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Giancarlo Rizzoglio

02 Novembre 2026

In Casa Genoa


02 novembre 2026
De Rossi: “al Genoa le teste dei giocatori non vanno allenate, perché sono pulite e meravigliose”

Allo “stadio del Mare”, il Genoa ottiene con pieno merito la sua terza vittoria consecutiva, balzando così al decimo posto insieme a Torino e Cagliari, sembrate irraggiungibili solo poche settimane fa.

Ma a destare entusiasmo nell’ambiente rossoblù è l’autorità, la sicurezza di sé mostrata dalla squadra, anche quando quella beffarda punizione di Maleh, trovando la fortuita deviazione di Osmajic, aveva completamente spiazzato Bjilow, ancora una volta autore di una prova davvero rassicurante per tutti.

“Siamo felicissimi, c’è grande soddisfazione – dice De Rossi al termine della gara -. Erano partite un po’ diverse tra loro, però con un filo comune dove siamo partiti sempre bene. Questo vuol dire che la squadra è forte come testa. Con la Fiorentina un primo tempo eccezionale, con il Venezia molto bene nel primo tempo. Con la Juve alla fine abbiamo tenuto botta meglio, secondo me, nonostante fosse la nostra rivale più forte di questo giro. Dopo questi nove punti in quattro partite il mio timore più grande era arrivare qui un po’ più sazi. Invece nella prima mezz’ora, venticinque minuti, le cose le abbiamo fatte bene. Poi abbiamo sbagliato un po’ di uscite con la palla, siamo stati poco tranquilli, perché c’erano i presupposti per fare ancora male in contropiede e magari chiudere la partita, ma la felicità è tanta. Tutte le soste, se le prendi in una maniera giusta, hanno un valore; quindi, non siamo dispiaciuti per l’arrivo di una nuova sosta dopo il Milan. Ma ci pensiamo dalla settimana prossima perché adesso la partita sarà importantissima. Tre giorni fa abbiamo dimostrato che possiamo dare fastidio anche a queste squadre che sono ovviamente più forti di noi”.

Il tecnico rossoblù rassicura come la sua squadra sia tutt’altro che appagata, proprio perché lui stesso ha un grande appetito di vittorie.

“Ho tantissima fame, perché è un attimo nel calcio, che è un po’ bastardo da questo punto di vista. Siamo a pari punti insieme a squadre che vedevamo distantissime non solo un mese fa, ma anche una settimana fa, e abbiamo ripreso un trend che può cambiare anche alla rovescia. Ovviamente, speriamo di no. Ho lavorato più sulla testa dei giocatori che dal punto di vista tattico, ma così ho fatto anche nelle prime cinque partite. Noi facciamo questo lavoro e a volte le cose vanno meglio o a volte peggio. Le teste dei giocatori non vanno allenate qui al Genoa perché sono teste pulite, teste meravigliose, cuori grandi. Sono giocatori che non ci hanno mai abbandonato. È la forza principale della squadra e di questa comunità, che non ha mollato nel momento in cui forse era più facile farlo. Non abbiamo fatto assolutamente niente, ma quando eravamo ad un punto in cinque partite sapevamo che questa squadra non meritava di essere penultima classifica.Non meritavamo di perdere con Napoli, Parma e forse anche con la Lazio non avevamo fatto così tanto male. Idem col Frosinone. Dobbiamo guardarli adesso i numeri perché i punti sono tutti in questa settimana, sono tutti punti che potevamo fare, ma le cose che non sono andate per il verso giusto. Otteniamo anche qualcosa di più di quello che meritiamo, perciò dobbiamo essere intelligenti per capire che anche quando vinciamo dobbiamo migliorare qualcosa, altrimenti è un attimo tornare nelle sabbie mobili”.

Ritrovando Messias, il Genoa recupera non solo un giocatore di classe ma anche un leader

Junior Messias ancora una volta è stato un giocatore determinante per il Genoa.

Tutte le volte che prendeva palla, in qualsiasi zona del campo, per il Lecce erano dolori e la dinamica dell’azione in cui ha segnato il raddoppio per i rossoblù ha dimostrato quanto sia ammirevole (e al momento insostituibile) il suo talento.

