

Gabriele Lucchini
In Casa Juventus
08 novembre 2026
La frenesia e la Fiorentina frenano ancora la Juventus: solo pareggio al Franchi
Una Juventus allo stesso tempo fragile e irriducibile recupera per due volte lo svantaggio viola, ma non riesce a dare continuità alle due boccate d'ossigeno ottenute con Napoli e AZ Alkmaar.
La tassa del pronti-via e l'intuizione francese
Ancora una volta i bianconeri pagano dazio subendo la rete alla primissima occasione avversaria: stavolta è Pellegrino a staccare drammaticamente indisturbato su un angolo calciato in modo magistrale da Pedro Goncalves. Lo svantaggio a freddo, insolitamente, stavolta non demoralizza gli ospiti, che reagiscono con decisione e mettono in vetrina un Kolo Muani in gran spolvero, agevolato dalla possibilità di giostrare largo a destra, lontano dalle gabbie centrali. Non a caso, proprio da una sua debordante azione personale nasce il pareggio di Woltemade, bravissimo a insaccare anticipando in modo rapace il proprio diretto avversario. Il primo tempo si chiude in parità, promettendo ulteriore spettacolo per la ripresa.
L'impaccio della retroguardia e l'ostinazione di Spalletti
Alla ripresa delle ostilità, la contraerea degli uomini di Spalletti si fa incredibilmente sorprendere ancora. Su un tiro-cross basso di Jimenez, Vicario fa il suo dovere deviando il pallone lateralmente con un intervento discreto e calcolato; è a quel punto che va in scena l'inqualificabile impaccio della retroguardia bianconera. Né McKennie né Cabal trovano il tempo e la lucidità per spazzare la palla, finendo per apparecchiare la tavola a un fin troppo agevole tap-in di Njie. Il nuovo, grottesco svantaggio induce Spalletti a inserire forze fresche, ma la toppa è peggio del buco: togliendo Woltemade per inserire uno Zhegrova non particolarmente brillante, il tecnico di Certaldo riporta Kolo Muani a fare la prima punta. Un ruolo fisicamente e tatticamente non congeniale al francese, che si spegne, privando la squadra dei suoi strappi sull'esterno. Positivo, di contro, il piglio agonistico del sempre più convincente Alajbegovic.
La carità di De Gea e il pallottoliere impazzito
In un simile pantano tattico, ci vuole una maldestra e incerta uscita a vuoto di De Gea per consentire a Bremer (sempre su azione d'angolo) di svettare e siglare il provvidenziale secondo pareggio bianconero. A quel punto saltano definitivamente tutti gli schemi e le occasioni fioccano da ambo le parti. La prima a recriminare rabbiosamente è la Juventus, che si vede incredibilmente negare un penalty per un chiaro e goffo tocco di mano in area di Joao Mario. Ma nel finale, a rischiare il colpo del ko sono proprio i bianconeri: i viola sfiorano per due volte il clamoroso vantaggio in pieno recupero, trovando un Vicario in versione miracolosa sia su Brescianini che su Mastrantuono.
Il pareggio finale non accontenta nessuno, ma conferma in pieno tutte le riserve finora espresse: la Juventus odierna è volenterosa e caparbia, ma tatticamente e strutturalmente troppo permeabile. Sulla valutazione della direzione di gara di Colombo pesa come un macigno la mancata assegnazione del già citato rigore, mentre alla Continassa si spera di svuotare l'infermeria dopo l'imminente sosta per le Nazionali.
05 novembre 2026
La Juve, prima domina, poi soffre ma resiste. Alkmaar battuto
Rinfrancati (almeno nel punteggio) dal successo contro il Napoli, i bianconeri si confermano in terra olandese, battendo di misura un AZ Alkmaar al termine di una gara schizofrenica: dapprima condotta in assoluta scioltezza, e poi fattasi inutilmente e drammaticamente complicata negli sgoccioli del match.
Il derby in famiglia e il miracolo francese
I padroni di casa, guidati da Echteld, confermano in pieno il loro trend negativo già palesato in Eredivisie dove, dopo un inizio scintillante, hanno racimolato la miseria di un punto nelle ultime quattro esibizioni. La sfida, che offriva il suggestivo incrocio tra i due fratelli Koopmeiners, se l'è aggiudicata il più esperto Teun, autore di una rete di pregevolissima fattura nata dall'assist di un Kolo Muani insolitamente (e miracolosamente) scatenato. Proprio il francese, scrollatosi di dosso le antiche paure, raddoppiava dopo la mezz'ora con uno splendido sinistro che non lasciava scampo a De Brusser. Il primo tempo scivolava via senza ulteriori sussulti, mandando le squadre negli spogliatoi con il rassicurante doppio vantaggio degli ospiti.
