spiazzato Bjilow, ancora una volta autore di una prova davvero rassicurante per tutti.

“Siamo felicissimi, c’è grande soddisfazione – dice De Rossi al termine della gara -. Erano partite un po’ diverse tra loro, però con un filo comune dove siamo partiti sempre bene. Questo vuol dire che la squadra è forte come testa. Con la Fiorentina un primo tempo eccezionale, con il Venezia molto bene nel primo tempo. Con la Juve alla fine abbiamo tenuto botta meglio, secondo me, nonostante fosse la nostra rivale più forte di questo giro. Dopo questi nove punti in quattro partite il mio timore più grande era arrivare qui un po’ più sazi. Invece nella prima mezz’ora, venticinque minuti, le cose le abbiamo fatte bene. Poi abbiamo sbagliato un po’ di uscite con la palla, siamo stati poco tranquilli, perché c’erano i presupposti per fare ancora male in contropiede e magari chiudere la partita, ma la felicità è tanta. Tutte le soste, se le prendi in una maniera giusta, hanno un valore; quindi, non siamo dispiaciuti per l’arrivo di una nuova sosta dopo il Milan. Ma ci pensiamo dalla settimana prossima perché adesso la partita sarà importantissima. Tre giorni fa abbiamo dimostrato che possiamo dare fastidio anche a queste squadre che sono ovviamente più forti di noi”.

Il tecnico rossoblù rassicura come la sua squadra sia tutt’altro che appagata, proprio perché lui stesso ha un grande appetito di vittorie.

“Ho tantissima fame, perché è un attimo nel calcio, che è un po’ bastardo da questo punto di vista. Siamo a pari punti insieme a squadre che vedevamo distantissime non solo un mese fa, ma anche una settimana fa, e abbiamo ripreso un trend che può cambiare anche alla rovescia. Ovviamente, speriamo di no. Ho lavorato più sulla testa dei giocatori che dal punto di vista tattico, ma così ho fatto anche nelle prime cinque partite. Noi facciamo questo lavoro e a volte le cose vanno meglio o a volte peggio. Le teste dei giocatori non vanno allenate qui al Genoa perché sono teste pulite, teste meravigliose, cuori grandi. Sono giocatori che non ci hanno mai abbandonato. È la forza principale della squadra e di questa comunità, che non ha mollato nel momento in cui forse era più facile farlo. Non abbiamo fatto assolutamente niente, ma quando eravamo ad un punto in cinque partite sapevamo che questa squadra non meritava di essere penultima classifica.Non meritavamo di perdere con Napoli, Parma e forse anche con la Lazio non avevamo fatto così tanto male. Idem col Frosinone. Dobbiamo guardarli adesso i numeri perché i punti sono tutti in questa settimana, sono tutti punti che potevamo fare, ma le cose che non sono andate per il verso giusto. Otteniamo anche qualcosa di più di quello che meritiamo, perciò dobbiamo essere intelligenti per capire che anche quando vinciamo dobbiamo migliorare qualcosa, altrimenti è un attimo tornare nelle sabbie mobili”.

Ritrovando Messias, il Genoa recupera non solo un giocatore di classe ma anche un leader

Junior Messias ancora una volta è stato un giocatore determinante per il Genoa.

Tutte le volte che prendeva palla, in qualsiasi zona del campo, per il Lecce erano dolori e la dinamica dell’azione in cui ha segnato il raddoppio per i rossoblù ha dimostrato quanto sia ammirevole (e al momento insostituibile) il suo talento.

