
Giuseppe Failla
Partita doppia
I Friedkin scelgono Roma: addio all'Everton, una mossa da un miliardo di euro di strategia
I Friedkin scelgono Roma: addio all'Everton, una mossa da un miliardo di euro di strategia
L'addio dell'Everton non è una ritirata, ma una scelta industriale. The Friedkin Group ha messo in vendita il club inglese, a meno di due anni dall'acquisto del 94% del pacchetto azionario nel dicembre 2024. Una decisione che era nell'aria da settimane e che consente alla famiglia texana di concentrare capitale, management e attenzione su un solo capitolo europeo: la Roma.
Il fattore scatenante è regolamentare
Le nuove norme UEFA sul multi-club ownership, l'articolo 5 sull'"influenza decisiva", non avrebbero permesso di gestire a lungo due squadre qualificate alle stesse competizioni continentali. I Friedkin ci hanno provato con strutture di blind trust, ma la soluzione "strutturale" che promettevano a fine 2024 si è rivelata impraticabile. Roma ha appena conquistato la Champions League per la prima volta sotto la loro gestione: tenere i giallorossi era la scelta logica e finanziaria.
Impegno finanziario
Sulla Roma il gruppo ha già impegnato oltre un miliardo di euro: circa 591 milioni per l'acquisto del 2020 e ulteriori centinaia di milioni in iniezioni e conversioni di debito in capitale. In cantiere c'è il progetto Pietralata: uno stadio da 60.605 posti con investimento complessivo di oltre un miliardo, interamente autofinanziato, con approvazione definitiva arrivata a marzo 2026 e prima pietra prevista nel 2027. Per un club che ha chiuso l'ultimo bilancio con 81 milioni di perdita netta, la qualificazione alla Champions è diventata vitale. Vendere l'Everton, rilevato per circa 650 milioni di euro, permette inoltre di liberare cassa e di semplificare la narrativa istituzionale davanti agli investitori e alla Consob.
La strategia
E c'è un secondo filone che dalla Capitale arriva fino al parquet. Roma è diventata in pochi mesi una delle piazze più appetibili al mondo per il basket americano. L'arrivo di NBA Europe, previsto al via per il 2027-2028 con Adam Silver e Fiba alla guida, ha identificato la capitale come mercato strategico. La città infatti non aveva club di vertice dal fallimento della Virtus nel 2020: un vuoto che, paradossalmente, la rende un terreno vergine e attraente.
Sul fronte operativo, la mossa più clamorosa è di Donnie Nelson, ex general manager dei Dallas Mavericks, che ha spostato a Roma la Vanoli Cremona con un gruppo che include anche Luka Dončić come socio di minoranza. La franchigia, rinata come BC Roma, ha presentato candidatura per rappresentare la città in NBA Europe. Affianco, Maxima Roma, portata a Roma dall'avvocato americano Paul Matiasic con una offerta da 5 milioni per il PalaEUR, insegue la stessa ambizione, con Francesco Totti come advisor speciale.
Futuro colosso europeo
Il collegamento con la scelta di ieri è sottile ma reale: Roma sta diventando un hub sportivo in cui convivono un club da 301 milioni di ricavi, ed il progetto di due franchigie costruite sul modello americano, con capitale statunitense, management NBA ed arena moderne. Le stesse logiche di investimento che hanno convinto i Friedkin a puntare tutto su Trigoria e Pietralata muovono Nelson, Dončić e Matiasic verso il PalaEUR e il PalaTiziano. Le incognite restano: NBA Europe non ha ancora un format definitivo, lo stadio della Roma dovrà vincere ricorsi e iter burocratici, e la competizione tra le due squadre di basket rischia di spaccare un pubblico ancora da ricostruire. Ma il segnale di mercato è chiaro. I Friedkin hanno scelto e Roma, per la prima volta da anni, si presenta alle grandi capitali sportive mondiali con un dossier completo: calcio in Champions, stadio da un miliardo e basket che torna a sognare in grande.
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