Il blackout sabaudo e la grazia del guardalinee
Nella ripresa l'AZ provava generosamente ad attaccare, ma la retroguardia bianconera reggeva l'urto mettendo in vetrina un Gatti in formato super. Tutto sembrava in ghiaccio fino a due minuti dal termine, quando gli olandesi riuscivano improvvisamente ad accorciare con Meerdink. A quel punto, come obbedendo a un copione autolesionista ormai consolidato, gli uomini di Spalletti staccavano inspiegabilmente la spina, facendosi travolgere dal panico. Ci è voluto un provvidenziale fuorigioco dello stesso Meerdink (sulla cui precedente conclusione Vicario era stato semplicemente clamoroso) per cagionare l'annullamento della rete del 2-2 di Hoedt, lesto a ribadire in porta la respinta dell'estremo difensore bianconero.
La gara di ieri sera, al netto della paura finale, porta in dote una sentenza inappellabile: la dimensione europea dell'attuale Juventus è esattamente questa, l'Europa League, un habitat dove i bianconeri veleggiano discretamente con 10 punti incamerati nelle prime quattro uscite. Pensare a qualcosa di più nobile, con questi blackout psicologici, sarebbe pura utopia.
01 novembre 2026
Due siluri dalla distanza affondano il Napoli: la Juventus respira ed esce tra gli applausi
Una Juventus mai così volitiva accoglie l'esplicito invito della tifoseria a offrire quantomeno una prestazione di carattere ed esce tra gli applausi, dopo aver meritatamente sconfitto gli uomini di Landucci (in panchina al posto dello squalificato Allegri).
L'illusione del risultato e le scorie della crisi
L'errore più imperdonabile, tuttavia, sarebbe quello di considerare i bianconeri improvvisamente guariti e fuori dalla crisi. Nonostante l'impegno profuso, sono ancora allarmantemente frequenti gli errori in fase di impostazione e, soprattutto, un Kolo Muani drammaticamente involuto continua a sbagliare tutte le scelte in fase di ripartenza. Confortanti, di contro, le prestazioni di Woltemade (spesso chiamato a fare reparto da solo), di un Koopmeiners tutto sommato sufficiente e di Cabal, ripescato per pura disperazione da Spalletti viste le sciagurate esibizioni recenti di Cambiaso.
Il fischietto stonato e il riflesso di Vicario
Proprio il centrocampista olandese viene clamorosamente graziato in apertura da Sozza (autore di un arbitraggio a dir poco pessimo): entra duro su Anguissa e riesce nell'impresa di non rimediare neanche il cartellino giallo. A pagare dazio per tutti ci pensa allora Douglas Luiz, ammonito inspiegabilmente per un normale fallo di gioco; sacrosanto, al contrario, il giallo comminato subito dopo a Lucumi. I padroni di casa, seppur animati dalle migliori intenzioni, partono contratti e soltanto un riflesso prodigioso di Vicario nega a Lucca la gioia di portare in vantaggio i partenopei. Scampato il pericolo, gli uomini di Spalletti reagiscono: prima colgono l'incrocio dei pali con Cabal su azione d'angolo, poi, prima dell'intervallo, sfiorano il vantaggio con Alajbegovic (eccellente la sua condotta di gara), ma Meret ci mette una provvidenziale pezza.
I siluri risolutori e l'accademia finale
Nella ripresa il gioco ristagna, con le squadre che sembrano progressivamente badare più a evitare errori che ad azzannare la partita. La svolta è determinata, di fatto, da due episodi ravvicinati: il siluro di sinistro di Alajbegovic, che non lascia scampo a Meret, e, subito dopo, il secondo giallo sventolato a Marianucci, che lascia il Napoli in dieci uomini. Lo svantaggio e l'inferiorità numerica costituiscono un colpo durissimo per il morale azzurro, che nel finale capitola nuovamente subendo la rete di Boga, autore di un tiro a effetto di rara bellezza. Il finale è pura, accademica gestione e il punteggio non cambia più. Resta solo il tempo per ribadire la totale pochezza della direzione di Sozza.
Il Campionato

Le Coppe

In Casa


