“È un giocatore incredibile, è un giocatore di grande qualità, ma anche di fisicità – dice di lui in termini entusiastici il tecnico rossoblù -. Noi dobbiamo solo gestire i suoi carichi, fisici, di minutaggio e di allenamento. Lui è un preparatore atletico e potrebbe farlo in Serie A perché sa gestirsi in modo perfetto, ma non è che non lo alleniamo e lo teniamo in ghiacciaia. Quando si allena, si allena forte. Il giorno in cui non riesce, non si allena e fa magari qualcosa in palestra. Oggi ho detto due cose quando sono uscito a fine primo tempo e ho detto ai ragazzi di sorridere perché stavamo vincendo. Erano ovviamente abbacchiati perché siamo andati vicinissimi dal prendere il due a due in una partita che sembrava in nostro controllo. Mentre esco, sento Junior chiudere la porta e iniziare un discorso da leader; quindi, non è solo quello che si vede in campo, ma è quello che fa dentro lo spogliatoio. Non è uno che parla tantissimo, ma quando parla lo ascoltano tutti e dice qualcosa in favore del suo gruppo. Quando prima parlavamo di scintilla, hanno fatto tutto i giocatori, veramente. Io sono solo rimasto professionale, preparo le partite, dico loro sempre la verità e quando andavamo molto male, come all’inizio, non ho mai scaricato la croce sui miei giocatori, perché quella è la mia responsabilità, come giusto che sia. Ma tutto il meglio di questo piccolo momento positivo, poiché è ancora molto presto, è tutto merito dei giocatori”.

“La scintilla la accende il Genoa e i genoani”

Insomma, una squadra che, dopo il lungo lavoro di una sosta durata ben tre settimane, ha riacceso la luce dell’identità e della fantasia del gioco.

“La scintilla la accende la città, la accende il Genoa, la accendono i genoani, che oggi erano in 400 o 500 – dice De Rossi -. Li ringraziamo perché sono arrivati fino a Lecce alla sera e non so neppure come torneranno, se in aereo o con macchine varie. È stato un viaggio lungo per loro. La scintilla l’ha accesa il nostro stadio nella prima partita che abbiamo vinto contro la Fiorentina ed è stato incredibile, ma dalle sabbie mobili e dalle situazioni difficili si tira fuori solo la squadra con i suoi giocatori; si tira fuori il gruppo, perché eravamo una buona squadra anche prima, quando perdevamo le partite. Ne perderemo altre, probabilmente, anche se proveremo a non perderne più. A me invece la scintilla l’ha accesa la società perché è un calcio in cui se fai pochi punti nelle prime partite giocando contro Napoli, Lazio, Como e Frosinone, col quale pareggiare sembrava una vergogna, anche se abbiamo visto che ora sta menando tutti, ti senti subito esonerato. Nel calcio di oggi ci sta, lo sappiamo. Invece non sono stato solo confermato, ma sono stato convinto che volevano andare avanti con me, che credevano in me”.

E ora il tecnico rossoblù sta ripagando la fiducia confermatagli dalla società con una squadra capace di cambiare repentinamente modulo e schemi di gioco durante la partita.

“I rossoblù sono stati micidiali”, ha dichiarato il tecnico leccese Di Francesco, tessendo le lodi ad una squadra plasmata anche nella mentalità da mister De Rossi.

01 novembre 2026
Genoa: una vittoria netta che aspetta il cinismo come perfezione

Mettiamola così.

Quando al 39° del primo tempo la punizione di Maleh aveva trovato la rocambolesca deviazione di Osmajic per infilarsi beffardamente alle spalle dell’ottimo Bjilow, il doppio vantaggio dei rossoblù, fino ad allora sembrato addirittura stretto, pareva sul punto di essere vanificato.

Ma il Genoa non è più quella squadra dalla manovra sterile, senza idee e persino dalla difesa distratta vista nelle prime partite del campionato, dove pure ha perso alcune partite in modo davvero immeritato.

La prova degli uomini di Daniele De Rossi a Lecce non ha fatto altro che dare conferma dei motivi per i quali quella partenza era stata così stentata.

Infortuni, uomini fuori forma e giocatori reduci da un mondiale stressante, avevano reso una squadra senz’altro competitiva almeno per una tranquilla salvezza, alla stregua di una compagine fragile e povera dal punto di vista tecnico.

Decisiva avrebbe dovuto essere la lunga sosta, si diceva. E così è stato.

Ma lo è stato per l’eccellente lavoro di recupero fisico, di progressivo e intelligente inserimento degli uomini di maggior qualità svolto da Daniele De Rossi e il suo staff, capaci di dare ora alla squadra una precisa fisionomia di gioco, in grado anche di interpretare efficacemente diversi moduli nel corso della partita.