“È un giocatore incredibile, è un giocatore di grande qualità, ma anche di fisicità – dice di lui in termini entusiastici il tecnico rossoblù -. Noi dobbiamo solo gestire i suoi carichi, fisici, di minutaggio e di allenamento. Lui è un preparatore atletico e potrebbe farlo in Serie A perché sa gestirsi in modo perfetto, ma non è che non lo alleniamo e lo teniamo in ghiacciaia. Quando si allena, si allena forte. Il giorno in cui non riesce, non si allena e fa magari qualcosa in palestra. Oggi ho detto due cose quando sono uscito a fine primo tempo e ho detto ai ragazzi di sorridere perché stavamo vincendo. Erano ovviamente abbacchiati perché siamo andati vicinissimi dal prendere il due a due in una partita che sembrava in nostro controllo. Mentre esco, sento Junior chiudere la porta e iniziare un discorso da leader; quindi, non è solo quello che si vede in campo, ma è quello che fa dentro lo spogliatoio. Non è uno che parla tantissimo, ma quando parla lo ascoltano tutti e dice qualcosa in favore del suo gruppo. Quando prima parlavamo di scintilla, hanno fatto tutto i giocatori, veramente. Io sono solo rimasto professionale, preparo le partite, dico loro sempre la verità e quando andavamo molto male, come all’inizio, non ho mai scaricato la croce sui miei giocatori, perché quella è la mia responsabilità, come giusto che sia. Ma tutto il meglio di questo piccolo momento positivo, poiché è ancora molto presto, è tutto merito dei giocatori”.

“La scintilla la accende il Genoa e i genoani”

Insomma, una squadra che, dopo il lungo lavoro di una sosta durata ben tre settimane, ha riacceso la luce dell’identità e della fantasia del gioco.

“La scintilla la accende la città, la accende il Genoa, la accendono i genoani, che oggi erano in 400 o 500 – dice De Rossi -. Li ringraziamo perché sono arrivati fino a Lecce alla sera e non so neppure come torneranno, se in aereo o con macchine varie. È stato un viaggio lungo per loro. La scintilla l’ha accesa il nostro stadio nella prima partita che abbiamo vinto contro la Fiorentina ed è stato incredibile, ma dalle sabbie mobili e dalle situazioni difficili si tira fuori solo la squadra con i suoi giocatori; si tira fuori il gruppo, perché eravamo una buona squadra anche prima, quando perdevamo le partite. Ne perderemo altre, probabilmente, anche se proveremo a non perderne più. A me invece la scintilla l’ha accesa la società perché è un calcio in cui se fai pochi punti nelle prime partite giocando contro Napoli, Lazio, Como e Frosinone, col quale pareggiare sembrava una vergogna, anche se abbiamo visto che ora sta menando tutti, ti senti subito esonerato. Nel calcio di oggi ci sta, lo sappiamo. Invece non sono stato solo confermato, ma sono stato convinto che volevano andare avanti con me, che credevano in me”.

E ora il tecnico rossoblù sta ripagando la fiducia confermatagli dalla società con una squadra capace di cambiare repentinamente modulo e schemi di gioco durante la partita.

“I rossoblù sono stati micidiali”, ha dichiarato il tecnico leccese Di Francesco, tessendo le lodi ad una squadra plasmata anche nella mentalità da mister De Rossi.

01 novembre 2026
Genoa: una vittoria netta che aspetta il cinismo come perfezione

Mettiamola così.

Quando al 39° del primo tempo la punizione di Maleh aveva trovato la rocambolesca deviazione di Osmajic per infilarsi beffardamente alle spalle dell’ottimo Bjilow, il doppio vantaggio dei rossoblù, fino ad allora sembrato addirittura stretto, pareva sul punto di essere vanificato.

Ma il Genoa non è più quella squadra dalla manovra sterile, senza idee e persino dalla difesa distratta vista nelle prime partite del campionato, dove pure ha perso alcune partite in modo davvero immeritato.

La prova degli uomini di Daniele De Rossi a Lecce non ha fatto altro che dare conferma dei motivi per i quali quella partenza era stata così stentata.

Infortuni, uomini fuori forma e giocatori reduci da un mondiale stressante, avevano reso una squadra senz’altro competitiva almeno per una tranquilla salvezza, alla stregua di una compagine fragile e povera dal punto di vista tecnico.