Tutto ciò è avvenuto questa sera allo stadio del Mare, dove il Genoa ha confermato la sua solida difesa a tre formata da Vazquez, Ostigard e Marcandalli, schierando con coraggio tutti gli uomini di miglior spessore tecnico: Traorè, ormai consacrato nel ruolo di regista, veniva affiancato da Wiafe e Frendrup e supportato dagli esterni Ellertsson ed El Shaarawy; in attacco, l’ineffabile Osmajic faceva coppia con Messias, risultato pressocché devastante per la traballante difesa salentina.

Di Francesco rispondeva con Veiga, Siebert, Gabriel e Gallo davanti al portiere Falcone, a centrocampo giostravano Gorter, Ngom e Maleh, mente in attacco faceva affidamento sul tridente N’Dri, Stulic e Monteiro.

Primo tempo completamente dominato dai rossoblù

Il Genoa ci metteva poco a prendere saldamente in mano la partita.

Fin dalle battute iniziali si capiva che El Shaarawy sulla sinistra ed Ellertsson sulla destra sarebbero affondati a proprio piacimento nell’incerta difesa leccese e i loro inserimenti, lanciati dalla sapiente regia di Traorè, avrebbero innescato la devastante qualità di Messias.

Lo stesso Wiafe, con i suoi “strappi”, affondava negli spazi lasciati dai leccesi e proprio al 7° era proprio l’ex modenese ad insidiare la porta di Falcone.

Il primo gol rossoblù, arrivato al 10°, era una logica conseguenza dei valori in campo, con El Shaarawy a lanciare Messias, il quale non si faceva pregare a penetrare in area sulla sinistra e fornire un delizioso pallone ad Osmajic, che metteva in rete di prima intenzione.

Una volta in svantaggio il Lecce si disuniva e il Genoa sembrava poter andare facilmente in gol non appena lo avesse deciso.

E, difatti, sarà così.

Dopo un’enorme occasione fallita da El Shaarawy al 19°, che all’altezza del dischetto del rigore riusciva a mettere fuori a porta quasi sguarnita, al 28° la stessa dinamica del primo gol si ripeteva: il “Faraone” lanciava Messias che questa volta saltava il portiere e depositava in rete.

Il raddoppio rossoblù sembrava chiudere la partita contro un Lecce ormai tramortito, ma l’episodio del gol di Maleh su punizione deviata involontariamente in rete da Osmajic, riapriva inaspettatamente la partita, soprattutto quando a Stulic veniva annullato il gol del pareggio al secondo minuto di recupero per un’evidente deviazione di mano.

Ripresa sostanzialmente controllata dai rossoblù, che devono trovare maggiore cinismo

A questo punto il secondo tempo sembrava deporre per una clamorosa rimonta del Lecce.

Ma era proprio qui che il Genoa mostrava quella personalità mancata in qualche partita precedente.

Sostenuto dai soliti El Shaarawy, Traoré, Messias e dall’infaticabile lavoro di Frendrup, Wiafe ed Ellertsson, il Grifone era molto attento agli spazi lasciati dagli avversari per far finalmente scattare delle ripartenze che avrebbero meritato miglior sorte.

Al 54° era l’onnipresente El Shaarawy a convergere verso il centro del limite dell’area e a far partire un gran tiro che si stampava sul palo a portiere battuto.

Al 71° ancora Messias giungeva sul fondo in area, metteva al centro dove Vitinha, al volo e quasi a botta sicura, mandava di poco alto.

Ma un altro giocatore sta diventando decisivo per il Genoa: è il portiere Justin Bjilow, autore al 79° di un intervento eccezionale su tiro Ngom, deviato però pericolosamente da Vazquez.

Insomma, un Genoa non solo apparso nettamente superiore all’avversario, ma che è stato anche in grado di gestire un episodio – quello del gol di Maleh – che avrebbe potuto compromettere una partita ormai saldamente nelle sue mani.