Decisiva avrebbe dovuto essere la lunga sosta, si diceva. E così è stato.

Ma lo è stato per l’eccellente lavoro di recupero fisico, di progressivo e intelligente inserimento degli uomini di maggior qualità svolto da Daniele De Rossi e il suo staff, capaci di dare ora alla squadra una precisa fisionomia di gioco, in grado anche di interpretare efficacemente diversi moduli nel corso della partita.

Tutto ciò è avvenuto questa sera allo stadio del Mare, dove il Genoa ha confermato la sua solida difesa a tre formata da Vazquez, Ostigard e Marcandalli, schierando con coraggio tutti gli uomini di miglior spessore tecnico: Traorè, ormai consacrato nel ruolo di regista, veniva affiancato da Wiafe e Frendrup e supportato dagli esterni Ellertsson ed El Shaarawy; in attacco, l’ineffabile Osmajic faceva coppia con Messias, risultato pressocché devastante per la traballante difesa salentina.

Di Francesco rispondeva con Veiga, Siebert, Gabriel e Gallo davanti al portiere Falcone, a centrocampo giostravano Gorter, Ngom e Maleh, mente in attacco faceva affidamento sul tridente N’Dri, Stulic e Monteiro.

Primo tempo completamente dominato dai rossoblù

Il Genoa ci metteva poco a prendere saldamente in mano la partita.

Fin dalle battute iniziali si capiva che El Shaarawy sulla sinistra ed Ellertsson sulla destra sarebbero affondati a proprio piacimento nell’incerta difesa leccese e i loro inserimenti, lanciati dalla sapiente regia di Traorè, avrebbero innescato la devastante qualità di Messias.

Lo stesso Wiafe, con i suoi “strappi”, affondava negli spazi lasciati dai leccesi e proprio al 7° era proprio l’ex modenese ad insidiare la porta di Falcone.

Il primo gol rossoblù, arrivato al 10°, era una logica conseguenza dei valori in campo, con El Shaarawy a lanciare Messias, il quale non si faceva pregare a penetrare in area sulla sinistra e fornire un delizioso pallone ad Osmajic, che metteva in rete di prima intenzione.

Una volta in svantaggio il Lecce si disuniva e il Genoa sembrava poter andare facilmente in gol non appena lo avesse deciso.

E, difatti, sarà così.

Dopo un’enorme occasione fallita da El Shaarawy al 19°, che all’altezza del dischetto del rigore riusciva a mettere fuori a porta quasi sguarnita, al 28° la stessa dinamica del primo gol si ripeteva: il “Faraone” lanciava Messias che questa volta saltava il portiere e depositava in rete.

Il raddoppio rossoblù sembrava chiudere la partita contro un Lecce ormai tramortito, ma l’episodio del gol di Maleh su punizione deviata involontariamente in rete da Osmajic, riapriva inaspettatamente la partita, soprattutto quando a Stulic veniva annullato il gol del pareggio al secondo minuto di recupero per un’evidente deviazione di mano.

Ripresa sostanzialmente controllata dai rossoblù, che devono trovare maggiore cinismo

A questo punto il secondo tempo sembrava deporre per una clamorosa rimonta del Lecce.

Ma era proprio qui che il Genoa mostrava quella personalità mancata in qualche partita precedente.

Sostenuto dai soliti El Shaarawy, Traoré, Messias e dall’infaticabile lavoro di Frendrup, Wiafe ed Ellertsson, il Grifone era molto attento agli spazi lasciati dagli avversari per far finalmente scattare delle ripartenze che avrebbero meritato miglior sorte.

Al 54° era l’onnipresente El Shaarawy a convergere verso il centro del limite dell’area e a far partire un gran tiro che si stampava sul palo a portiere battuto.

Al 71° ancora Messias giungeva sul fondo in area, metteva al centro dove Vitinha, al volo e quasi a botta sicura, mandava di poco alto.

Ma un altro giocatore sta diventando decisivo per il Genoa: è il portiere Justin Bjilow, autore al 79° di un intervento eccezionale su tiro Ngom, deviato però pericolosamente da Vazquez.

Insomma, un Genoa non solo apparso nettamente superiore all’avversario, ma che è stato anche in grado di gestire un episodio – quello del gol di Maleh – che avrebbe potuto compromettere una partita ormai saldamente nelle sue mani.